Evitare le stragi in mare: esistono soluzioni efficaci?

barconiLa tragedia di Lampedusa ci porta inevitabilmente a fare alcune considerazioni sulla Bossi-Fini, che ha peggiorato le norme sull’immigrazione contenute nella legge 40 del 6 marzo 1998 Turco-Napolitano, proposta, quest’ultima, come legislazione di superamento della fase emergenziale. Però, i tragici numeri degli ultimi 10 anni purtroppo, svelano le falle delle norme che regolano l’immigrazione. Settemila persone hanno perso la loro vita nel mare di Sicilia nel vano tentativo di renderla dignitosa, fuggendo alla ricerca di rifugio politico e assistenza.

Si tratta, ovviamente, di stime approssimative per difetto considerato che non è possibile un censimento certo del numero degli immigrati. Nonostante esistano diverse agenzie preposte al controllo delle zone di frontiera, dotate di sofisticati dispositivi di intercettazione, ad oggi, le falle nel sistema non hanno garantito la piena attuazione delle basilari norme di prevenzione. E ciò, anche perché in realtà fa comodo spesso ai governi stessi la fuga e l’accoglienza di intere popolazioni. Basti pensare agli appalti “privati” sulle ricostruzioni (un esempio su tutti la ricostruzione post uragano Katrina). Adesso il presidente del Consiglio Letta , ha dichiarato di voler predisporre di misure straordinarie per arginare il fenomeno e tutti siamo pronti ad ascoltarlo e farci incantare dalle sue promesse. Cosa propone Letta? Il potenziamento dei controlli sul Mediterraneo, grazie a missioni aeree e navali più intense.

A dire il vero, tuttavia, la maggior parte degli affondamenti è avvenuta proprio nel momento in cui avvenivano gli avvistamenti e l’agenzia Frontex è stata posta sotto accusa in passato, più per aver favorito la causa della “ricostruzione” che per i suoi interventi umanitari. In virtù di queste considerazioni bisogna altresì precisare che l’Europa è la principale corresponsabile dei drammi, dal momento che non ha mai colto o voluto cogliere i segnali dell’emergenza in tempo reale e soprattutto in maniera efficiente.

Oggi però, l’ennesima tragedia nel mare di Lampedusa, ha scosso volente o nolente la soporifera calma dei nostri fratelli d’oltralpe e così finalmente si parla di “presupposti per richiedere un regime di protezione temporanea per gestire la crisi.” Cosa significa ciò, tradotto in termini spiccioli?

Significa divedersi l’onere di fornire asilo fra i paesi membri, alleggerendo quelli di frontiera. Questa soluzione potrebbe evitare che leggi come la Bossi-Fini, apertamente anti-immigrati, finiscano per aizzare l’odio dell’elettorato verso la categoria di chi fugge dal paese in cerca di salvezza.

Come si potrebbe gestire la protezione temporanea?

Una delle soluzioni proposte è quella della creazione di un fondo di solidarietà europeo ,il ” burden sharing”,che possa garantire una spartizione equa delle spese. Peccato però che questa forma di condivisione degli oneri intervenga, non a monte, ma a cose fatte: ovvero una volta che gli immigrati si sono già imbarcati e magari molti di essi sono stati inghiottiti dai flutti. Inoltre tale soluzione non includerebbe l’organizzazione controllata degli esodi di massa nei paesi dilaniati dai conflitti intestini.,dato il numero potenzialmente incontrollato delle persone che ne potrebbero trarre vantaggio e la stessa indeterminatezza circa i paesi in conflitto (molti dei disperati arrivati a Lampedusa provenivano dall’Eritrea, non dalla Siria).

Allora a cosa servono queste misure? Non serviranno forse a dare la possibilità di formulare domanda di asilo ancora prima di mettersi in viaggio verso l’Unione.? In questo caso, la situazione si complica ulteriormente perché le compagnie aree si rifiutano di accogliere a bordo chi non ha un visto, per paura di incorrere in sanzioni e oneri di rimpatrio. Vista la crescente richiesta e l’impossibilità di soddisfarla pienamente, occorrerebbe dunque fornire un numero di visti limitato ( donne, bambini, anziani su tutti). Ma questa soluzione comporterebbe uno stravolgimento della normativa comunitaria ,che oggi attribuisce un diritto soggettivo all’asilo da parte di chiunque metta piede sul territorio dell’Unione fuggendo da una zona di guerra.

Insomma non è facile trovare ed applicare adeguate politiche d’asilo e forse è per questo che ad oggi continuiamo ad assistere alle innumerevoli stragi in mare aperto.

di Simona Mazza 

foto: laperfettaletizia.com

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