
Il boom delle rinnovabili. Un viaggio nel mondo del solare italiano per capire chi sono i protagonisti della nuova era voltaica
Quattordici aprile 2011 ore sedici: gli impianti fotovoltaici in esercizio sono 190.257, la potenza che raggiungono è di 4.425 MegaWatt. Alle ore sedici e dieci sono 190.268. In dieci minuti sono stati allacciati alla rete undici nuovi impianti. Domani ce ne saranno centinaia in più, e dopodomani altrettanti.
Il database del Gestore dei servizi energetici (Gse) è aggiornato di ora in ora. In tempo reale i numeri del contatore informatico mostrano l’inarrestabile avanzata di questa tecnologia. Rispetto al 2009 il 2010 è stato un anno eccezionale, con circa 85.000 nuovi allacci alla rete la crescita del settore è stata a tre cifre: più 160 per cento.

Abbondanza degli impianti fotovoltaici sul territorio italiano. I dati per il 2011 sono parziali e si riferiscono al 31 marzo 2011. Fonte Solar Energy Report 2011.
L’otto settembre 2011 il Gse dirama un nota stampa: “Superati in Italia i 10.000 MW di potenza fotovoltaica installata”. Ciò significa che in poco più di cinque mesi sono stati installati circa 6000 Megawatt. Inoltre il Gestore stima che “alla fine del 2011 la potenza complessiva in esercizio in Italia potrebbe raggiungere i 12.000 MW per un numero d’impianti intorno ai 350.000”.
27 settembre 2011, ore 14:51, seconda lettura del contatore informatico. Potenza: 10.952,345 Mw; impianti 278.293. Sarà questo l’anno del boom? Di certo c’è che il mercato italiano è quello che è cresciuto di più nel Vecchio Continente, superando anche la Germania, che però deteniene il primato europeo in quanto a potenza installata. Se si torna al dibattito di marzo, quando il neo ministro dello sviluppo economico stava mettendo mani ad un nuovo decreto sulle rinnovabili si capisce con quanta passione il governo abbia afforntato la questione. Nella prima bozza presentata da Romani era espressa l’intenzione di bloccare il regime degli aiuti dopo il raggiungimento degli ottomila Megawatt istallati, ossia l’obiettivo che nel primo Piano di Azione Nazionale sulle fonti rinnovabili era da raggiungere entro il 2020. Il settore ha avuto un tasso di crescita così rapido che il legislatore non solo non ha saputo interpretare ma non ha saputo nemmeno e sopratutto governare, come dimostra il ricorso continuo a nuovi strumenti normativi con conseguente stravolgimento semestrale delle regole e dei profili di incentivo. Il Quarto Conto Energia, pur al netto delle mille polemiche, sembra aver dato maggior respiro all’orizzonte di riferimento del comparto, anche se i tempi delle vacche grasse sono finiti. Per il periodo che va dal 1° giugno 2011 al 31 dicembre 2012 gli incentivi attesi destinati ai grandi impianti sono pari a circa 580 milioni di euro con una potenza installabile di 2.690 Mw. Mentre per gli anni dal 2013 al 2016, la spesa prevista per gli aiuti ammonta a 1.361 milioni, per una potenza di 9.770 MW. Tuttavia il superamento della soglia dei costi indicativi non limita l’accesso alle tariffe incentivanti, ma determina una riduzione aggiuntiva delle stesse per il periodo successivo. Nel complesso, tra giugno 2011 e il 2016 l’impegno di incentivazione del settore è di circa 1.941 milioni di euro per un limite di potenza al livello di 12.460 Mw, limite che, come detto sopra, secondo le stime del Gestore dovrebbe essere raggiunto già a fine anno. Inoltre, con il quarto conto energia viene stabilito un obiettivo indicativo di potenza installata a livello nazionale di circa 23.000 Mw al 2016, corrispondente ad un costo indicativo cumulato annuo degli incentivi stimabile tra 6 e 7 miliardi di euro.
Ma torniamo al 2010. Qual’è stata la ragione di questa esplosione? Gli incentivi più alti del mondo hanno rappresentato per privati ed imprese una straordinaria opportunità. Nel sistema di incentivazione italiano al prezzo di vendita di ogni kilowattora prodotto, è sommata la tariffa incentivate, cosa che per esempio, non avviene né in Francia né in Germania, dove nella tariffa sono compresi sia il prezzo dell’energia che l’incentivo. La ragione è stata quindi di natura economica. Sia nel caso di una famiglia, che ottiene una riduzione del costo della bolletta elettrica, sia nel caso dei grandi impianti dove l’elevato investimento iniziale è remunerato dall’entità degli incentivi e dalla vendita dell’energia.
