Leone Tolstoi, attualità di un grande scrittore

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Leone Tolstoi. Non avevamo letto nulla di questo scrittore che molti considerano il più grande della letteratura russa dell’ottocento. Forse perché il suo aspetto fisico ci sembrava più quello di una caricatura che quello di un grande letterato. Con quella lunga barba bianca e i lunghi capelli, e con indosso l’immancabile tenuta da contadino. Inoltre, i titoli delle opere che gli hanno dato fama immortale (“Guerra e Pace” su tutte), ci sembravano il trionfo della retorica filo moscovita.

Poi quest’estate ci è capitato di reperire “I racconti di Sebastopoli”. Il parallelo con le vicende dell’attuale guerra russo-ucraina, nella quale Sebastopoli è un nodo centrale, ci ha finalmente smosso. Già dalle prime pagine siamo rimasti stupiti. La fantastica descrizione delle sofferenze belliche e della psicologia dei soldati che combattono ci ha lasciato esterrefatti. La prosa utilizzata dall’autore, pur scarna e realistica, ci ha coinvolto nella lettura come poche altre volte.

Sebastopoli, ieri e oggi

L’assedio di Sebastopoli è stato principale teatro della Guerra di Crimea (1853-1856). Si è concluso con la sconfitta russa di fronte agli attacchi di Francia, Gran Bretagna, Impero Ottomano e Regno di Sardegna. La base navale resistette per circa 11 mesi prima di cadere nel settembre 1855. Corsi e ricorsi della storia: un altro assedio di Sebastopoli (1941-42) fermò per qualche tempo l’avanzata dei nazisti verso Est.

Anche oggi, nel teatro della guerra russo-ucraina, Sebastopoli ha un valore politico-simbolico. Già base militare sovietica sul Mar Nero, l’Ucraina la lasciò alla Russia, al momento del crollo del regime comunista. Lo ha fatto pur trattenendo giuridicamente l’intera Crimea. Per riunirla alla “madrepatria” i russi, nel 2014, si sono presi con la forza la penisola contesa. Oggi Sebastopoli è praticamente assediata di nuovo e non è più in grado di svolgere un ruolo operativo a pieno regime per la Flotta russa del Mar Nero.

L’Ucraina, infatti, ha fortemente danneggiato le sue principali navi (portaerei Kuznetsov e altre grandi navi da sbarco) rendendole inservibili. Per i frequenti attacchi ucraini, Sebastopoli non è più considerata una base navale sicura e pienamente attiva. Cambiano gli armamenti ma le strategie sono ancora quelle di 170 anni fa e quelle delle guerre di trincea. Per questo la testimonianza di Leone Tolstoi è ancor oggi straordinaria.

Leone Tolstoi, giovane combattente nella Guerra di Crimea

Leone Tolstoi – che da giovane aveva abbracciato la carriera militare – prese parte di persona all’assedio di Sebastopoli del 1854-55. La sua postazione era proprio quel bastione n. 4 (Malakoff) la cui caduta consentì l’ingresso degli assedianti in città e la sua conquista. Costantemente in bilico tra la vita e la morte, la guerra suscitò in Leone Tolstoi l’esigenza di informare la propria esistenza a nobili ideali. Lasciò la carriera militare e si dedicò alla letteratura.

Nacquero così “I racconti di Sebastopoli”. Sono tre, di lunghezza progressivamente maggiore. Il primo è ambientato nel dicembre 1854, il secondo nell’aprile 1855 e il terzo nel settembre 1855. Si concludono con la sconfitta russa e la morte di gran parte dei militari protagonisti. Alla fine del secondo racconto, l’autore scrive che i personaggi non sono né eroi, né totalmente buoni, né totalmente cattivi. Ma che il vero eroe della storia è la verità.

Come Leone Tolstoi descrive l’assedio di Sebastopoli

Alcuni passaggi dei racconti sono sconvolgenti: «Il fischio non lontano di una palla di cannone o di una bomba, mentre cominciate a salir sull’altura, vi farà un’impressione sgradevole. Appena siete saliti un po’ in alto, a destra e a sinistra, cominciano a ronzare pallottole di fucile. Fatti un duecento passi, sbucate su uno spazio sconvolto e fangoso, circondato da ogni parte da gabbioni, da terrapieni, da depositi, da piattaforme, da ricoveri di terra, su cui sono piazzati grossi cannoni di bronzo[1]».

Più avanti: «Non è possibile che degli uomini possano accettare così terribili condizioni di vita per una croce, per un titolo o per una minaccia. Ci deve essere un altro, un elevato motivo determinante. … Non si aveva il minimo dubbio che (Sebastopoli) non si sarebbe arresa al nemico dai tempi in cui … Kornilov, passando davanti alla truppa diceva: ‘Moriamo, ragazzi ma non cediamo Sebastopoli!’ e i nostri russi, incapaci di retorica, rispondevano ‘Moriremo, hurrà!’[2]». 

In che consiste la gloria militare secondo Leone Tolstoi

Leone Tolstoi, dunque, descrive la guerra come devastazione. E, nella guerra, individua e glorifica la capacità del popolo di sopportare l’urto dell’invasione senza dissolversi moralmente. La gloria militare – secondo Leone Tolstoi – non si perfeziona nella conquista, ma nella tenuta morale dell’aggredito. Quella tenuta data dalla determinazione a non lasciarsi assorbire da una volontà esterna che pretenda di ridefinire confini, identità e destini. Inevitabile diventa allora il parallelo con il presente.

Nella guerra russo-ucraina, gli eredi morale del pensiero tolstoiano non sono i russi. Lo sono gli Ucraini, cioè coloro che difendono la propria terra dall’ingresso delle forze straniere. Ciò non significa che saranno gli ucraini a vincere sul terreno. Anche a Sebastopoli, nel 1855, nonostante la tenuta morale sopra descritta, la vittoria non arrise ai commilitoni di Leone Tolstoi. Ma domani i vincitori morali della “guerra di Putin”, in base al pensiero del grande scrittore, saranno solo gli ucraini.

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[1] Trad. di Giovanni Faccioli, Rizzoli (BUR), Milano, 1953, p. 25.

[2] Trad. di Giovanni Faccioli, Rizzoli (BUR), Milano, 1953, pp. 30-31.

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