(Adnkronos) –
Pil italiano in leggera ripresa per il 2026. Il Fondo monetario internazionale, nel suo outlook, prevede che alla fine dell’anno sarà del +8,%, con un aumento dello 0,3 rispetto alle precedenti previsioni. Per il 2027 si prevede un +0,6%, in aumento dello 0,1.
Fmi sottolinea come l’andamento della crescita globale – che rallenterà dal 3,5% nel 2025 al 3,1% nel 2026 – cela notevoli movimenti divergenti tra i vari Paesi e una maggiore concentrazione: 32 Paesi ‘raccolgono’ ora il 95% della crescita mondiale, contro i 54 di aprile, mentre le revisioni al ribasso si sono diffuse, interessando circa il 47% delle economie. “L’economia globale non sta semplicemente rallentando o accelerando; la crescita si sta piuttosto ridistribuendo tra i Paesi in base alla loro esposizione allo shock dell’offerta causato dal conflitto e alla dinamica della domanda legata all’intelligenza artificiale” osserva il Fondo.
Quanto alla crescita economica nell’Eurozona rallenterà all’1,1% quest’anno (dal +1,2% del 2025), per poi registrare una lieve accelerazione nel 2027, un andamento condizionato dai costi energetici persistentemente elevati e della debole fiducia dei consumatori. La previsione per il 2026 segna un lieve miglioramento di 0,2 punti percentuali rispetto al rapporto di luglio e segue una crescita dell’1,2% registrata l’anno scorso. Tuttavia, nonostante la crescita del Pil dell’Eurozona abbia registrato un rimbalzo al 2,6% nel secondo trimestre di quest’anno – dopo una crescita nulla nei primi tre mesi – il Fondo ritiene che i rischi legati all’inflazione persisteranno per buona parte del prossimo anno.Il conflitto in Medio Oriente e la guerra in corso della Russia contro l’Ucraina hanno provocato un’impennata dei costi di petrolio e gas naturale a livello globale, rappresentando una minaccia significativa per l’Eurozona e per altre economie che importano la maggior parte del proprio fabbisogno energetico.
“Due forze agiscono sull’economia: da un lato l’aumento dei prezzi dell’energia, che crea shock negativi nell’offerta alimentando l’inflazione; dall’altro gli investimenti, soprattutto nell’intelligenza artificiale (Ai), che generano uno shock della domanda”, ha dichiarato alla stampa la nuova capo-economista dell’FMI, Silvana Tenreyro. I forti investimenti nell’Ai hanno trainato la crescita di diversi paesi, in particolare di quelli produttori di semiconduttori: Taiwan (con una crescita economica stratosferica del 10,7% prevista per quest’anno) e la Corea del Sud (+3,3% previsto). In generale, le economie avanzate ne traggono vantaggio; il Regno Unito, ad esempio, vede migliorare le proprie proiezioni per l’anno in corso, grazie soprattutto alla costruzione di centri dati per l’Ai. Anche se concentrata in poche regioni, l’accelerazione dell’Ai “è ciò che permette all’economia mondiale di mantenere una crescita del 3%”, ha affermato la direttrice generale dell’FMI, Kristalina Georgieva.
“L’economia globale ha mostrato resilienza, ma tale resilienza è sotto pressione, con rischi orientati al ribasso”, ha dichiarato ancora Tenreyro. Il Fondo monetario internazionale ha previsto che la crescita globale nel 2026 rallenterà meno del previsto, grazie alla “resilienza” delle economie avanzate di fronte ai prezzi dell’energia alimentati dalla guerra; tuttavia, ha avvertito che i paesi a basso reddito rimangono vulnerabili allo shock dell’offerta.
L’istituto ha avvertito che, mentre molte economie avanzate hanno beneficiato dell’aumento degli investimenti nelle tecnologie di intelligenza artificiale (Ia), i paesi più poveri — che non traggono vantaggio da tale boom — si trovano di fronte a scelte difficili nel gestire i prezzi elevati dell’energia causati dalla guerra in Iran.
Dato che i rapporti debito/Pil globali hanno raggiunto livelli altissimi, anche nelle economie avanzate, il Fondo ha esortato i governi a ridurre la spesa e a gestire l’indebitamento: un compito arduo per i paesi in via di sviluppo alle prese con lo shock della guerra in Iran.”Ciò che auspichiamo è che i responsabili delle politiche trovino un equilibrio tra le esigenze di breve termine legate all’inflazione — che includono la sicurezza alimentare e quella energetica — e la necessità di mantenere la stabilità a medio termine”, ha affermato Deniz Igan, capo della divisione Studi economici mondiali del Fmi.
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