Burqa sì, Burqa no?! E le brutte imitazioni

Ci risiamo, dopo anni di discussioni, di litigi, di fraintendimenti ci voleva la nostra amata/odiata Francia a dettare i canoni da seguire. Io mi chiedo: per sollevare la questione c’era bisogno di  Sarkozy?!? Ma perché per una volta, no dico, per una sola volta evitiamo di andare dietro alle leggi di qualche altro paese e non prendiamo noi l’iniziativa? Invece ci tocca sempre fare come i pecoroni belanti, che oltre a sottolineare il pregio di un altro paese ne fanno il mimo (peraltro) brutto, dicendo a gran voce “Anche noi dovremmo seguire quell’esempio!”. Ah, già diciamo più che è meglio cavalcare la notizia, facendosi pubblicità che non cercare di spiegare meglio e non solo con delle frasi fatte. Beh, non potevamo accorgercene anche noi che non è poi tanto bello  vedere girare  queste donne coperte come tanti fantasmini  perlopiù neri senza che qualcun altro ce lo facesse notare? E che probabilmente già tempo fa una legge fatta coi sacri crismi poteva arginare la questione? Posto che non siamo in Afghanistan, dove il burqa venne introdotto nel 1900 da Habibullah per nascondere le sue 200 donne dell’Harem agli occhi degli altri uomini, è impensabile che oggi ci siano persone che girino indisturbate tutte coperte. In quanto, chi ci dice che sotto il burqua c’è una donna? Ma al di là delle divagazioni personali,  ecco che ancora una volta i nostri politici seguono la scia di qualcun altro. Avanti, su, ragazzi sveglia, un po’ di sale in zucca, di buonsenso  e un po’ di iniziativa: ce la potete fare anche da soli!

Laura Moiana

Foto: www.socialpost.info

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