Fine settimana a Venezia

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Un fine settimana ancora tutto dedicato al cinema a Venezia. Sabato è sbarcato al lido Contagion di Soderbergh, insieme ai suoi protagonisti Matt Damon, Gwyneth Paltrow, Laurence Fishburne e Jennifer Ehl. Il film si presenta nella miglior tradizione dei film apocalittici all’americana, con scene da fine del mondo e panico universale, ritorno agli istinti umani e alla natura,il film non sembra neppure avere alcuna velleità di denuncia, come a volte accade in questo filone, i personaggi finiscono per essere persino solidali tra loro e della catastrofe non ci sono chiari colpevoli. D’altronde lo stesso Sodembergh afferma durante la conferenza stampa: “In Contagion non c’e’ nessuna metafora della crisi economica ma solo il virus. E’ il virus protagonista di questo film e tutti parlano di lui”. Un punto a favore, si potrebbe pensare, per un tipico disaster movie che per una volta rinuncia ad apparire più di quel che è e sembra accontentarsi di mostrare “cosa accadrebbe se”. L’ottimo cast e l’eccellente fotografia d’altronde aiutano lo spettatore ad addentrarsi nella fuga dal contagio.

Di maggior interesse il nostrano Cose dell’altro mondo presentato nella sezione Controcampo italiano. Il film, diretto da Francesco Patierno, nasce da A day without a mexican, ultima opera dello scomparso Sergio Arau. Arau si chiedeva cosa succederebbe se dall’economia californiana scomparissero tutti gli immigrati mostrando come il paese ne uscirebbe completamente paralizzato. La stessa domanda si pone Patierno, con l’aiuto del noto scrittore Diego De Silva alla sceneggiatura, trasferendone gli effetti nel veneto. Il film è portato avanti da un geniale Diego Abatantuono nelle vesti di un imprenditore veneto ignorante ma presuntuoso, e da un sempre bravo Valerio Mastrandrea, nei panni del poliziotto. Tuttavia per quanto l’idea sia buona e perfettamente calata nella realtà odierna non sembra essere portata avanti con sufficiente convinzione dal regista che pare lasciarci orfani anche di un vero e proprio finale risolutivo.

Per il primo film italiano in concorso al festival occorre dunque attendere fino a domenica, giornata di Terraferma di Emanuele Crialese, ancora una volta è il tema dell’immigrazione il centro della narrazione, ma stavolta il film diventa denuncia: la denuncia della paura tutta italiana dell’immigrato, la denuncia di uno Stato che per arginare gli sbarchi dei clandestini lascia infine che la gente muoia in mare. “Siamo davanti a un nuovo Olocausto” afferma Crialese che con durezza riprende la sua denuncia in conferenza stampa. Intorno alla questione morale si stagliano le vicende di una piccola famiglia di pescatori in un paesino della Sicilia e le conseguenze dell’arrivo in famiglia di una donna etiope e del suo bambino salvati dal mare. Nel film la protagonista extracomunitaria è Timnit T, sopravvissuta ad un tremendo sbarco del 2009: di 79 persone solo 6 raggiunsero la Terraferma.

Da citare anche l’arrivo di Al Pacino in qualità di attore, regista, narratore, intervistatore e produttore. La sua opera in fin dei conti più che un film, viene infatti presentata fuori concorso, è una vera a propria dichiarazione d’amore per Oscar Wilde e per la sua pièce teatrale: Salomè. Il film è la narrazione della nascita di Salomè, ma è anche la ricerca delle tracce di Wilde in giro per l’Europa, ed è infine meta-film e meta-documentario: si vede dal di fuori nel suo nascere e con autoironia parla di sé come della mente che lo ha creato. Al Pacino non è qui solo narratore ma anche personaggio, per la prima volta tuttavia personaggio reale, ovvero personaggio- attore riconosciuto per strada dai suoi fan. Un film senza generi, un regalo che forse un attore del livello di Al Pacino poteva permettere di farsi.

Claudia Durantini

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Sopra i protagonisti di Contagion: screenrant.com

Sotto la locandina di Wilde Salome: cinema10.it

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Sopra un’immagine da Terraferma: ilsole24ore.com

In alto Mastrandrea, Lodovini e Abantantuono da Cose dell’altro mondo: gqitalia.it 

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