Nel primo giorno di un nuovo anno, Colui che guida il tempo e la storia ci convoca per una celebrazione che provvidenzialmente è ricca di corrispondenze: il capodanno civile, l’ottavo giorno dopo la ricorrenza di Natale, la solennità di Maria SS.ma Madre di Dio e la Giornata Mondiale della Pace. Ma le circostanze che si uniscono felicemente sono solo due, ognuna con una sua prospettiva: la prima, legata all’inizio dell’anno civile, l’altra alla solennità della Beata Vergine Maria che oggi vogliamo venerare con l’antichissimo titolo di “Madre di Dio” (Theotokos).
Il primo evento è comune a tutti, il secondo invece è proprio dei credenti che aprono questo nuovo anno sotto la protezione del Signore. “Ti benedica il Signore e ti custodisca, rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6,22-27). L’augurio che il Signore ci ha indirizzato nella prima lettura di oggi è una Parola che a partire dall’evento storico-salvifico di Betlemme diventa per tutto il popolo di Dio una particolare benedizione. Dunque, anche per noi, si rinnova quest’oggi l’antica tradizione ebraica della benedizione, un momento questo, durante il quale i sacerdoti d’Israele, come auspicio di grazia e di pace, pregavano sul popolo “ponendo su di esso il nome del Signore”. Quest’antica usanza ci rimanda ad una realtà che per noi è essenziale: per seminare la pace, carissimi, dobbiamo essere illuminati e benedetti dal volto di Dio.
E tutto ciò si è adempiuto definitivamente con l’ingresso del Figlio di Dio nella storia e nel mondo. Quel Bambino indifeso che vediamo adagiato su un cumulo di paglia ci porta in abbondanza la benedizione di Dio; ci dona la luce con la quale costruire, insieme a Lui, la civiltà dell’amore e della pace. Con la sua venuta in mezzo a noi, Gesù vuole unirsi all’uomo e quest’ultimo, se lo vuole, può riscoprirsi creato “ad immagine e somiglianza”di Dio, innalzato ed elevato cioè, ad una dignità sublime.
La storia terrena di Gesù, culminante nel mistero di morte e risurrezione, segna l’inizio della nuova creazione in cui Gesù, affiancato dall’uomo di buona volontà, vuole operare quella rivoluzione pacifica che non è fatta di armi o di sangue ma di pazienza e di tenacia. Carissimi, abbiamo alle nostre spalle un altro anno, per alcuni difficile, caratterizzato da ombre e delusioni, per tanti altri, invece, pieno di gioie e di soddisfazioni. In ogni caso, è giusto oggi dare uno sguardo al nostro passato per verificare gli errori e le loro cause, ma nello stesso tempo è doveroso affidare tutto alla misericordia del Padre, chiedendoGli di farci ancora da guida in questo nuovo anno che ci accingiamo a vivere.
Come già accennavo all’inizio, è bello poter dare inizio al nuovo anno accompagnati dallo sguardo materno di Maria SS.ma. è stato certamente unico e inimitabile il suo amore per Gesù. Ma è altrettanto immenso il suo dolore nel vedere che su questa terra, allo stato attuale, vivono milioni e milioni di bambini senza identità, costretti alle armi o persino a lavori indegni. Maria è una Mamma che conosce tutte le gioie e le sofferenze delle mamme del mondo, perché anche Lei, come queste donne, ha conosciuto tante difficoltà: il rifiuto degli uomini, quando fu costretta a partorire in una mangiatoia; l’amarezza dell’esilio, con la repentina fuga in Egitto; la deprimente ansia di tre giorni nel cercare il piccolo Gesù che si era smarrito a Gerusalemme; e in ultimo, l’umiliazione più grande dinanzi al Figlio morente, appeso su una croce dei romani.
La Chiesa è chiamata a vivere queste prime ore del nuovo anno facendo suoi i sentimenti di Maria. Insieme a Lei la Chiesa, continuatrice dell’Opus Dei inaugurato da Cristo, è invitata a tenere lo sguardo fisso sul Bambino Gesù, il nuovo Sole apparso all’orizzonte dell’umanità e riflettere. La Maternità di Maria che oggi celebriamo nella gioia è un evento umano e divino insieme. Nel brano della Lettera ai Galati, Paolo afferma: “Dio mandò il suo Figlio, nato da donna” (Gal 4,4). In questa espressione si trova condensata tutta la verità fondamentale su Cristo-Persona divina che ha pienamente assunto la nostra natura umana. Egli è il Figlio di Dio, generato dal Padre ed è figlio di una donna, Maria. Il Figlio dunque è da Dio e da Maria. Proprio per questo la Madre di Gesù si può e si deve chiamare Madre di Dio, in greco Theotókos. E chi di noi, ogni volta che recita l’Ave Maria, non si rivolge alla Vergine Immacolata con l’appellativo di Theotokos, esortandola a pregare “per noi peccatori”?
All’inizio di un nuovo anno, sentiamo il bisogno di invocare in modo tutto speciale la sua materna intercessione. A Lei affidiamo soprattutto quelle situazioni nelle quali solo la grazia del Signore può recare pace, conforto, giustizia. “Nulla è impossibile a Dio” (Lc 1,37), si sentì dire la Vergine dall’Angelo mentre le annunciava la sua divina maternità. Perciò, mentre si apre il nuovo anno, domandiamo alla Madre di Dio che ci ottenga il dono di una fede matura, come fu la sua: limpida, genuina, umile, coraggiosa, speranzosa ed entusiasta, libera da ogni fatalismo e tutta protesa a cooperare in obbedienza alla divina volontà, nell’assoluta certezza che Dio non vuole altro che amore e vita, sempre e per tutti. Buon anno, carissimi amici, e possa questo augurio trovare terreno fertile nella vita di ciascuno di noi. Ne siamo certi, questo augurio diventi preghiera e porti a ciascuno di noi la certezza che il Signore mai ci abbandona.
di Fra’ Frisina
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