Renzi ha regalato a una parte di italiani, il famoso bonus di 80 euro.
Se la dinamica distributiva è chiara e se sappiamo che la cifra da investire si attesta sui sette miliardi, una domanda ancora non ha avuto piena soddisfazione.
Da dove arrivano questi soldi?
E’ infatti stato ampiamente spiegato che il bonus andrà a tutti i lavoratori dipendenti e collaboratori “assimilati” (co.co.co. e co.co.pro.) che hanno un reddito annuo lordo fra 8.000,01 e 24.000 euro, così come è chiaro che si farà via via più ridotto fino ai redditi lordi da 26.000 euro, che per i contribuenti oltre quella soglia di reddito non ci sarà nessun beneficio fiscale e che i pensionati non ne usufruiranno.
Fin qui nessun dubbio.
In parallelo, ci giunge notizia che una parte dei tre miliardi ( beni confiscati utilizzati per potenziare la legalità) da destinare al Fug, Fondo Unico Giustizia (di seguito FUG) istituito dal legislatore con l’art. 61, comma 23 del decreto-legge n.112/2008, convertito con modificazioni dalla legge n. 133/2008, non sono arrivati a destinazione.
C’è un nesso fra le due circostanze o si tratta solo di coincidenze?
Questo ovviamente non lo sappiamo, né possiamo provarlo, fatto sta che il Sed (sindacato di Polizia) ha chiesto all’ufficio per l’amministrazione generale del dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero degli Interni, come sono stati ripartiti i fondi.
Precisiamo che spettano al “Fondo Unico giustizia”, con i relativi interessi, le somme di denaro ovvero i proventi:
- a) sequestrati nell’ambito di procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione antimafia o di irrogazione di sanzioni amministrative, incluse le sanzioni irrogate per responsabilità amministrative di enti;
- b) confiscati nell’ambito di procedimenti penali, amministrativi o per l’applicazione di misure di prevenzione antimafia, nonché misure di prevenzione nei confronti di soggetti pericolosi per la sicurezza e la pubblica moralità, o di irrogazione di sanzioni amministrative, incluse le sanzioni irrogate per responsabilità amministrative di enti;
- c) relativi ai titoli al portatore, a quelli emessi o garantiti dallo Stato anche se non al portatore, ai valori di bollo, ai crediti pecuniari, ai conti correnti, ai conti di deposito titoli, ai libretti di deposito e ogni altra attività finanziaria a contenuto monetario o patrimoniale oggetto di provvedimento di sequestro nell’ambito dei procedimenti penali o per l’applicazione di misure di prevenzione antimafia o di irrogazione di sanzioni amministrative;
- d) depositati presso Poste Italiane S.p.A., banche e altri operatori finanziari, in relazione a procedimenti civili di cognizione, esecutivi o speciali, non riscossi o non reclamati dagli aventi diritto entro cinque anni dalla data in cui il procedimento si è estinto o è stato comunque definito o è divenuta definitiva l’ordinanza di assegnazione, di distribuzione o di approvazione del progetto di distribuzione ovvero, in caso di opposizione, dal passaggio in giudicato della sentenza che definisce la controversia;
- e) sequestrati nell’ambito di un procedimento penale, quando siano trascorsi cinque anni dalla data della sentenza non più soggetta ad impugnazione, non sia stata disposta la confisca e nessuno ne abbia chiesto la restituzione reclamando di averne diritto ;
- f) che spetterebbero ai creditori che non si presentano o sono irreperibili nel corso del riparto finale di una procedura fallimentare, se sono decorsi cinque anni dal deposito di tali somme senza essere stati richiesti dai titolari e da altri creditori rimasti insoddisfatti (v. art. 117, comma 4, legge fallimentare).
Questi soldi vanno poi ripartiti fra forze di polizia (reparti antimafia, squadre speciali ecc) e magistratura (Ddia e Dna).
Ebbene, dei tre miliardi pervenuti a Equitalia Giustizia spa, la quale dopo aver ricevuto l’informazione dall’ufficio giudiziario, ha ordinato all’operatore finanziario (banca, Poste Italiane S.p.A., società di gestione del risparmio, ecc.) di procedere alla restituzione, sono stati sbloccati solo 240 mila euro.
Come mai?
Saranno forse confluiti in qualche manovra finanziaria, inclusa quella del bonus di 80 euro?
Per avere certezza bisognerebbe accedere ai conti della ragioneria di Stato e solo il Governo può dare risposte ufficiali, ma sta di fatto che non essendoci una normativa chiara, i soldi in più non previsti fanno comodo in sede di assestamento di bilancio dello Stato per evitare di fare delle ulteriori manovre.
Di positivo resta il fatto che Sed ha ricevuto almeno una risposta chiarificatrice dal Ministero dell’Interno.
Clicca qui per leggere il documento pervenuto presso la Segreteria Nazionale Sed
di Simona Mazza

