Palermo- Il senatore Pdl Antonio D’Ali (62 anni) è stato assolto per concorso esterno in associazione mafiosa per i fatti successivi al 1994, mentre quelli antecedenti sono caduti in prescrizione.
Nello specifico, la prescrizione riguarda la vendita fittizia di un terreno di proprietà di D’Alì ai Messina Denaro, storica famiglia di Castelvetrano, tramite il prestanome (poi pentito), Francesco Geraci. La vendita sarebbe servita per favorire Cosa nostra nel riciclare 300 milioni delle vecchie lire.
La sentenza di Andreottiana memoria era attesa 10 giorni fa, ma adesso si allungano i tempi del processo al banchiere berlusconiano, sottosegretario all’Interno per 5 anni, dal 2001 al 2006.
Ad emetterla con rito abbreviato, è stato il Gup di Palermo Gianluca Francolini che ha dunque respinto la richiesta di condanna a 7 anni e 4 mesi, avanzata dai pm Paolo Guido e Andrea Tarondo.
Ecco nel dettaglio cosa è successo:
I legali del senatore , Gino Bosco e Stefano Pellegrino, avevano prodotto dieci articoli stampa nei quali si evidenziava l’inattendibilità di uno dei testimoni chiave , ovvero padre Ninni Treppiedi ,l’arciprete della Chiesa madre di Alcamo e il suo autista Vincenzo Basiricò, che avevano raccontato di essere stati minacciati da Girolamo Castiglione, un maresciallo dei carabinieri ed altre persone vicine all’imputato tra cui Luigi Manuguerra, (pregiudicato) sedicente mago con la passione della politica.
In particolare Treppiedi sarebbe stato minacciato di divenire “oggetto di campagna mediatica infamante”.
A questo punto il gup, dopo essersi ritirato per deliberare, ha respinto la richiesta di sentire nuovamente i teste.
Nell’elenco dei documenti prodotti, c’è stato pure un resoconto giornalistico assai dettagliati in cui si parla di un contatto tra il capomafia di Castelvetrano, Matteo Messina Denaro e il sacerdote, recentemente sospeso da Papa Francesco ( 5 anni) per una storia di ammanchi e vendite abusive di proprietà della Curia, che si sarebbe reso disponibile ad aprire conto segreto a New York.
Durante il processo l’ex tesoriere Treppiedi (già indagato per truffa a danno della Curia) è stato ascoltato per oltre 3 ore e durante la deposizione, avrebbe raccontato anche di presunte pressioni da parte dell’imputato per fare trasferire il dirigente di polizia Giuseppe Linares dalla squadra mobile di Trapani.
Il senatore D’Alì non si è presentato all’udienza, ma ha preferito restare a Roma.
di Simona Mazza
foto:.globalist.it