Se si guarda 731 milioni di euro di aiuti al fotovoltaico erogati nel 2010 sembra che per la maggior parte siano andati ai tantissimi impianti residenziali installati dalle famiglie (circa il 98,5 per cento del totale presente in Italia l’anno scorso). Tuttavia, nonostante le grandi installazioni industriali fossero 2.590 (1,5 per cento del totale italiano), la loro produzione di energia ha nettamente superato quella degli impianti residenziali: 2.444 Megawatt di centrali hanno fornito il 58,5 per cento di tutta la produzione da fonte solare italiana. Come detto in precedenza, il premio va alla quantità di energia prodotta, quindi la maggior parte degli incentivi è andata a chi ne ha prodotta di più, ovvero alle società titolari dei grandi impianti.
Capire chi c’è dietro i grandi installatori non è facile. Spesso ci si trova di fronte ad un mare di banche, fondi d’investimento stranieri e multinazionali.
Vittorio Chiesa, docente di Ingegneria al Politecnico di Milano e autore del Solar Energy Report 2010, ha censito circa 800 imprese attive lungo l’intera filiera del fotovoltaico italiano, a cui si aggiungono diverse migliaia di operatori locali che si occupano dell’installazione soprattutto nel segmento residenziale e piccolo commerciale. Dietro queste attività circa 430 banche e istituti di credito che operano nel finanziamento dei progetti. E’ quindi tra gli intricati rami della finanza che si nascondono i Padroni del sole? Se si prendono come esempi i casi di San Bellino (vedi box 1) e Montalto di Castro (vedi box 2), due dei più grandi impianti a livello europeo, la relazione è evidente. Le società installatrici, rispettivamente SunRay e SunEdison, hanno realizzato questi grandi impianti grazie ai finanziamenti di Barclays Bank PLC e Banco Santander.
Il settore del fotovoltaico nel 2010 è giunto quasi a piena maturazione conseguentemente sono cambiati anche i modelli di business. Il concetto viene chiarito da Alessandro Marangoni, docente di Economia Aziendale all’Università Bocconi di Milano e autore dell’Irex (Italian Renewables Index) Annual Report, rapporto annuale sulle rinnovabili. Il docente sostiene che se accanto ai maggiori gruppi entrano nuovi operatori, il settore si sta già concentrando con acquisizioni e accordi tra i vari player. Inoltre, sempre secondo Maragoni, «la frammentazione e la numerosità di operatori, anche piccoli, sono elementi che caratterizzano sempre una prima fase di forte sviluppo, favorita da attese di alti ritorni dagli investimenti e da barriere all’ingresso più basse di quelle presenti nei mercati energetici tradizionali». Ed è proprio questo quello che è avvenuto dal 2006 ad oggi: la nascita per certi versi tumultuosa di un nuovo comparto industriale. «E’ tuttavia prevedibile – continua Marangoni – che alla fase di crescita rapida segua un processo di progressivo consolidamento con l‘uscita o l’assorbimento degli operatori minori o più fragili».
A sostegno di queste tesi ci sono i dati forniti dallo stesso Marangoni. Sono circa 12,3 i miliardi di euro investiti nel 2010 da aziende delle rinnovabili italiane come Alerion, Actelios, Enel Green Power, Energy Capital, GreenVision, K.R. Energy, Kerself, Kinexia, Terni Energia, Sorgenia. Società attive anche nell’eolico, nelle biomasse, nell’idroelettrico e nel geotermico. Di questi, 7,6 miliardi sono stati investiti nel fotovoltaico. Bisogna precisare che il lavoro di Marangoni e del suo team è stato svolto esclusivamente su società italiane, trascurando quindi l’enerme mole di investimenti provenienti dall’estero.
