2017: un anno di giravolte “trumpiane”, non sempre positive per gli USA ed il Mondo

trump-paris-agreementSi conclude il 2017, un anno che, nel bene e soprattutto nel male, ha avuto un protagonista assoluto sulla scena mondiale, il neo-presidente Donald Trump con le sue giravolte. Il 20 gennaio, the “Donald” si insedia alla Casa Bianca e il suo discorso neo-isolazionista, improntato allo slogan “America first”, lascia di stucco il mondo intero. Gli effetti di tale svolta, tuttavia, sono stati controproducenti soprattutto per gli Stati Uniti.

Trump, gli immigrati e il libero scambio

Trump ha confermato il suo programma elettorale relativamente al blocco dell’immigrazione messicana e islamica ma il risultato per l’economia e l’ordine pubblico statunitensi di tali provvedimenti sono stati sostanzialmente inesistenti. Stessa cosa per quanto riguarda il promesso ritiro USA dal TTP-Trattato economico interpacifico e dalle trattative con l’Europa per il TTIP.

Poiché le trattative per il TTP non erano state mai seriamente avviate, per indisponibilità dei partners europei, Trump, da questo punto di vista, ha fatto loro un favore. La denuncia unilaterale del trattato interpacifico, inoltre, è stata accolta con grande soddisfazione da parte della Cina, libera ora di conquistare un enorme mercato, all’interno del quale, sinora, gli USA hanno fatto da padrone.

Con il gigante asiatico, i rapporti economici generati dal Trump-pensiero sono stati, a dir poco, tesi. Lo si è toccato con mano in occasione del viaggio del presidente USA, l’8 novembre, a Pechino. Guarda caso, l’escalation atomico-missilistica della Corea del Nord ha raggiunto il top nel corso del 2017. E’ chiaro, infatti, che a Pyongyang non si muova foglia che Pechino (e Mosca) non voglia. Se 2+2 fa 4, quindi, il rischio per la pace mondiale, in Estremo Oriente è dovuto soprattutto alla svolta impressa alle relazioni internazionali con la Trumpnomics.

Economia e ambiente: cui prodest?

Sul fronte dell’economia interna, l’incremento del PIL registratosi negli Stati Uniti nel corso dell’anno è stato sostanzialmente un prosieguo delle basi poste dalla politica economica di Barack Obama. Anche qui si è avuta una “giravolta” di 360° che porterà a un drastico abbassamento delle tasse, a scapito dell’Obama Care. Al 2018, la sentenza sui benefici che tale svolta porterà all’economia americana e mondiale.

Altro fattore di grave isolamento di USA è la questione ambientale. Il 1° giugno, Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima, già firmato nel 2016 da 195 Stati. Il 30 settembre ha fatto una “mezza marcia indietro”, dichiarando che gli USA non avrebbero “rinegoziato” il trattato. La circostanza che la maggior potenza industriale e maggiormente inquinatrice del mondo rifiuti di investire quanto in precedenza si era impegnata di fare, a beneficio dell’umanità intera, ha gettato Washington nel totale discredito planetario.

Trump e l’Europa

Passiamo ai rapporti tra Stati Uniti e l’Europa. Quelli con la Germania hanno raggiunto il minimo dal 1945. Il disinteresse per la politica europea dell’America first di Trump, ha avuto come effetto l’avvio della politica comune europea di difesa: un risultato solo un anno fa insperato e che ripropone addirittura uno degli obiettivi ideali della costruzione europea, accantonato nel lontano 1954. Mai, da allora, la NATO, a guida statunitense è contata così poco negli assetti politici del vecchio continente.

Le novità che il 2017 ha portato in Europa sono state soprattutto: l’avvento del quarantenne Emmanuel Macron alla presidenza della Repubblica francese, con la conseguente sconfitta della “sovranista” Marine Le Pen; la sconfitta elettorale di Theresa May a Londra, che ha condotto al sostanziale adeguamento della Gran Bretagna a tutte le richieste della UE, nelle trattative per la Brexit; la conferma della Merkel al cancellierato tedesco, pur indebolita a livello di coalizione. Tutti e tre questi eventi hanno portato acqua al mulino degli europeisti.

Altra grossa novità, rispetto al 2016, è stato il sensibile decremento dei migranti dalle aree di crisi verso l’Europa. Ciò è stato il grande merito del tandem di governo italiano Gentiloni-Minniti, che è riuscito anche a respingere la velleitaria intromissione di Macron nei rapporti tra Italia e Libia. L’Italia conferma il segno + nell’incremento del PIL e la sua produzione industriale migliora meglio di Francia, Germania e Gran Bretagna. Basterebbe e avanzerebbe per promuovere a pieni voti il governo Gentiloni ma una disoccupazione ancora a due cifre (11,5% su base annua) e un sostanziale pessimismo (o vittimismo) dell’opinione pubblica mettono in forse il prosieguo di tale esperienza nell’anno che verrà.

Area mediorentale

Medio Oriente. La distensione che gli osservatori prevedevano tra Trump e Putin è durata lo spazio di un mattino. Il 7 aprile Donald Trump ordinava un inutile attacco di 59 missili Tomahawk contro la base aerea siriana di Shayrat, in Siria, in rappresaglia di un presunto raid russo-siriano con armi chimiche, verso i ribelli antigovernativi una volta sponsorizzati dagli USA di Obama. Il risultato “politico” di tale azione è stato un ulteriore isolamento degli Stati Uniti negli assetti geopolitici dell’area. Sul destino siriano, infatti, ora si riuniscono Russia, Iran e – addirittura – la Turchia di Erdogan, una volta, filoamericana “di ferro”.

Gli USA restano alleati di Arabia e paesi satelliti che Trump arma contro l’Iran, mandando a carte 48 la distensione che Obama era riuscito a ottenere con Teheran dopo lunghe trattative. Ancor più, Trump ha stretto legami con Israele, annunciando il trasferimento della sua ambasciata a Gerusalemme. Sicuramente, nell’area mediorientale, si registra un ulteriore arretramento degli Stati Uniti, a favore di Putin e dei suoi alleati vecchi e nuovi.

Terrorismo islamico

Nel corso dell’anno, comunque, la riconquista di Mosul sul fronte iracheno (grazie all’apporto dei curdi) e quella di Rakka su quello siriano hanno sostanzialmente eliminato lo stato islamico dal suo territorio. Non per questo è finita la minaccia terroristica dell’ISIS su base mondiale: gli attentati alle chiese copte di Alessandria d’Egitto, il 9 aprile (47 morti); di Manchester, il 22 maggio (22 morti); di Londra, il 3 giugno (8 morti); di Barcellona, il 23 agosto (124 morti) e a New York, nella giornata di halloween (8 morti), stanno ad indicarlo.

Ad essi si affiancano altri numerosi attentati contro l’Islam “moderato” o solamente “eretico” dal punto di vista dei fondamentalisti (Istanbul, 1 gennaio: 39 morti; Baghdad, 2 gennaio: 56 morti; Pakistan, 16 febbraio: 90 morti; Minya, 26 maggio: 29 morti; Quetta, 12 agosto: 15 morti). Un elenco che difficilmente avrà fine, nel corso del prossimo anno.

Sono quindi molti i fronti che presentano scenari completamente diversi rispetto al 2016. Pericolosissima la questione nord-coreana. In via di lenta stabilizzazione quella medio-orientale (ma non favorevolmente per i progetti di medio e lungo periodo degli Stati Uniti). La presidenza Trump, paradossalmente, sembra incrementare le opportunità politico-economiche della Cina e migliorare quelle dell’Europa nel mondo.

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