
Gli angoli distorti della loro mente partoriscono, dopo varie vicissitudini, dieci nuovi pezzi a cinque anni dall’uscita del loro ultimo “cd”. Da quell’ultima incisione, i fans sono rimasti in attesa di un cenno che li tranquillizzasse sulla loro traballante unione, sopportando le zuffe, i litigi, i riavvicinamenti, le prove separate e le riappacificazioni. Alla fine, gli stravaganti musicisti newyorkesi, si riaffacciano sulla scena con “Angles” che ha prodotto le critiche più contrastanti. Alcuni giudicano l’album un disco riuscito a metà indicando solo due o tre pezzi trascinanti e di livello. Altri ritengono che non hanno più la forza di tirare fuori la qualità di “Is This It” e “Room on fire” e pongono “First Impressions of Earth” e “Angles” in fase discendente, quasi a sottolineare il prossimo tramonto di una band che non ha più nulla da dire. I romantici, invece, amano a prescindere Julian Casablancas & co. ed apprezzano ogni nota del cd. Personalmente sono dell’avviso che ogni pezzo vada ascoltato e riascoltato per entrare nell’intimo di chi lo ha pensato e costruito. Ritengo che gli Strokes abbiano regalato con i loro album dei grandi momenti di musica, ognuno diverso dall’altro ma tutti intrisi di un fascino a se stante. Angles fa parte di questa loro arte che unisce ritmi passati e futuri ponendo il gruppo sempre all’avanguardia nella sperimentazione di nuovi modi di fare musica. Io continuerò ad ascoltarlo fino a che ogni nota mi darà l’eccitazione di sentirla, e sono certo che Julian, Albert, Nikolai, Fabrizio e Nick mi terranno compagnia, senza stancarmi, per molto tempo ancora.
maXVert
Foto: rockbloggy.com