A complicare le cose ha poi contribuito il legislatore stesso, con la legge n. 129 del 13 agosto 2010, meglio conosciuta con il nomignolo di “salva Alcoa”. Questo provvedimento, assicurando le tariffe del secondo conto energia, ovvero le più vantaggiose, a tutti quegli impianti che avessero comunicato la fine lavori entro il 31 dicembre 2010 e il cui allaccio alla rete elettrica fosse previsto entro il 30 giugno 2011, ha dato nuovo slancio alla corsa alle installazioni. Secondo le informazioni fornite dal Gse (stime dell’aprile 2011), a seguito di questa legge, sono pervenute comunicazioni per circa 55.000 nuovi impianti per una potenza complessiva di 4000 Megawatt, di cui il 50,2 per cento relativo alle installazioni industriali. Il Solar Energy Report 2011 fornisce una chiave di lettura per comprendere l’impatto del salva Alcoa sul mercato del fotovoltaico italiano, registrando 21,5 miliardi di euro di investimenti (Fig. 3), fatti a seguito della sua approvazione.

Valore degli investimenti nei vari settori del fotovoltaico in tutto il 2010. Fonte dati Solar Energy Report 2010.
Nota il Gse: “Solo nel corso del 2011 sono già entrati in esercizio circa 6.500 MW. Di questi oltre 3.700 MW si riferiscono a impianti “SALVA ALCOA”, che, avendo richiesto i benefici della Legge 129/10 ed essendo entrati in esercizio entro il 30 giugno 2011, hanno presentato domande di ammissione alle tariffe incentivanti fissate dal Secondo Conto Energia”. La reazione politica alla velocissima crescita del settore è stata il decreto del ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani del 3 marzo 2011. Scopo del provvedimento, secondo il ministro, è quello di «interrompere un meccanismo di incentivazione all’energia rinnovabile che agli italiani é costato 20 miliardi di euro tra il 2000 e il 2010». Con lo stop agli incentivi del terzo conto energia, l’incertezza riguardo alla loro prossima definizione e il divieto di costruire impianti oltre un Megawatt sui terreni agricoli (vedi box 3), Romani ha gettato l’intero comparto nella più assoluta incertezza. Sono state bloccate tutte le installazioni, sia gli impianti in fase di progetto e autorizzazione, che quelli già approvati e, come conseguenza, gli istituti di credito hanno immediatamente chiuso i rubinetti dei finanziamenti.
Le critiche al decreto non hanno tardato ad arrivare. Vittorio Chiesa, commentando la delibera di Romani, ha affermato che «la frenesia nell’approvare un provvedimento così punitivo per il futuro del fotovoltaico, non sembra giustificata dal peso (pari al 1,9 per cento) che gli incentivi avevano raggiunto sulla bolletta elettrica della famiglia tipo italiana, a fronte di un livello del 4,5 per cento raggiunto in un paese come la Germania». Accanto a Chiesa, anche associazioni come Legambiente, Asso Energie Future, Assosolare, GIFI (Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane) si stanno battendo per abbattere il pregiudizio che vede il fotovoltaico come nemico dell’agricoltura e del paesaggio, preda degli speculatori, troppo costoso e con ricadute drammatiche in bolletta.
I dati sulla proprietà degli impianti, prodotti dall’associazione Grid Parity Project, smentiscono i sospetti di infiltrazioni massicce della criminalità. Il 34 per cento degli impianti è infatti residenziale, e quindi a conduzione familiare, mentre un altro 38 per cento è costituito da impianti di media e piccola taglia. Riguardo al tema della deturpazione del paesaggio e della sottrazione di terre coltivabili all’agricoltura, sono state dette molte inesattezze. Infatti, secondo l’associazione, solo 2.400 su 4.400 Megawatt di installazioni vanno ad incidere sui terreni agricoli. In tutto sono circa 4.800 ettari a fronte di più di un milione di ettari non coltivati, e di una superficie coltivabile rispetto alla quale rappresentano solo lo 0,04 per cento.
I costi in bolletta sono il cavallo di battaglia dei detrattori del fotovoltaico, che portano avanti la tesi dell’insostenibilità degli incentivi. È proprio in relazione a questi che è stata costruita un’immagine negativa delle imprese che investono nel settore (vedi Box 4). Secondo il senatore Pd Francesco Ferrante «gli attacchi strumentali sono resi possibili dal fatto che le bollette italiane sono le più care d’Europa». «Gli incentivi per le fonti pulite – continua Ferrante – pesano per meno della metà del totale degli oneri di sistema: nel 2010 circa 2,7 miliardi di euro, su un totale di oltre 5,8». Ferrante è convinto che le bollette elettriche vadano ripulite da oneri che definisce come «del tutto impropri. Tra gli oltre tre miliardi di euro non destinati alle rinnovabili che hanno gravato sulle bollette elettriche degli italiani nel 2010, ve ne sono ben 285 milioni destinati all’eredità nucleare, ed oltre 1,2 miliardi per il famigerato Cip6, che, seppur in esaurimento, ancora nel 2010 incentivava le cosiddette assimilate, in realtà un finanziamento ai combustibili fossili».
