Raggi: No alle Olimpiadi. Mancano a Roma dal 1960

raggi-olimpiadiChi scrive era un ragazzino di prima elementare quando, davanti a un televisore a valvole e in bianco e nero, ebbe la fortuna di rimanere a bocca aperta di fronte allo sfilare di bandiere della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Roma 1960, mentre stuoli di colombe prendevano il volo in uno Stadio Olimpico gremito di spettatori.

La “Grande Olimpiade” del 1960

In seguito, abbiamo avuto più volte la fortuna di vedere il film di Romolo Marcellini “La Grande Olimpiade” e siamo rimasti a bocca aperta, ammirando la scenografia dell’Arco di Costantino, illuminato nella notte, accogliere al traguardo della maratona l’etiope Abebe Bikila o quella di Piazza di Siena, per le gare di equitazione o delle Terme di Caracalla e della Basilica di Massenzio, per le gare di lotta e di ginnastica artistica.

Negli anni, abbiamo percorso milioni di volte, in autobus o in macchina, la Via Olimpica; abbiamo assistito a indimenticabili concerti ed eventi sportivi al Palaeur, progettato per l’occasione da un genio come Luigi Nervi; siamo andati a fare footing attorno al laghetto dell’EUR e accompagnato più volte nostra figlia a pattinare allo Stadio delle Tre Fontane. Non abbiamo mai avuto il minimo dubbio sull’estrema utilità che hanno avuto tali opere per la vita di generazioni di romani e l’immagine della città.

Opere inutili?

palalottomatica-romaCosì come ci è sempre apparso di estrema utilità per la vita cittadina il raccordo stradale tra la Salaria e la Tangenziale Est, la tratta della metro B Termini-Rebibbia, la ferrovia Maccarese-San Pietro-Trastevere-Ostiense o la splendida copertura dello Stadio Olimpico, tutte realizzate per i Mondiali di Calcio del 1990.

Con la pratica filosofia terra-terra che contraddistingue i romani DOC, abbiamo sempre auspicato che se opere del genere possono essere realizzate solo in occasione di eventi sportivi di risonanza mediatica mondiale, perché non organizzarne più frequentemente? E, pensando male e facendo peccato (come argutamente osservava Andreotti), abbiamo sempre sospettato che l’opposizione a tutto ciò, fosse dovuta all’invidia per tutto quanto di bello e di grande ha saputo fare Roma in millenni di storia.

Per questo siamo rimasti allibiti quando il sindaco (o sindaca?) di Roma Virginia Raggi, tra pause e sorrisi, ha rifiutato di gestire la candidatura di Roma per le Olimpiadi 2024.

Fonte di sprechi?

Il dissenso della sindaca, per quanto ci sembra di aver capito, non era rivolto a Roma 2024 in particolare, ma all’organizzazione dei Giochi Olimpici in generale, in qualsiasi città e in qualsiasi paese si tenessero, perché inutile fonte di sprechi e divoratrici di fiumi di denaro, alla faccia dei miliardi di spettatori che ogni quattro anni si appassionano, affollano gli stadi, fanno le ore piccole davanti agli apparecchi TV per esaltarsi di fronte alle imprese degli atleti.

In uno scenario allucinante, la brevissima conferenza della sindaca si è conclusa con un filmato delle opere sportive incompiute o abbandonate della città (Città del nuoto e “vele di Calatrava”, Stadio Flaminio, parte delle Tre Fontane) che proprio grazie ai finanziamenti statali stanziati per l’organizzazione delle Olimpiadi avrebbero finalmente potuto essere completate e poi messe a disposizione dei romani e che, invece, dopo il “gran rifiuto” di Raggi, resteranno nel degrado più assoluto per altri decenni e decenni.

Le risposte di Malagò

olimpiadiDella contro-conferenza del presidente del CONI Giovanni Malagò, costretto invano dalla Sindaca, attardatasi in trattoria, a 37 minuti di anticamera – insieme al presidente del Comitato sport Paralimpici Luca Pancalli, disabile anch’egli – ci sono rimasti impressi pochi essenziali punti:

1) la spesa prevista per la candidatura olimpica di Roma 2024 è di gran lunga inferiore a quella di tutte le Olimpiadi precedenti, anche perché il 70% delle opere sono già esistenti. In particolare, soltanto un quarto di quella effettuata dalla città di Sochi per i giochi olimpici “invernali” (cioè molto meno importanti e costosi) del 2014.

2) la gestione della realizzazione delle opere e delle infrastrutture – come già osservato in premessa – è prevista in capo all’amministrazione comunale e appaiono quindi incomprensibili i riferimenti della sindaca a presunte irregolarità degli appalti di affidamento o sulla mancata trasparenza delle procedure di affidamento o di controllo, visto che sarebbe stato proprio il Comune a gestirle e a verificarle direttamente.

3) il CONI, che è un ente pubblico, ha speso già 20 milioni di euro per la predisposizione del progetto, affidatogli proprio dal Comune di Roma, con deliberazione del Consiglio comunale e, in caso che il Consiglio comunale di Roma – e non la sindaca – revochi con un nuovo atto l’affidamento precedente, il CONI è tenuto a trasmettere le carte alla Corte dei Conti che procederà per danno erariale nei confronti degli amministratori.

Ai nostri figli e nipoti la fortuna di vivere nuovamente il sogno di Roma Olimpica.

di Federico Bardanzellu

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