“On How Life Is”(1999), il debutto di Macy Gray 

Macy Gray

Verso la metà degli anni ‘90 si assiste alla nascita di una nuova fase per la musica soul e per la black-music in generale. Grazie all’album “Brown Sugar”(1995), del compianto D’Angelo, nasce il filone neo-soul, consistente in una fusione tra la tradizione del soul classico degli anni ‘70 con i nuovi ritmi urban e hip-hop. Troviamo anche altre opere di spessore come “Urban Hang Suite”(1996) di Maxwell e “Baduizm”(1997) di Erykah Badu, lavoro che univa classicismo soul-jazz con linguaggi urban, misticismo, afrocentrismo e introspezione. A questi lavori si aggiunge anche il primo album di Macy Gray datato 1999 e intitolato “On How Life Is”, che vi racconteremo oggi.

Nata a Canton, nell’Ohio, il 6 Settembre 1967, all’anagrafe Natalie Renee McIntyre, è dotata di una vocalità singolare, facilmente riconoscibile,  roca, granulosa, tra vintage e moderno e vicina al jazz e al blues. Il suo stile è un’azzeccata combinazione tra classico e moderno, un soul che ci riporta ai grandi nomi del passato, ma che sa anche rendersi al passo con i tempi, dialogando con la contemporaneità dei ritmi dell’R&B contemporaneo e dell’hip-hop. Macy inizia a scrivere canzoni sin da giovanissima, oltre che esibirsi in vari club jazz di Los Angeles. Nel 1998 viene scritturata alla Epic Records e debutta prestando la sua voce in un brano dei Black Eyed Peas intitolato “Love Won’t Wait”, canzone tratta dal primo album di questi ultimi intitolato “Behind The Front”. L’anno successivo, grazie alla complicità del produttore esecutivo Andrew Slater (che ha collaborato con la musicista alt-rock Fiona Apple), Macy Gray dà alle stampe il suo primo album, “On How Life Is”, lavoro che la consacrerà a livello internazionale.

In 10 tracce che ci deliziano con atmosfere soul, funky, blues e R&B la cantante dell’Ohio dà prova delle sue grandi abilità da fuoriclasse con canzoni che trattano tematiche della vita quotidiana con un piglio introspettivo e a tratti anche malinconico. Basta ascoltare brani come il singolone “I Try”, pezzo dalle raffinate atmosfere orchestrali vintage, oppure “Do Something”, la canzone più “urban” del disco, in cui gli scratch dei giradischi e i beat hip-hop dialogano in perfetta armonia con l’arrangiamento orchestrale. Il funk dai colori “blaxploitation anni ‘70” la fa da padrone nella travolgente “Sex-O-Matic Venus Freak” e in “I’ve Committed Murder”, brano dalle tinte noir e poliziesche, ma non sono da meno “Still”, quasi un sequel di “I Try”, e l’intimista “A Moment To Myself”. La vocalità particolare e sui generis di Macy Gray è ben in sintonia con la cifra stilistica del disco. La sua è una timbrica che, pur rifuggendo dai virtuosismi tipici di molte voci black di quegli anni, sa farsi apprezzare per la sua unicità, è una voce che preferisce meglio dare risalto all’emozione, al pathos e alla drammaticità, più che alla tecnica in sé.

Dopo questo lavoro Macy Gray pubblicherà altre opere di notevole caratura come “The Id”, in cui compaiono come ospiti John Frusciante dei Red Hot Chili Peppers, Questlove (il batterista della band hip-hop The Roots), il cantante, bassista e chitarrista Raphael Saadiq (sovente presente in molte produzioni neo-soul e R&B anni ‘90 e ‘2000), brillanti voci neo-soul come la compianta Angie Stone ed Erykah Badu (presente nella stupenda “Sweet Baby), oltre che i rapper Slick Rick e Mos Def. Degni di nota anche gli album “The Trouble With Being Myself”(2003) e “Big”(2007). Quest’ultimo si avvale, a più riprese, dei contributi di Will.I.Am dei Black Eyed Peas e Justin Timberlake. È del 2018 l’album “Ruby”, lavoro che passò inosservato per l’assenza di hit singles, ma che qualitativamente è un ottimo disco e non ha nulla da invidiare a molte produzioni neo-soul e contemporary R&B di quel periodo.

“On How Life Is” è un album capace di fare la gioia sia degli amanti del soul classico anni ‘70 che di quelli della black-music contemporanea, grazie ad arrangiamenti di gran classe, oltre che alla penna di Macy Gray, dotata di una scrittura capace di sviscerare tutti i tormenti, le gioie, le preoccupazioni dell’animo umano. L’introspezione è una caratteristica predominante della produzione discografica della cantante dell’Ohio, anche i titoli dei suoi album dicono tutto, vedi appunto “On How Life Is”(Riflessioni sulla vita), oppure “The Id”(L’inconscio della psiche umana), o ancora “The Trouble With Being Myself”(Il disagio dell’essere me stessa). La musica di Macy Gray è fatta di suoni caldi, viscerale, di testi analitici, e la sua opera prima merita di essere riscoperta ed essere collocata in un’ottima collezione di dischi soul e R&B, sia classici che moderni.

Immagine realizzata con I.A. (ChatGPT)

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