Non facciamo rientrare i sentimenti nella categoria “usa e getta”

la-scienza-conferma-un-amore-finito-fa-male-davvero_1138Se nelle ultime domeniche gran parte degli insegnamenti di Gesù ci hanno sconvolto, in questa Domenica essi ci scuotono profondamente e mettono in crisi quei valori che da tutti noi ormai sembravano consolidati nel tempo. Sono espressioni, infatti, che oltrepassano la nostra carne come chiodi aguzzi, sono parole di cui non ricordiamo più nemmeno il sapore. Di fatto, chi accenna oggi al valore della radicalità, chi ci parla di totalità? Penso pochissimi! Anche i sentimenti, ormai, sono rientrati a pieno titolo nella categoria “usa e getta”, i nostri impegni appesi al chiodo dell’irresponsabilità. La quotidianità rincorre illudendoci le vincite della lotteria o del “gratta e vinci”, si è pronti, inoltre, a consegnarsi nelle braccia di coloro che con propagande allettanti ci propinano tradizioni e religioni illusorie. Ma noi meritiamo più di tutto questo, Gesù ci rivela il segreto della felicità che impreziosisce la dignità di tutti noi, uomini creati a immagine e somiglianza di Dio. Abbandoniamo, quindi, la mediocrità nella quale affondiamo ogni giorno, la nostra esistenza vuole nutrirsi di ben altro, soprattutto della verità che ci fa cogliere la Sapienza che viene dall’alto: Gesù Cristo.

La verità del Cristo, quella che Egli stesso proferisce attraverso le parole del Vangelo, è la luce che assieme ai Sacramenti ci fa mettere l’amore al centro della nostra vita e, quindi, prima di ogni cosa. Nelle versioni più recenti dei Vangeli, il verbo “odiare” che il Vangelo di oggi mette sulle labbra di Gesù, è stato sostituito con un termine più blando e cioè, “amare di meno”. È una traduzione corretta, ma certamente non ha lo stesso significato dell’odiare che, inteso in senso ebraico, indica passione e radicalità. “Odiare”, quindi, ovvero questo “amare di meno” ci indica realmente quanto debba essere radicale e vero l’amore per Gesù: Egli da noi non chiede “tanto” amore, ma “tutto” l’amore possibile. Tale amore per Cristo deve essere più intenso di quanto se ne possa provare nei confronti di una madre o di un padre. In realtà, Gesù pare sia contraddittorio se ci propone di amare di meno qualcuno. Ma questo “amare di meno” non vuol dire rimanere chiusi o isolati tra le mura domestiche, ma significa allargare i confini della propria famiglia, amando ogni uomo così come ha fatto Gesù. In realtà, l’espressione del Vangelo “odiare la propria vita” richiama fortemente ciascuno di noi a non diventare misura di se stessi. Pertanto, solo perdendo se stessi possiamo amare di un amore puro, libero, disinteressato.

All’amore di Dio non dobbiamo anteporre nulla. Infatti, solo se riusciremo ad amare Dio prima di tutto, sapremo poi amare del medesimo amore noi stessi e i nostri fratelli. Per amare come Gesù ci ha amati, e, quindi, con purezza e radicalità, è necessario effettuare una scelta radicale: seguire Gesù e amarlo sopra ogni cosa, oppure prestare ascolto al proprio io e diventare unico riferimento a se stessi. La nostra fede si gioca proprio su quell’amore che esprime radicalità, che fugge ad ogni compromesso, accomodamento, tiepidezza e che assume le sembianze di quel fiume che inondando il suo percorso, feconda tutto. Un amore così radicale e che chiede non “tanto” ma “tutto”, ci procura certamente una sorta di cambiamento, favorendo la nostra corsa verso la conversione del cuore. Infatti, una volta che scegliamo la strada che ci conduce dritti verso Cristo, si scopre anche il coraggio di rinunciare a noi stessi, ma non in vista di una perdita, piuttosto – come ci dice S. Paolo – a favore di un guadagno. E se Gesù ci chiede con insistenza tutto ciò che abbiamo, il nostro guadagno una volta toccata la meta sarà tutto ciò che abbiamo e che siamo.

Se, dunque, ci limitassimo solo a considerare la rinuncia nei confronti dei nostri averi, della vita, dell’amore, la proposta di Gesù ci risulterebbe non semplice. Perciò, occorre avere fiducia e guardare con gli occhi della fede al nucleo centrale della proposta di radicalità del Maestro. Solo così capiremo che la sequela di Gesù non è una triste rinuncia ma una grande conquista perché non è al momento della partenza che bisogna guardare, ma alla meta, a Cristo, verso il quale tutti noi dobbiamo orientare il pensiero e l’azione. Qual è oggi l’unica alternativa valida se non Cristo e il suo Vangelo? Solo Cristo è capace di offrirci, sin da ora, quel sapore di eternità, forse già assopito, che ciascuno di noi custodisce nel profondo del proprio cuore. Questa è la vera strada che deve percorrere il discepolo di Cristo, colui che, animato da un’inesauribile passione per Gesù, collabora, già qui in terra, alla costruzione e l’avvento del Regno. In questi termini, il cammino della fede si fa impegno nel portare la croce con amore tutti i giorni, ovvero assumersi il peso delle proprie responsabilità e scelte, orientate tutte alla scuola di Cristo.

Aderire alla Sua scuola significa aderirvi coraggiosamente non con l’entusiasmo di un solo momento, ma con una scelta determinata e determinante, continua, quotidiana, affrontata senza ripensamenti e con la speranza cristiana che ci parla di Eternità. Non cediamo alla mediocrità, non ricerchiamo affannosamente quelle risposte che la nostra società s’illude di dare, non accontentiamoci dei piaceri effimeri, latori di tristezza e di morte. Rivolgiamoci, invece, a Cristo; solo Lui può dare un senso alla nostra esistenza, uno scopo alle nostre giornate, una verità al nostro cuore, solo Lui può colmare la nostra inquietudine. Diventeremo così, uomini veri, capaci di vivere su questa terra come se fossero già in cielo. Sintonizziamoci sulle frequenze dell’Amore per assaporare il segreto della felicità e ricambiamo tutto questo Amore offrendoci con la totalità della nostra vita.

di Frà Frisina

foto: informasalus.it

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