Dallas Buyers Club: ovvero la grande guerra all’AIDS tra divieti di cure e sperimentazione

Dallas BuyersE’ uscito nelle sale Italiane “Dallas Buyers Club” un film in concorso per l’Oscar. La storia racconta la battaglia di un uomo, della workclass americana, Ron Woodroof (realmente esistitito) che un giorno si scopre essere affetto da una nuova malattia quella dell’Aids. Siamo agli inizi degli anni 80, e la malattia si sta iniziando a diffondersi negli Usa come in Europa e in Italia.  Il problema era che nessuno sapeva cos’era e soprattutto come curarla.

Una malattia che conterà centinaia di morti soprattutto tra la popolazione dei tossicodipendenti da eroina, omosessuali e in seguito anche tra emotrasfusi ed eterosessuali. Ma il protagonista non è tra queste categorie. Lui è un “macho”, ama le donne, si dedica ai rodei, alle scommesse. Vive in un ambiente duro, violento, maschilista, si direbbe adesso “omofobico”. Oltre al trauma della malattia, si aggiunge immediatamente quello della riprovazione sociale, quella di aver preso una malattia dei “finocchi” e quindi il protagonista finisce per essere abbandonato dai suoi amici, evitato, insultato, lasciato completamente solo.

Ma è in questa solitudine che il protagonista inizia una battaglia alla ricerca di un farmaco che lo possa guarire.  E qui inizia  il grande scontro con la medicina ufficiale, con la ricerca scientifica, la  “sperimentazione”  (ancora non esisteva un farmaco contro l’AIDS)  e di conseguenza con le leggi che controllano la vendita e il controllo dei farmaci. Partendo da una storia personale, vera, il film riesce a raccontare un periodo storico forse il meno conosciuto, della battaglia contro il diffondersi dell’AIDS.

Nelle società avanzate la medicina sembrava aver raggiunto alti livelli di conoscenza su tante malattie, riuscendo anche a trovare antidoti che ne avevano ridotto la portata e la pericolosità (basti pensare alla poliomelite, vaiolo ecc). La comparsa dell’L’AIDS, fa saltare immediatamente tutte le certezze , non ci sono cure per una malattia che comincia ad uccidere senza pietà.

Il film ci mostra  quello che hanno vissuto gli ammalati, che, colpiti da un malattia sconosciuta,  in assenza di cure specifiche cercano di sopravvivere, anche affidandosi a cure diverse,  non ufficiali, che però riescono in qualche modo, se non a guarire,  almeno ad allungare la vita. Contro la medicina ufficiale si organizzano cercando di comprare farmaci alternativi sperimentando cure,  contrastati duramente  dlla FDA (Food Drugs Administration)  la potente lobby del farmaco americano. In questo caso è la sperimentazione del’ AZT farmaco contestato da molti, per i suoi gravissimi  effetti collaterali,  osannato da altri che lo hanno considerato in grado di arrestare lo sviluppo della malattia dell’AIDS.

Al di fuori della storia raccontata nel film, salta agli occhi l’annoso problema dello sviluppo della ricerca in  medicina,  dei suoi rischi,  delle sconfitte e delle vittorie delle regole giuridiche delle commissioni delle valutazioni. Ancora adesso si discute sull’efficacia di certi farmaci, sul fatto che spesso hanno effetti collaterali dannosi, che non servono perché tanto si “muore lo stesso”. Manca spesso il punto di vista dei pazienti, schiacciati tra questi grandi dilemmi, tra  il desiderio di sopravvivere in qualsiasi modo, il bisogno di certezze, anche quelle che non danno speranza o che sono inutili.

In questo contesto la ricerca scientifica, che si dibatte tra la missione di  combattere le malattie e dall’altra deve fare i conti con i budget, con le spese per la ricerca,  con la sperimentazione sugli esseri umani, mentre  dietro aleggia inquietante, chi mette mano al portafoglio, chi garantisce gli alti costi economici della ricerca e che soprattutto alla fine ci siano i guadagni.

Restano ovviamente i grandi interrogativi di cosa sia giusto fare, se continuare con la sperimentazione sugli esseri umani, su animali, abbandonarla, avere la libertà di cura, andare da chi si vuole  oppure affidarsi solo alla medicina ufficiale, rifiutando qualsiasi altra alternativa.

Scienza e coscienza dicono i medici e ci crediamo, ma ancora a tante domande non ci sono risposte.

di Gianfranco Marullo

foto: infooggi.it

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