
Si è svolta mercoledi sera l’attesissima 4° edizione del Rock In IdRho, per la prima volta collocato nella calda cornice della Fiera di Milano a Rho. Le prime stime parlano di 30-40.000 presenza, un vero mare di amanti del rock accorsi da tutta Italia principalmente per rivedere i Foo Fighters, assenti dalle scene del Bel Paese da “six fuckin’ years or something”, per dirla alla Dave Grohl. Una lunga attesa ampiamente ripagata da uno show assolutamente sensazionale e adrenalinico, con pause ridotte al limite e pezzi sparati in sequenza, come una mitragliatrice. Una scaletta davvero interminabile, ricca sia di pezzi dal nuovo album “Wasting Lights” (Rope e Arlandria le favorite dai fan), che dei grandi cavalli di battaglia del gruppo americano. Memorabili le esibizioni di Best Of You e la semi-acustica Times Like These. Un’edizione che verrà ricordata anche per la presenza di artisti di fama mondiale che hanno lasciato un segno indelebile nella memoria del pubblico di ieri attraverso performance veramente degne di nota. A partire dagli AboutWayne e dagli Outback, che hanno svolto egregiamente l’ardo compito di aprire il festival e rompere il ghiaccio. Hanno proseguito gli ottimi e apprezzatissimi Ministri, gruppo milanese emergente, e gli irlandesi Floggin Molly, capaci di far dimenticare il caldo incessante a suon di banjo e ritmi folk-rock. Buona tenuta del palco anche da parte dei Band Of Horses, a cui è seguito lo “show stealer” di giornata: l’incredibile esibizione dei The Hives ha catturato e coinvolto anche chi, detto sinceramente, era lì unicamente per gli Headliner. Quando finalmente il sole ha iniziato a scendere oltre il palco e a concedere un po’ di tregua alla platea, il palco è stato dominato prima dai californiani Social Distortion, sempre in grado di regalare emozioni e dell’ottimo rock made in California, e dal sempreverde Iggy Pop, semplicemente incontenibile sul palco, tanto da costringere gli addetti alla sicurezza a lasciar salire sul palco dei fan per assisterlo nella sua opera di totale delirio da palcoscenico. Ciò che rimane però da questa giornata, assieme a qualche polemica nei confronti dell’organizzazione per i ritardi nell’apertura dei cancelli e per i prezzi eccessivi sia di parcheggio e bevande (pochissime invece le critiche per la qualità del suono, contrariamente a quanto avvenuto con il concerto dei System Of a Down avvenuto il 2 Giugno nella medesima location), è quanto il pubblico italiano sia in grado di farsi amare dagli artisti internazionali che giungono nel nostro Paese. Tutti gli artisti, nessuno escluso, hanno sottolineato con sincerità quanto stimolante e gratificante sia suonare davanti a noi, caldi e rumorosi fan italiani. I Floggin Molly hanno lanciato l’idea di un gemellaggio Italia-Irlanda (aiutati anche da una bandiera dell’Eire con raffigurante il nostrano Trapattoni al centro, presente nelle prime file). Mike Ness dei Social Distortion, ha invece elogiato il pubblico nostrano comparandolo con i fan austriaci, molto più freddi e distaccati. Non poteva mancare Dave Grohl negli apprezzamenti verso l’Italia che tanto pare essergli mancata. Più volte nel corso dell’esibizione si è chiesto come mai avessero aspettato così tanto prima di tornare qui da noi. Come sia stato possibile far passare sei lunghissimi anni. “Dovremmo venire qui una volta ogni due mesi!”, ha tuonato tra l’ovazione del pubblico, prima di salutare tutto il pubblico di Milano con un eloquente: “Ci vediamo l’anno prossimo”. Tutti apprezzamenti che non possono far che piacere in un momento in cui la reputazione italiana a livello internazionale è ai minimi storici tra scandali di calcio-scommesse, bunga bunga, una classe politica spesso “no comment” e tutte le contraddizioni tipiche di questo paese. Almeno nel mondo della musica e del rock nello specifico, la bella Italia è ancora in grado di farsi amare.
Mirko Fin
Foto: onstageweb.com

