Con coerenza rispetto a quanto da tempo dichiarato, la Banca Centrale Europea prosegue nella sua politica di mantenimento del costo del denaro ai livelli più bassi da quando esiste la moneta unica europea.
Di più, con un intervento non del tutto inatteso, forse solo per la tempistica, i tassi d’interesse sono stati tagliati di ulteriori 25 basis points.
Con quest’ ultima decisione, assunta a maggioranza e non all’unanimità dai consiglieri della BCE alcuni dei quali avrebbero preferito attendere il prossimo mese di dicembre, la Banca Centrale Europea è intervenuta rafforzando i precedenti interventi di politica monetaria volti, nelle intenzioni di questo organismo, principalmente a consolidare le economie di sistema, sostenere la stabilità dell’industria bancaria, favorire la ripresa dell’economia reale anche contrastando il fenomeno di una bassa inflazione che si vuole evitare divenga deflazione. Nella stessa direzione si muove anche la forward guidance assunta dai consiglieri della BCE affermando che i tassi resteranno a questi livelli ancora per lungo termine o, addirittura, potranno essere ulteriormente abbassati.
Si tratta di interventi e dichiarazioni che in condizioni “normali” sarebbero stati accolti con grande favore, ma, in questo caso, la reazione dai mercati è stata positiva solo per brevissimo tempo per poi ricacciare le piazze finanziarie su terreno negativo. La real politik dei mercati difficilmente sbaglia e quasi mai si lascia abbagliare dai facili entusiasmi, sicché appare chiaro che i soli interventi di politica monetaria rischiano di rimanere scollegati, quindi insufficienti, dagli essenziali interventi coordinati dei governi dell’ Unione i quali, presi come sono a resistere politicamente alle pressioni interne, hanno difficoltà, quando addirittura non sono restii, ad intraprendere azioni davvero concertate o ad assumere provvedimenti armonizzati che vadano nella direzione auspicata di rilanciare le economie continentali tutte a partire, ad esempio, dalla lotta alla disoccupazione principalmente di quella giovanile.
Ecco quindi che la Commissione Europea cerca ora di intervenire “politicamente” aprendo un indagine su ben sedici paesi dell’unione attraverso il suo Alert Mechanism Report per il 2014, il Rapporto sugli squilibri economici dei Paesi membri.
Concentrandosi sui fatti a noi più vicini e al dato più eclatante, l’indagine aperta sulla fin troppo virtuosa Germania, verifichiamo cosa lamenta la Commissione. Anche sfiancato dalla contesa politica italiana, concentrata su una costante, interminabile, sfinente campagna elettorale e quindi incapace di scelte decise anche se impopolari e per di più partecipata e al tempo stesso vittima di una classe politica sempre più distante dalle esigenze del paese reale, il nostro paese continua a perdere quote di mercato nell’export, si indebolisce la sua competitività sui mercati ed è provato dall’alta disoccupazione e dal peso del debito pubblico. In fondo tutte cose ben note e rispetto alle quali , oggettivamente, due anni di interventi “lacrime e sangue” hanno giovato e non è poco, a ridurre la spesa per il rifinanziamento del debito pubblico. C’è tuttavia da chiedersi se questo pur importante risultato, non abbia aggravato le condizioni delle altre parti malate della nostra economia.
Colpisce poi, l’indagine aperta anche sulla Germania ed in sostanza sul suo l’atteggiamento autoreferenziale ed egoistico, certamente, nei fatti anti europeo.
La politica economica della Germania, che sta procedendo nelle proprie politiche di rigore, imponendole anche a quei paesi che non hanno il surplus tedesco verso l’estero, genera squilibri economici (e sociali) che, a partire dai paesi più deboli, finiscono per danneggiare l’intero sistema Euro e, indirettamente, non solo quello.
Sul tema degli squilibri e delle relative tensioni internazionali lo stesso Keynes aveva dovuto riconoscere che un sistema di correttivi e di sanzioni ai paesi ed alle economie iper virtuose sarebbe sfociato nell’utopia. Davvero non crediamo che, allo stato, L’unione Europea abbia gli strumenti e la forza politica per esercitare sulla Germania o sugli altri paesi sotto sorveglianza una pressione tale da risolvere gli squilibri in essere laddove i singoli paesi non intendano realmente farlo o, più correttamente, non ritengano per loro più conveniente farlo.
La fine dell’indagine è prevista per la primavera prossima, ma c’è da prevedere che qualunque ne saranno gli esiti, ben difficilmente, in assenza di un rafforzamento dei poteri e dell’influenza direttiva, di controllo e coordinamento degli organismi comunitari, tali squilibri potranno essere corretti dai singoli paesi membri.
di Marco Bartolomei
foto: lettera43.it