Il caos scatenatosi sulle rinnovabili ha prodotto mostri come i padroni del sole: entità dedite al malaffare, che vivono grazie ad un modello parassitario, rubando terre fertili all’agricoltura e deturpando il paesaggio. Quest’immagine rischia di diventare uno stereotipo, anche perché è più facile fare presa sull’opinione pubblica snocciolando costi e svantaggi. I benefici e le ricadute positive non hanno lo stesso effetto.

Si stima che, nei prossimi nove anni, l’industria del fotovoltaico genererà tra 210 e 225 mila nuovi posti di lavoro. Inoltre, in prospettiva futura, nel 2020 l’energia solare produrrà introiti di circa 110 miliardi, portando alle casse dell’erario 50 miliardi di euro di contributi. A livello di impatto ambientale solo nel 2010 il fotovoltaico, con i suoi 1.793 Gigawatt di energia prodotta, ha evitato l’emissione in atmosfera di più di un miliardo di tonnellate di CO2. Dati confermati anche da Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club che, riguardo al fotovoltaico italiano, afferma: «La potenza verde installata lo scorso (2010) anno è enorme e, da qui al 2022, sarebbe in grado di generare una quantità di elettricità analoga a quella dei reattori nucleari EPR, che si vorrebbero installare in Italia. Si tratta del tre per cento della domanda elettrica del paese, un risultato eccezionale».
Il rapporto Comuni Rinnovabili 2011 di Legambiente, che prende in considerazione anche eolico, idroelettrico, geotermico e biomasse, spinge questa quota ancora più in là rivelando che l’anno scorso l’energia prodotta dalle rinnovabili ha coperto il 22 per cento dei consumi elettrici complessivi.
Il sole, per definizione non ha padroni. Non c’è nessuno che possa vantarne l’esclusiva. Non c’è nazione che possa appropiarsene. Non c’è multinazionale che tenga, il sole appartiene a tutta l’umanità. Esistono però dei grandi gruppi che, attraverso articolati intrecci societari, come dimostrato nel caso di studio San Bellino, presidiano l’intera filiera: dalla produzione del silicio a quella delle celle e dei moduli fotovoltaici, passando per le società di progetto e di installazione, detenendo di fatto una posizione iperdominante. E sono proprio questi i soggetti candidati ad essere, come li abbiamo qui gentilmente chiamati, i futuri padroni del sole.
Il più grande impianto europeo per la produzione di energia solare
San Bellino, fotovoltaico da record

San Bellino, Provincia di Rovigo, il più grande impianto fotovoltaico d’Europa (Fig. 4). è stato costruito in questo lembo di pianura padana: 72 Megawatt tirati sù in soli 8 mesi da SunEdison, operatore statunitense del solare, grazie ad un finanziamento del Banco Santander. I numeri dell’operazione hanno lasciato tutti a bocca aperta: 280.000 pannelli solari, 850.000 m2 di estensione, equivalenti a circa 120 campi di calcio. La centrale, secondo le stime di SunEdison, produrrà energia per circa 17.000 famiglie ed eviterà l’immissione in atmosfera di 40.000 tonnellate di CO2 l’anno. Il rendimento dell’impianto è stimato in 43 milioni di euro all’anno, compresi i ricavi da produzione di energia e gli incentivi statali.
Il caso San Bellino è un ottimo esempio per capire i modelli di businnes. Nel settembre 2010, SunEdison ha venduto l’85 per cento della centrale al gruppo d’investimento First Reserve Corporation per 272 milioni di euro. Da questa joint venture è nata la società SunEdison Reserve, il cui scopo è acquisire fino a 1,5 miliardi di dollari in progetti solari, compresi i 350 grandi impianti che SunEdison già possiede nel mondo, di cui 12 in Italia da un Megawatt ciascuno.
