riflettevo. ho aspettato giorni. potevo scrivere ieri. ieri poteva essere qualsiasi giorno. ho aspettato, ma ho solo sommato. ho unito ieri e riflessioni.
ieri è stato alcuni giorni fa, e sono stati trent’anni. oggi è solo quattro giorni in più. e poi la mattina è anche la notte, ché non ci sono ore, a casa mia, e babbo ancora ci gira, assieme alle sue parole dette, malgrado siano trascorsi tutti questi anni.
a casa mia ci sono sola, e ci sono solo pisolo, bigné e io, quando ci sentiamo soli, ma io siamo tante persone, poi vengono i cani. e rifletto, anche su loro, e su chi è più cane.
rifletto sulle rivincite, sui riscatti, su i ricatti. su tutte quelle menzogne che ci menzognano l’esistenza, e anche su quelle che ci costruiamo da soli, per farci sentire meno bugiardi, con noi stessi. mi mento spesso, per sopravvivere, ma quando mi sveglio sto peggio di prima. non so se è un caso di coscienza, o se è solo un altro alibi per salvarmi. non lo so davvero, e lo dico con sincerità.
mamma continua a dire che quando la capirò a lei non servirà più. mi sono accorta di dire la stessa cosa a mia figlia. e forse inconsciamente lo dico anche a chi mi fa del male, ma lo dico in silenzio. me lo dico dentro, e così mi sento ancora peggio, ché a volte dirsi le cose dentro è come aspettare sulla sponda del fiume. è aspettare la vendetta. è fomentare l’orgoglio. è smucinare la merda. ed io mi ci sento, a volte. ma a volte proprio non so dirle, le cose, le cose che mi fanno male. forse spero che chi mi è di fronte deve saperlo, ed evitarmele, ma poi mentirebbe, ché non è che non le farebbe, solo non le direbbe, e per me sarebbe peggio. e poi penso se io lo faccio, o se me ne frego.
io posso cambiare, è già accaduto molte volte. gli altri non lo so, ma non so nemmeno se sia giusto cambiare per gli altri. in fin dei conti egoisti lo siamo tutti. anche i santi, lo sono stati, ed io se ho fatto cambiamenti sulla mia personalità forse è stato solo per influenzare positivamente l’occhio di chi mi aveva. ci ho messo il forse perché non lo so, ché io penso che le cose le faccio per amore, ma non so, non so se anche amare è un alibi. non so più un cazzo.
a volte mi faccio male da sola, ché sapere e fare lo stesso è da pazzi. io non lo so se lo sono, però lui me lo diceva spesso, e a me faceva tanto male. so che non dovrei pensare a lui, ché è un male gratuito che potrei risparmiarmi, ma è anche un’unità di misura con cui confrontarmi. ci tenevo alla mia famiglia, ma ora non so più il motivo. forse volevo solo qualcosa di mio. forse avevo bisogno di vantarmi di qualcosa. forse volevo riscattare qualcosa dalla vita. forse ho ricattato il tempo per prendermi una rivincita. ma poi alla fine ho solo fatto casino. e quando la realtà m’ha presentato il conto, mi sono venduta l’anima per una scopata.
il leone si mangia sempre l’agnello. forse ero stanca di essere mangiata, o di mangiare. vorrei tanto che Dio m’aprisse il cuore, e m’illuminasse questa confusione. vorrei che mi desse un po’ di pace, ma forse anche Lui è stanco di sentir cazzate.
ne sento e me ne dico tante, anche. rifletto sullo stato delle cose, sulle cose, e sulle persone che diventano tali. ripenso ai discorsi fatti, ai fatti, e a tutto ciò che si rifà, ché proprio non possiamo fare a meno d’ingannare e d’ingannarci. ripenso a chi ho di fronte, e chi è al fronte in ogni istante, ché la vita è solo guerra. penso alle battaglie inutile che ho combattuto. penso all’amaro che ho fatto bere e che ho bevuto, e a chi non ha nemmeno il bicchiere. rifletto sull’amore e i suoi calci ricevuti nel sedere, e a chi se ne frega perché sta solo a vedere.
riflettevo. ho aspettato giorni. potevo scrivere ieri. ieri poteva essere qualsiasi giorno. ho aspettato, ma ancora non ho imparato, e tutto sommato a me gli anni si sommano solo a tutti gli ieri di passaggio, e formano un paesaggio su cui riflettere.
ripenso alle parole dette. a quelle buone, e a quelle scivolate sul sapone. e a quelle zitte. quelle della sofferenza rigogliosa, e a quelle accettate sulla gola.
rifletto sulle carezze che mi mancano nel petto, e a quelle strane storie che mi fanno da letto.
poi penso alle pene che ho nel cuore, e a quanto mi faccio pena, mentre a volte mi chiedo l’elemosina da sola…
di simonetta bumbi
foto: Stefano Cracco

