Renzi declassifica gli Atti sulle Stragi di Stato

EUR-ARCHIVIO-DI-STATORenzi, cerca di stupire i suoi cittadini con iniziative assolutamente innovative. Questa volta ci prova apponendo la sua firma per “declassificare” gli atti sulle Stragi di Stato.

Neanche a dirlo, l’opinione pubblica ha subito osannato il Premier, peccato che si tratti di pura propaganda, tanto che il sottosegretario con delega alla Sicurezza, Marco Minniti, ha già chiarito che non ci sarà alcun impatto sulle verità giudiziarie, trattandosi di fatti già conclusi.

Come non bastasse, precisiamo che le Stragi di Mafia del ‘92/93 non sono coperte da segreto e che dal 24 maggio 1977 (sentenza della Corte Costituzionale numero 86), il segreto di Stato non è opponibile alla magistratura che procede per reati di strage o eversione dell’ordine democratico. Dulcis in fundo, ricordiamo che presso gli archivi della “Casa della Memoria di Brescia”, chiunque può accedere alle documentazioni processuali, oltre a quelle delle varie commissioni parlamentari d’inchiesta.

Ad oggi dunque il segreto di Stato riguarda gli archivi di: Presidenza della Repubblica, per tutelare l’immunità del Capo di Stato; Arma dei Carabinieri (archivio informativo e non quello amministrativo), che conta 70 milioni di fascicoli e un archivio genetico abusivo sugli italiani e quelli degli Enti preposti alla sicurezza nazionale, protetti dal segreto Nato.

Insomma il nodo cruciale non è il Segreto di Stato, visto che da anni la magistratura ha esaminato tutti gli archivi possibili e immaginabili, quanto il fatto che qualche  documento scottante sia sparito o che giaccia nascosto in qualche scatolone chissà dove.

A dire il vero, in questi anni di ficcanaso ve ne sono stati tanti e molti segreti sono stati svelati da coraggiosi giornalisti come Lannes. Peccato che la parte più interessante di tali segreti riguardino la Presidenza della Repubblica. L’esempio recente è la Trattativa Stato-Mafia, nei confronti della quale la magistratura ha le mani legate.

Insomma anche se Renzi non porta nulla di nuovo, gli vanno riconosciuti almeno due meriti. Il primo è quello di essersi preso la “patata bollente” che i precedenti governi avevano distrattamente lasciato dentro il forno.

Nel 2007 infatti, fu partorito inserito un sistema, assai astruso per altro, che avrebbe assicurato la decadenza automatica della classifica di segretezza dopo un certo periodo, condicio sine no qua per poter inviare i documenti agli archivi di Stato.

Un piccolo dettaglio però ha rallentato tale iniziativa: bisognava prima pensare ai relativi regolamenti attuativi, dei quali a distanza di sette anni  non esiste ancora traccia.

L’altro merito di Renzi è che adesso i documenti saranno direttamente depositati negli Archivi senza aspettare i 40 anni canonici.

di Simona Mazza

foto: romacapitalenews.com

 

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