
Si oppongono gli avvocati della famiglia di Sarah Scazzi di fronte alla richiesta di perizia psichiatrica depositata ieri dal legale di Michele Misseri, lo zio omicida. Loro vogliono battersi perché lo stesso non venga considerato incapace di intendere e di volere nel momento in cui ha ucciso la loro figlie e sorella. Per contro la difesa si appella alle diverse versioni offerte dall’imputato circa la dinamica del delitto, proprio per provarne lo stato di non lucidità al momento in cui lo stesso ha compiuto l’efferato gesto. Michele Misseri spiega che Sarah è scesa di sua volontà nel garage in cui lui si trovava alle 14.25-14.30 del 26 agosto, il giorno della scomparsa e quindi dell’omicidio. «Lei l’ha chiamata?», gli domandano i pm. Lui: «No, è scesa da sola». Sul perchè la ragazza abbia raggiunto uno zio che tra l’altro già l’aveva molestata in occasioni precedenti, Misseri non lo sa spiegare: “È scesa e ha detto: zio!”. Pm: “Per salutarti?” Misseri: “Per salutarmi, penso, penso di sì”. Pm: “Beh? E quando ha detto zio, lei che cosa le ha risposto? Vieni Sarah?”. Misseri: “No, non ho risposto niente (…). Poi non so quello che mi è successo, Sarah si è girata di spalle, forse stava guardando, si è girata, e io ho preso un pezzo di corda e l’ho attorcigliata al collo”. Sara non ha avuto la forza di gridare. L’uomo dichiara di aver stretto la morsa per 5-6 minuti, – un tempo troppo lungo per la difesa -; mentre il cellulare della ragazza squillava. Poi Sara è caduta sul pavimento. Questo quanto riportato circa l’ultimo interrogatorio, che non solo contrasta con i precedenti a cui Michele Misseri è stato sottoposto secondo la difesa; ma che non presenta alcun movente, a ribadire lo stato di confusione che lo ha reso in quel momento incapace di intendere a volere. La famiglia di Sarah non ci sta però, e chiarisce che non vuole alcuno sconto di pena per l’indagato.
di Redazione

