
“Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue” (Mc14, 22.23). In questa solennità del Signore, forti risuonano le parole pronunciate da Gesù alla vigilia della sua Passione, nel Cenacolo di Gerusalemme ma risuonano con singolare potenza anche dal Vangelo che è stato proclamato. Oggi ricorre la festa del Corpus Domini e la Chiesa, appunto, celebra e adora con particolare solennità il Venerabile Corpo ed il Preziosissimo Sangue del Signore; una dualità (il corpo e il sangue) che è presente e viva, efficace veramente, realmente e sostanzialmente nell’ostia candida che in ogni Eucarestia ognuno di noi riceve devotamente. Il Cristo Risorto lo possiamo adorare vivo e vero nell’ostia e, presente in mezzo a noi fino alla consumazione dei secoli, si fa cibo per l’uomo, farmaco dell’immortalità, pane degli angeli.
Oggi, con la nostra mente, vogliamo recarci nel Cenacolo di Gerusalemme per rivivere il clima spirituale di quella notte, quando nella celebrazione della pasqua ebraica il Signore anticipò il sacrificio cruento del Venerdì Santo. Dalla prima lettura (Es 24,3-8) sappiamo che l’antica alleanza era stata sancita sul monte Sinai attraverso un rito sacrificale di animali e il popolo eletto, liberato dalla schiavitù dell’Egitto, aveva promesso di eseguire tutti i comandamenti dati dal Signore.
In verità, Israele con il vitello d’oro da subito si mostrò incapace di mantenersi fedele ad una promessa così gravosa. Il cenacolo di Gerusalemme, quindi, diventa il nuovo Sinai sul quale Gesù stipula un’alleanza nuova con i discepoli e con l’umanità (cf Eb 9, 11-15), confermandola non con sacrifici di animali come avveniva in passato, ma con il suo corpo e il suo sangue. Contempliamo per qualche istante il simbolo della croce. Così come preghiamo nella liturgia, sulla croce Gesù diventa “altare, vittima e sacerdote” (prefazio pasquale V): “altare”, perché è il suo stesso corpo che diventa ara sacrificale; “vittima”, perché è Lui stesso a morire senza aver commesso peccato; “sommo sacerdote”, perchè offre se stesso sotto l’impulso dello Spirito Santo ed intercede per l’intera umanità.
Carissimi, celebrando oggi l’Eucarestia quale alto rendimento di grazie, anche noi, come il popolo eletto sul monte Sinai, vogliamo ribadire con gioia la nostra fedeltà al Signore, sforzandoci di restare in ascolto della sua Parola con la preghiera e con la meditazione della Sacra Scrittura, la quale è “la lettera di amore” che Dio ha voluto scrivere per ciascuno di noi.
Oggi, raccolti attorno ad un unico altare, siamo in tanti; ognuno di noi viene da luoghi diversi, forse non ci conosciamo, ma in nome di Gesù formiamo una comunità, un unico corpo, il corpo mistico di Cristo, la sua Chiesa; pur non conoscendoci, in questo momento Dio ci elegge “suo popolo”, siamo tutti fratelli per opera dello Spirito Santo, il quale agisce dove, come e quando vuole; siamo “suo popolo”, proprio come l’antico popolo dell’Alleanza perchè “dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt18,20). Ogni volta che prendiamo parte alla mensa di Cristo, noi che siamo suoi discepoli, riceviamo da Lui stesso il mandato di essere il pane “spezzato” per tutti, soprattutto per coloro che versano in situazioni di disagio, di povertà e di sofferenza fisica e spirituale. Siamo chiamati dal Maestro ad essere i veri testimoni del suo amore. San Leone Magno, un grande santo ed un grande Papa, ci dice che “la nostra partecipazione al corpo e al sangue di Cristo ci ‘cristifica’, ci rende come Gesù; diventiamo, dunque, ciò che riceviamo”. E questa è una grande verità che vale per ogni cristiano: infatti, sotto l’azione dello Spirito Santo, assieme a tanti fratelli nella fede, che come noi, in questo momento, stanno celebrando l’Eucarestia in svariate parti del mondo, anche noi siamo parte del corpo mistico di Cristo, siamo vita “molto buona” della Chiesa, non quella fatta di mattoni, ma quella fatta di anime, vita “molto buona” di una Chiesa sì, santa, ma nello stesso tempo peccatrice e bisognosa continuamente di purificazione. “Divenire Eucaristia, diveniamo Eucarestia!”
Sia proprio questo il nostro costante desiderio ed impegno perché al sacrificio dell’altare si accompagni il sacrificio della nostra vita, nonostante i problemi, le preoccupazioni, i disagi, le inadempienze ed ogni nostra debolezza. Ogni volta che ci accostiamo a ricevere il Corpo e Sangue di Cristo diveniamo testimoni della sua gioia e autentici adoratori. Rivediamo il nostro rapporto con l’Eucaristia. Se non vigiliamo attentamente, esso può tradursi in un culto eucaristico formale e vuoto, in celebrazioni prive di quella partecipazione del cuore che si esprime soprattutto nella venerazione e nel rispetto per la liturgia. Oggi più che mai è sempre forte la tentazione di ridurre la preghiera a momenti superficiali e frettolosi, lasciandoci sopraffare dalle attività e dalle preoccupazioni terrene.
Certamente, non siamo degni di ricevere la Comunione, tuttavia siamo consapevoli che ne abbiamo estremamente bisogno. Come vivere senza Gesù? Ogni volta che celebriamo l’Eucarestia e che adoriamo il “prigioniero di amore” nel Tabernacolo, il cielo si unisce alla terra, il presente e il passato, il tempo e la storia, sono abbracciati dall’eternità di Dio. Carissimi, nel corso della tradizionale processione eucaristica che faremo nella nostra città eleveremo con preghiere e canti, una corale implorazione al Signore Gesù. Gli grideremo a nome dell’intera umanità: “Resta con noi Signore, facci dono di te e dacci sempre il pane che ci nutre per la vita eterna! Libera questo mondo dal veleno del male, dal veleno della violenza e dell’odio che inquina le coscienze e purificalo con la potenza del tuo amore misericordioso”. Amen.
Frà Frisina
foto: tanteparole.blogspot.it

