Chi era Guido Rattoppatore, a cui era intitolata la sezione PD di Via dei Giubbonari

targa_rattoppatoreLa Sindaca Raggi ha dato lo sfratto alla sezione PD, già PCI e PDS, di Via dei Giubbonari, dedicata a Guido Rattoppatore. Situata in un locale di proprietà comunale, aveva una morosità di oltre 150.000 euro, accumulatasi in una trentina d’anni. Il debito non si era formato per puro capriccio ma a seguito di un contenzioso ben preciso: nel 1986, infatti, il sindaco di allora, il democristiano Signorello, aveva decuplicato il canone e il partito (il PCI) si era rifiutato di versare una lira, anche per non incorrere nella trappola del “fatto concludente”, implicante l’accettazione tacita del nuovo contratto.

La vicenda era andata avanti nell’indifferenza generale, sino a quando il commissario Tronca, nell’ambito dell’inchiesta “affittopoli”, ha chiesto il conto al segretario cittadino (del PD) Orfini. Questi aveva richiesto una rinegoziazione del contratto e, a dimostrazione di buona volontà, aveva preso a pagare 100 euro al mese. Ma, per il TAR, non c’è stato niente da fare; così ha dato torto alla “Rattoppatore”. La Sindaca Raggi ne farà – forse – una jeanseria, anche se non si capisce quale sia l’interesse pubblico di una destinazione simile e, certamente, non sarà il canone che verserà il nuovo affittuario a rimettere in sesto le finanze asfittiche dell’amministrazione comunale.

Detto, ciò, sarebbe il caso che anche gli aridi burocrati e i superficiali cittadini intenti a chattare sui social network sappiano chi sia stato Guido Rattoppatore, il militante di partito a cui era dedicata la sezione che ora non c’è più.

Un eroe della Resistenza romana

Nato a Lione nel 1913, da una famiglia di emigranti, Guido rimase orfano di padre all’età di due anni e sua madre lo riportò in Italia, a Roma, dove si risposò con tale Guido Damiani che allevò il bambino come un padre. Dopo aver frequentato le scuole elementari, Rattoppatore fu mandato al lavoro, per contribuire al magro bilancio familiare e fu assunto come operaio alle officine dell’ATAC. Poco più che ventenne ebbe i primi contatti con gli antifascisti romani e fu attivo proprio nella cellula clandestina del PCI della zona di Campo de’ Fiori-Via dei Giubbonari.

Dopo essere stato chiamato alle armi, per la Seconda Guerra Mondiale, Rattoppatore, a seguito dell’occupazione tedesca, entrò a far parte dei GAP romani, di cui divenne capo settore e responsabile militare della IV zona della Capitale (Centro storico, nel perimetro della linea tramviaria circolare interna). Inoltre collaborò all’allestimento del deposito partigiano di armi di via Giulia.

Torturato dalle SS in Via Tasso e fucilato a Forte Bravetta

Il 28 gennaio 1944, in un tentativo di attacco all’albergo “Aquila d’oro”, dove alloggiavano i soldati nazisti, Guido Rattoppatore e i suoi – traditi da un delatore – furono catturati dai tedeschi e rinchiusi nel carcere delle SS di Via Tasso. Rattoppatore resisté per un mese a torture di ogni genere, senza far nomi né accennare all’organizzazione di cui faceva parte, sinché, il 7 marzo 1944, insieme ad altri nove prigionieri, fu fucilato sugli spalti di Forte Bravetta.

Essendogli state tagliate le dita delle mani, nel corso delle torture, Rattoppatore non poté far altro che dettare la sua ultima lettera a un sacerdote, a cui affidò l’incarico di riferire al patrigno, Guido Damiani, tutta la sua riconoscenza per la benevolenza e le cure paterne prodigategli durante gli anni che passò con lui.

Oggi la targa che era posta all’ingresso della sezione di Via dei Giubbonari a lui dedicata è stata messa al sicuro in una cassetta sicurezza, in attesa di essere esposta nuovamente in una nuova sezione del centro di Roma, di cui sono già in corso le trattative per la stipula del contratto di affitto. In un locale privato, naturalmente.

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