Incontro con le Comunità Ebraiche, Cristiane e Musulmane, una serie di scatti fotografici per raccontare e far viaggiare con lui: Papa Wojtyla fa vibrare i cuori dei visitatori della mostra inaugurata il 25 marzo a Roma, presso il sito archeologico dello Stadio di Domiziano, appena riaperto al pubblico. Un racconto fatto con immagini straordinarie. Giovanni Paolo II ha compiuto gesti simbolici senza precedenti: è stato il primo Papa ad entrare in una sinagoga, a riunire in preghiera i capi spirituali delle principali religioni del mondo e, ad incontrare fedeli musulmani all’ interno di una moschea; ha pregato presso il Muro del Pianto (Muro Occidentale) a Gerusalemme.
La mostra ripercorre i momenti salienti del percorso di incontri con le religioni monoteiste come Ebraismo, Cristianesimo ed Islam, viaggio in Terra Santa, Giornate di Pace (Assisi).
Curata da Rosanna Cerbo (segretario generale Opera Karol Wojtyla) – rimarrà aperta al pubblico fino al 4 maggio ed è stata allestita in collaborazione con l’Ufficio Rabbinico di Roma, il Vicariato di Roma e il Centro islamico Culturale d’Italia.
Quello dell’antico Stadio di Domiziano, costruito nell’86 d. C. ai limiti della parte edificata del Campo Marzio e destinato alle gare di atletica, è il primo caso a Roma di concessione in uso a privati di un sito archeologico. A sobbarcarsi i costi della riqualificazione e della valorizzazione è stata, infatti, la società Mkt121 del gruppo Markonet, che ha ottenuto in cambio dalla sovrintendenza, come prevedeva il bando del 2010, la gestione dell’area archeologica a quattro metri di profondità per nove anni.
La Mkt121 -GRUPPO MARKONET- società di marketing, eventi e comunicazione – ha investito 1,6 milioni di euro per il recupero dello scavo, chiuso dopo il crollo di un blocco di intonaco nel 2010 e prima visitabile solo su prenotazione, l’ammodernamento del lucernario, e la musealizzazione del sito, circa mille metri quadrati di grandi arcate su pilastri e blocchi di travertino, con pannelli espositivi, una mediateca, un bookshop e un percorso accessibile per i disabili.
“L’area archeologica versava in stato di abbandono e degrado e si era riempita di rifiuti ” spiega Francesco Tamburella —. Ora è aperta tutti i giorni, con visite guidate in lingua su prenotazione e fra poco partiranno anche le mostre. Abbiamo voluto realizzare un “infopoint” che illustra non solo la storia dello Stadio, unico esempio in muratura finora conosciuto al di fuori della Grecia e del mondo orientale, e della Roma antica, ma anche quella delle pratiche sportive dall’antica Grecia alla Roma imperiale».Conclude con “una fatica burocratica che si è conclusa con l’ apertura di questa meraviglia” Sono già diecimila i turisti e i romani che nei primi tre mesi dalla riapertura “in sordina” del 14 dicembre scorso hanno visitato questo “gioiellino” sopravvissuto all’evoluzione urbanistica della città nei secoli: l’attuale piazza Navona occupa, infatti, la platea dell’antico Stadio di Domiziano (di cui ha conservato la forma), che misurava 275 metri in lunghezza per 106 di larghezza, e arrivava a contenere circa 30mila spettatori. Mentre dove oggi sorgono i palazzi che circondano la piazza, un tempo c’erano le gradinate.
È qui che si svolgeva il Certamen Capitolinum Iovi, la gara quinquennale istituita nell’86 d. C. a imitazione delle Olimpiadi greche. I giochi erano denominati agones e da qui deriva il nome della piazza, che da “agone” divenne “in agone”, “innagone”, “navone” e, quindi, “Navona”.
di Adelfia Franchi
AREA ARCHEOLOGICA DELLO STADIO DI DOMIZIANO – PIAZZA NAVONA – ROMA






