
Genocidio a Gaza. Una commissione di inchiesta delle Nazioni Unite ha lavorato «per due anni» a un report di 72 pagine. La conclusione è che dall’ottobre del 2023 sarebbe in corso un genocidio nella Striscia di Gaza. Israele non si sarebbe mossa con l’intento di combattere il terrorismo di Hamas o di liberare gli ostaggi. Ma con quello di «distruggere i palestinesi presenti nel territorio».
È quanto denuncia il rapporto pubblicato dalla Commissione internazionale “indipendente” guidata da Navi Pillay. Questi è una 84enne giurista di origine indiana cresciuta nel Sudafrica dell’apartheid. In passato ha presieduto anche il tribunale internazionale per il Ruanda. Ha poi contribuito a far riconoscere lo stupro come un crimine di genocidio.
L’accusa di genocidio
L’analisi fa riferimento «esclusivamente alla determinazione del genocidio secondo la Convenzione sul Genocidio». È il trattato Onu del 1948 che definisce il genocidio come crimine commesso «con l’intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, in quanto tale». Non si precisa l’ammontare esatto della definizione “in parte”.
La commissione ha concluso che le autorità e le forze armate israeliane, dall’ottobre 2023, hanno commesso «quattro dei cinque atti genocidari» elencati nel trattato. 1) uccisione di membri del gruppo etnico di riferimento. 2) causare gravi danni fisici o mentali ai membri del gruppo. 3) infliggere deliberatamente al gruppo condizioni di vita calcolate per provocarne la distruzione fisica in tutto o in parte. 4) imporre misure intese a prevenire le nascite all’interno del gruppo.
Alla commissione Onu non risulta la strage del 7 ottobre né la cattura degli ostaggi
La Commissione ha preso atto che «a maggio 2025, i funzionari dell’intelligence israeliana hanno elencato 8.900 militanti di Hamas e della Jihad islamica palestinese a Gaza come morti o probabilmente morti. Considerando che, a questo punto, 53.000 palestinesi erano stati uccisi dagli attacchi israeliani, ciò significa che l’83% delle vittime a Gaza erano civili».
Gli inquirenti avrebbero poi preso in considerazione le dichiarazioni esplicite delle autorità civili e militari israeliane, insieme al modello di condotta delle forze armate. Ciò avrebbe indicato «che gli atti genocidi erano stati commessi con l’intento di distruggere i palestinesi nella Striscia di Gaza come gruppo». Il rapporto ha poi imputato il presidente israeliano Isaac Herzog, il primo ministro Benyamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. Costoro avrebbero «incitato alla commissione di genocidio e … le autorità israeliane non hanno preso provvedimenti contro di loro per punire tale incitamento».
Da quanto si legge sembrerebbe che Hamas non abbia mai attuato la strage del 7 ottobre né catturato gli ostaggi. Di conseguenza l’azione di Israele non avrebbe alcuna giustificazione. Si dà per scontato che i guerriglieri Hamas siano perfettamente riconoscibili in mezzo alla popolazione civile. Quindi: «Le vittime dei bombardamenti non sono state individuate o prese di mira come singoli» individui. Ma le vittime sarebbero state «prese di mira collettivamente (solo) a causa della loro identità di palestinesi».
Il genocidio viene definito in base a considerazione opinabili e non con dati alla mano
Chi scrive si stupisce che si parta da una definizione giuridico-filosofica (cioè un’opinione) di un evento in corso. E non ci si basi invece sui numeri che, per quanto tremendi, sono decisamente inferiori a quelli dei genocidi generalmente accertati nel XX secolo. Ci spieghiamo meglio. L’olocausto ha avuto circa 6 mln di morti in circa 4 anni su una platea di 9 mln di ebrei in Europa. Il genocidio degli armeni 1,5 mln di morti in 4-5 anni su una base di circa 2 mln di armeni dell’impero Ottomano. Il genocidio dei Tutsi del Ruanda circa 800mila in soli 3 mesi (circa il 75% del totale).
La commissione si è espressa citando per Gaza 44.100 vittime civili da ottobre 2023 a maggio 2025. Si tratta del 5% della popolazione presente in Gaza. Questo dato è di gran lunga inferiore a quella dei genocidi citati. E per ottenerlo, si badi bene, la Commissione ONU si è dovuta inventare una nuova etnia (ghenos): il “palestinese di Gaza”. Conteggiando invece tutti palestinesi presenti sui “territori occupati” da Israele (5 mln) la percentuale degli uccisi sul totale della popolazione scenderebbe al 2%. Sono cifre che, pur preoccupanti, dimostrano che non siamo assolutamente in presenza di genocidio del popolo palestinese.
I dati dei caduti nel presunto genocidio a Gaza sono in linea con quelli di tutte le guerre
Non lo siamo nemmeno prendendo in considerazione la percentuale di vittime civili del presente conflitto (83%) rispetto al totale degli uccisi. Tale dato è assolutamente in linea, se non inferiore, a quelle rilevata nelle due principali guerre locali del II dopoguerra. Stiamo citando quella del Vietnam e quella di Corea. Per le quali si presume che ci si attesti all’85-88%.
Se poi controlliamo i dati risultanti tra gli Stati partecipanti alla II Guerra Mondiale, otteniamo percentuali di vittime civili anche superiore al 5% risultante per “i palestinesi di Gaza” 2023-2025. In Polonia, le vittime civili 1939-1945 sono state il 16,6% del totale della popolazione. In Lituania il 13,8%. In Lettonia l’11,8%. Nell’Unione Sovietica circa il 10%. In Grecia il 10,8%. In Jugoslavia il 5,8%. Addirittura nella piccola Singapore il 28,6%! Sono cifre che, pur tremende, non hanno comportato l’accusa di genocidio per chi le ha prodotte.
Ciò dimostra che anche all’ONU – come in altri settori – comandano le lobbies. E all’interno del Palazzo di vetro la lobby filopalestinese e/o antisemita è tremendamente influente.
Foto di Edgar Winkler da Pixabay


