
Legge elettorale. Il Parlamento ha appena approvato quella con la quale – Corte Costituzionale permettendo – si andrà alle prossime elezioni politiche. Prima di individuare le principali differenze con il passato, però, vogliamo fare una puntualizzazione. Ogni settimana siamo bombardati dai sondaggi elettorali commissionati alle principali agenzie di riferimento.
I mass media ne danno ampio risalto, tuonando per ogni 0,1% in più o in meno che riscuoterebbero i vari partiti. Indipendentemente dal fatto che l’elettore può rispondere ai sondaggi in un modo e votare in un altro. I vari telegiornali precisano che il dato rispecchia ciò che succederebbe “se si votasse oggi”. In realtà lo deducono utilizzando un “sistema proporzionale” puro. Ora, nemmeno il sistema precedente (il c.d. “Rosatellum”) era un proporzionale puro. La legge appena approvata è – invece – abbastanza “maggioritaria”. Quindi, con buona pace dei mass media e delle agenzie, il lettore può tranquillamente cestinare quanto sinora da essi declamato.
Legge elettorale, lo sbarramento al 3% e la raccolta delle firme rendono difficile la vita ai piccoli partiti
Veniamo alle novità della presente legge e perché tutti i sondaggi sinora diffusi sono divenuti inutilizzabili. Per prima cosa, tutti i partiti non rappresentati da un gruppo elettorale in Parlamento dovranno raccogliere ben 6.000 firme per ogni collegio in cui si presentano. Ciò significa che difficilmente riusciranno a presentarsi in tutti i collegi. È il caso di Futuro Nazionale, + Europa e Progetto Civico Italia di Onorato. Per chi è rappresentato in una sola Camera (Azione), la soglia è ridotta alla metà. Il dato dei sondaggi per tali partiti, essendo rilevato sul piano nazionale complessivo, è quindi sovrastimato.
Rimane l’ipotesi, per taluni “piccoli” di accordarsi con i partiti più grandi e inserire i propri candidati come “indipendenti”. È quello che sinora ha fatto il PSI, accordandosi con il PD per un paio di collegi “sicuri”. Stesso éscamotage (accordandosi con Forza Italia) ha sempre trovato il gruppo dei “moderati” che, comunque, si è costituito in gruppo alla Camera. Ma, chiaramente, il risultato per loro sarà irrisorio e, comunque, anche per essi i sondaggi sono sovrastimati.
La seconda novità è la soglia di sbarramento al 3% per qualsiasi lista che si presenta, anche in coalizione. Ne vedremo poi le possibili conseguenze di questa clausola, esaminando l’ultimo “sondaggio” in nostro possesso. Infine, la norma che più ha fatto discutere. Quella che per presentarsi riuniti in coalizione i partiti debbono dichiarare un candidato premier di riferimento. Qualora la coalizione più votata superi il 42% dei voti validi, otterrà un cospicuo premio di maggioranza.
Al momento esiste un’unica coalizione con un leader dichiarato: il centro-destra
Nelle ultime settimane, nell’imminenza dell’approvazione della legge, alcuni sondaggi hanno preso in considerazione due possibili coalizioni. Il “centro-destra” e il c.d. “Campo largo” (da alcuni mesi la parola “centro-sinistra” sembra bandita dal linguaggio politico). In realtà se si votasse attualmente, una sola coalizione ha dichiarato il suo leader. Si tratta del centro-destra i cui componenti non hanno dubbi nell’indicare Giorgia Meloni.
Nel “campo largo”, invece, il leader non è stato ancora individuato. E, in mancanza di leader, in base alla nuova legge elettorale non esiste coalizione. Ellie Schlein, a nome del PD ha recentemente dichiarato che prima va definito il programma elettorale e poi il leader. In entrambi i casi, però, l’ultima parola spetta al PD – come partito di maggioranza – e gli altri si dovranno adeguare.
Giuseppe Conte ha risposto che il suo partito non potrà mai rinunciare a (tanti) “punti essenziali” del suo programma. Ha poi proposto un “leader terzo” delle varie istanze, rinunciando alla sua precedente richiesta di “primarie”. Schlein, per il momento ha preso tempo per rispondere, dichiarando la proposta di Conte “non pervenuta”. Per aumentare la confusione, all’interno di AVS, Bonelli ha auspicato le “primarie”, senza pronunciarsi sul suo candidato. Fratoianni, invece, ha proposto anche lui “un leader terzo”.
Legge elettorale, solo sette partiti sembrano sicuri di essere rappresentati
Prendiamo allora in considerazione l’ultimo sondaggio del lunedì di una delle più note reti televisive. Solo sette partiti sembrano sicuri di superare lo sbarramento del 3%. Sono FdI, FI, Lega, PD, 5 Stelle, AVS e Futuro Nazionale. Azione è leggermente al di sopra (3,1%) ma ha il problema di raccogliere 3000 firme per ogni collegio in cui si presenta. Italia Viva e +Europa sarebbero fuori da Parlamento.
Futuro Nazionale è calcolato al 7,8% ma ha il problema di raccogliere le 6000 firme richieste dalla legge. Ci riuscirà in tutti i collegi della Repubblica? Personalmente non lo crediamo. Pertanto la quota x di suffragi che il sondaggio attribuisce ai partiti impossibilitati a ottenere le firme necessarie saranno, nei fatti, spalmati sulle altre formazioni. Con tutta probabilità, quelle di cdx.
Attenendoci al sondaggio, l’unica coalizione esistente al momento (come detto, il cdx) raggiungerebbe il 41% dei voti. Qualora il “Campo largo” riuscisse a mettersi d’accordo, dovrebbe fare a meno di +Europa e di Italia Viva, che non raggiungerebbero la soglia del 3%. Quindi, i tre partiti di csx (PD con il supporto del PSI, M5S e AVS) si fermerebbero a un’incollatura dal cdx: 40,9%.
Non è esclusa la formazione di un Parlamento impraticabile
Apparentemente, da quanto si evince dall’ultimo sondaggio, il Parlamento che uscirà dalle prossime votazioni sembrerebbe impraticabile. Perché nessuna della due coalizioni (una esistente, l’altra “presunta”) conseguirebbe il premio di maggioranza previsto con il 42% dei voti nazionali. Ma, “c’è sempre un ma!”. Come detto, un conto sono i sondaggi e un conto è “il silenzio dell’urna”.
L’elettore – molto spesso – va a votare per esprimere un “voto utile”. E ciò molto probabilmente favorirebbe il cdx a spese di Futuro Nazionale. Basterebbe soltanto un 1% perché Meloni si trovi la strada aperta per un altro quinquennio di governo. Resta comunque la “spada di Damocle” della Corte Costituzionale, il cui parere sarà senz’altro richiesto dalle opposizioni.
Legge elettorale, ultima parola alla Corte Costituzionale
L’indicazione del leader di coalizione/candidato premier lede i poteri del Presidente della Repubblica? Non siamo costituzionalisti ma, secondo il nostro modesto parere, no. D’altronde, sino ad oggi, il Presidente ha sempre incaricato un candidato espresso dalle segreterie dei partiti di maggioranza.
Con la nuova legge incaricherà quello indicato dagli elettori dei medesimi partiti. Se, poi – come sembra dagli stessi sondaggi – si troverà di fronte a un Parlamento senza maggioranza predefinita, indicherà chi ritiene opportuno. In sostanza, non ci sembra che le sue prerogative siano state minimamente intaccate.
Immagine realizzata con .I.A. (ChatGPT)