Per capire le forze in gioco, basta dire che First Reserve è un fondo d’investimento con il pallino per l’energia. Possiede numerose società tra cui, in Italia, il gruppo 9Ren, nato dall’acquisizione dell’italiana Ener3 e della spagnola Gamesa Solar. Quest’ultima, già proprietaria di numerosi progetti fotovoltaici ed eolici in Italia, in particolare in Puglia, ha investito negli ultimi due anni, 400 milioni di euro.
Il gioco di intrecci societari non finisce qui. First Reserve è a sua volta parte del gruppo MEMC Electronic Materials, colosso mondiale nella produzione di semiconduttori e componenti tecnologici per pannelli fotovoltaici, nonché il quarto produttore mondiale di silicio, elemento base per la produzione di celle fotovoltaiche. Che sia questa la chiave per il controllo dell’intera filiera?
San Bellino (Rovigo) la più grande centrale fotovoltaica realizzata in un unico impianto, ovvero non suddiviso in impianti di piccole dimensioni.
I primati energetici nella Tuscia
Il caso Montalto di Castro
Montalto di Castro, in provincia di Viterbo, detiene una serie di primati nella produzione di energia. È il Comune con la più alta servitù energetica: oltre alle vestigia ingiallite delle vecchia centrale nucleare, in località Pian dei Gangani, c’è la centrale Alessandro Volta dell’Enel (Fig. 5), l’impianto termoelettrico più grande d’Europa. Sono circa 3600 Megawatt che l’Enel mette in funzione solo una cinquantina di giorni all’anno, nei momenti in cui la richiesta energetica del paese è maggiore. Montalto ha anche il primato per la produzione di energia da fonte rinnovabile, come riconosciuto dal rapporto Comuni Rinnovabili 2011 di Legambiente. Solo Sun Powerha installato 84,2 Megawatt di impianti e conta di arrivare entro fine 2011 a circa 100. Nel 2009 l’amministrazione, tramite deliberazione del consiglio comunale, ha destinato il tre per cento del proprio territorio alla produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, atto che testimonia una precisa volontà politica. La Provincia di Viterbo ha finora esaminato ed autorizzato a Montalto di Castro progetti per un totale di 152 Megawatt e numerose nuove richieste continuano ad arrivare. I dati parlano chiaro. Se tutte venissero autorizzate, si arriverebbe a 397 Megawatt.
La centrale Sun Power, inaugurata nel 2009 a Montalto di Castro.

Quanto ci costano le rinnovabili?
Su un totale di circa 5,8 miliardi di euro imputabili agli oneri di sistema, ovvero tutti i balzelli che gli italiani pagano con la bolletta elettrica, nel 2010 meno della metà sono andati alle rinnovabili. La componente A3, destinata agli incentivi per la promozione della produzione di energia dalle fonti rinnovabili e assimilate ha finito per incentivare i termovalorizzatori, le centrali a carbone ed i petrolieri che utilizzano gli scarti di lavorazione del greggio.
Ecco come sono ripartiti i 3.970 milioni di euro della tariffa A3: 940 milioni ai certificati verdi per l’eolico, 826 milioni al Conto energia per il fotovoltaico, 777 milioni alla parte di Cip6 destinata alle rinnovabili, 231 milioni alla tariffa omnicomprensiva, mentre 1.214 milioni sono andati alle assimilate. C’è da dire che negli ultimi 10 anni a quest’ultime sono andati oltre quaranta miliardi di euro.
Gli oneri generali finanziano anche le tariffe agevolate per le ferrovie: 355 milioni per la componente A4. La dismissione del nucleare: 285 milioni alle componenti A2 e MCT. Le attività di ricerca: 60 milioni per la componente A5. Le integrazioni tariffarie per le isole minori: 70 milioni per la componente UC4. Il bonus elettrico: 70 milioni per la componente AS. E l’efficienza energetica: 30 milioni per la componente UC7.
Infine, la cicliegina sulla torta: l’IVA su tutti gli oneri, pari a 968 milioni di euro, come se con gli oneri si acquistasse un bene o un servizio. Si tratta di quasi un miliardo di euro sborsati direttamente dai cittadini che finiscono nelle casse dello Stato. Più della metà di questi oneri, oltre tre miliardi di euro, non ha nulla a che fare con le rinnovabili.

di Mario Migneco

