
Michele Misseri, in presenza del suo avvocato Michele Galoppa e davanti al gip Martino Rosati, il pm Mariano Buccoliero e il procuratore aggiunto Pietro Argentino, conferma che le molestie sulla nipote erano avvenute prima che compisse il folle gesto togliendo la vita a Sarah. «Che volete, confermo quanto detto. L’avevo già toccata un’altra volta, e lei mi aveva respinto. Successe all’ingresso di casa mia, dopo aver allontanato mia figlia con la scusa di prendere un bicchier d’acqua. L’avevo palpata. Anche per questo ero nervoso quel giorno, perché temevo che parlasse, più di quanto non aveva già fatto con mia figlia. Così l’ho invitata a entrare nel garage, le ho detto che non doveva parlare di quelle cose, che non si fa così con uno zio, poi le ho detto guarda che io ti voglio bene, le ho messo una mano sulla spalla, l’ho tirata a me, lei… aveva i pantaloncini corti… non ho retto e l’ho toccata addosso. Allora lei si è spaventata, si è voltata e ha preso il telefonino dicendo “E mo’ basta! Ancora! Ti faccio vedere!”. “E così, prosegue lo zio omicida – in un racconto che fa rabbrividire -, ho staccato la corda dal muro, la prima che capitava, e l’ho rincorsa…». Poi aggiunge: «Manco se ne è accorta, sino a che non aveva la corda attorno al collo. E allora era troppo tardi…». Gli altri detenuti: “Datelo a noi”
di Redazione

