Roma. Il Sindaco Marino si trova ad affrontare una bufera che si è abbattuta improvvisamente sulla sua giunta. La causa scatenante è il buco di oltre 800 milioni di euro che pesa sulle aziende capitoline Acea e Metro C. Il tema doveva essere affrontato presso l’aula Giulio Cesare del Campidoglio, ma l’approvazione del bilancio ha suscitato tali e tanti clamori, che la riunione si è trasformata in una specie di bolgia dantesca.
Ad attaccare è Alfio Marchini (Fratelli d’Italia), in lizza per la carica di sindaco con l’attuale numero uno della Capitale. Il rampollo di una delle famiglie più potenti di costruttori, nonché amico e socio di Caltagirone, ha presentato numerosi ordini del giorno, proprio nel tentativo di bloccare la riunione e la relativa approvazione del bilancio, per la quale tuttavia ci sarà tempo fino a fine mese.
Il comportamento del Marchini è piuttosto comprensibile: lui punta al commissariamento, almeno questo è ciò che emerge dall’intervista che ha rilasciato al Corriere della sera (di cui Caltagirone è azionista di azionisti). Marchini ha, infatti, detto che ” l’unico modo per mettere tutti di fronte alle proprie responsabilità” è il default (dove il tutti si riferisce a Marino). Ma perché quest’accanimento? La risposta anche in questo caso è abbastanza semplice.
L’attuale sindaco si è intestardito su due questioni assai scomode per l’elite dei palazzinari, ovvero risolvere le due spinose criticità di Acea e Metro C. Ebbene, poiché Acea e Metro C fanno capo a Caltagirone e Marchini, a conti fatti non c’è bisogno di aggiungere altro. L’unica cosa che possiamo dire è che oramai fra Marino e Marchini è scontro aperto.
Per capire:
Sull’Acea, l’azienda che a Roma gestisce il settore idrico e l’energia, l’ex sindaco Alemanno aveva già provato a mettere le mani, tentando una colossale svendita, stoppata grazie al fiume di comitati che ne hanno impedito la folle attuazione.
Dopo la plateale sconfitta, Alemanno (titolare del 51 per cento dell’azienda), si era impegnato comunque a non intralciare il socio Caltagirone, (uno dei primi finanziatori di Acea), che invece di curarsi di fornire servizi di qualità ai cittadini, pensava solo ai profitti personali.
Marino, diversamente dal suo predecessore, non solo vuole garantire servizi efficienti ai romani, ma vorrebbe avere voce in capitolo sul management e la cosa non è gradita né al presidente dell’Acea Giancarlo Cremonesi, né all’amministratore Paolo Gallo.
Stessa solfa per Metro C spa di Caltagirone e soci. Il consorzio si trova in grosse difficoltà economiche, dal momento che le spese si sono triplicate in corso d’opera e a pagarne le conseguenze sono i tremila lavoratori, a rischio stipendio. Dunque anche i sindacati sono in rivolta!
Intanto nell’aula infuocata, il consigliere radicale Riccardo Magi declama. “È arrivato il momento di verificare la legittimità di ulteriori pagamenti a Metro C per garantire l’interesse del comune”, mentre il presidente della Regione, Nicola Zingaretti avverte “La giunta si è caricata di responsabilità altrui. Il bilancio preventivo sarebbe dovuto essere approvato a dicembre 2012. Un commissariamento sarebbe una sciagura”.
Purtroppo il Pd è sempre più lacerato da guerre intestine, per cui Marino non è coadiuvato nei suoi sforzi titanici, neppure dagli uomini della sua stessa corrente politica e si trova tutto solo a combattere contro i due colossi Marchini/Caltagirone, che dettano legge in casa. Stranamente a proteggere Marino c’è la destra, che ambisce a costruire un’alleanza per la campagna delle europee. Intanto Roma è nel caos e Marino prende schiaffi a destra e sinistra anche da comitati e associazioni: ieri ad esempio hanno paralizzato la città nei pressi proprio del Campidoglio.
di Simona Mazza
foto: termometropolitico.it

