
È una storia che respira di attese quella di Francesca Cesaretti, pianista e didatta originaria di Rimini, classe 1981. A raccontarla è il pianoforte nel suo album Le Temps Suspendu, uscito a giugno 2025 per l’etichetta toscana Ema Vinci. Un viaggio controvento che l’ha portata nella Francia del “secolo breve”, agli inizi della modernità, per incontrare i temi del sogno e della notte nelle musiche di Debussy, Satie, Poulenc, Messiaen, Alain, Chaminade, Schmitt, Casadesus e Séverac. Dalle pagine più celebri a quelle più inesplorate, l’artista invita il pubblico ad ascoltarsi, non solo ad ascoltare, in un tempo che fa di ogni nota un sospiro dell’anima.
Certi amori nascono per caso e Francesca ha avuto il suo colpo di fulmine a 16 anni, sulle note di Al chiaro di luna di Beethoven. Gli anni successivi sono una conquista di titoli e successi: quattro lauree (una in Conservazione dei Beni Culturali, due in Pianoforte e una in Musica da Camera), numerosi concerti in Italia e all’estero, esperienze di direzione artistica e incarichi di docenza. Fresca del successo dell’ultima performance, che l’ha vista protagonista insieme al suo nuovo disco, entra nel bar con la felicità di chi ha coronato un sogno e io quasi dimentico che è la mia prima intervista.
Il suo album è una novità rispetto alle monografie di tendenza. Basti pensare al titolo, Le Temps Suspendu. Da dove nasce l’idea del tempo sospeso?
Da una sensazione. Nel 2020, durante la pandemia, vivevo da sola e il pianoforte era la mia unica compagnia. In quelle giornate deserte sopraggiunse una tendinite, che mi avvicinò a musiche lente e ipnotiche, intrise di una malinconia che sempre più mi apparteneva. Suonando Satie e Debussy, mi sono chiesta quale fosse l’elemento concettuale alla base delle loro opere e così ho intrapreso una ricerca che mi ha portata in vari paesi, anche oltreoceano. Alla fine ho deciso di restare nella Francia di inizio Novecento, sui temi del sogno e della notte che avvolgono le musiche dei compositori vissuti in quel periodo. Avevo trovato la mia quiete e da lì nacque l’idea del progetto discografico che, però, voleva un titolo. E cosa meglio di Le Temps Suspendu? Un tempo che racchiude la notte e ci eleva a uno stato di silenziosa contemplazione, tra le luci e le ombre della nostra interiorità. È quello che ho fatto io. Da Debussy e Satie a Poulenc e Messiaen, fino ai compositori meno conosciuti, come Alain e Casadesus, questi brani mi hanno conquistata: poche note, ma tanta bellezza.
È possibile rappresentare questa dimensione del tempo in concerto?
Ho creato questo progetto con l’intenzione di portarlo in pubblico. Volevo che fosse accessibile non solo a intenditori e appassionati, ma anche alle persone che non conoscono la musica classica. L’idea di inserire brani noti, come la prima Gymnopédie, al fianco di pagine meno conosciute è nata per avvicinare un pubblico eterogeneo. Ieri, subito dopo il concerto, è successa una cosa bellissima. Tante persone sono venute da me per dirmi: «Io non conosco la musica classica, però mi è piaciuta!»
Adesso sto costruendo una scaletta che unisce musica, luci, parole e silenzio. Sto valutando l’inserimento di un profumo, l’essenza di lavanda… senza creare sovraccarico sensoriale. Qui abbandoniamo anche il concetto di applauso: se la musica è così immersiva da portare lo spettatore nel flusso, l’applauso può spezzare quella magia. Il mio desiderio è far sì che le persone, attraverso questo progetto, trovino un momento per stare a contatto con loro stesse. Un sogno nel cassetto? Portare Le Temps Suspendu nel bosco, di notte.
Se questo album fosse un dipinto, quale sarebbe?
Sarebbe semplice rispondere con i quadri di Monet. In realtà, l’anno scorso è nata una collaborazione con un pittore riminese, che è deceduto a febbraio 2025, prima dell’uscita del mio album. Si chiamava Maurizio Minarini e a gennaio di quell’anno aveva organizzato una mostra intitolata Il senso del tempo. Ho sempre apprezzato i suoi quadri. Per il primo concerto dopo la pubblicazione del disco, chiesi ai suoi figli di portare cinque quadri che riflettessero la sensazione del tempo sospeso. La poetica di Minarini consta di elementi minimi e atmosfere rarefatte, ma l’essenzialità dei suoi quadri rivela un’estetica molto profonda. È una poetica dell’assenza che si ritrova nel mio disco. Se il mio album fosse un dipinto, sarebbe un quadro di Maurizio Minarini.
Il 2023 segna la vittoria al Concorso nazionale per docenti di pianoforte in Emilia-Romagna, volto all’insegnamento nelle scuole medie a indirizzo musicale. Ha mai pensato di proporre ai giovani la tematica del tempo sospeso?
Non ci ho mai pensato, perché no? Spesso eseguo i brani davanti a loro. Con i più piccoli avevo fatto un esperimento: mentre suonavo, loro dovevano disegnare quello che la musica gli suggeriva. Una bambina ha immaginato una cantina infestata dai fantasmi, molto adatta al tema dell’oscurità! (ride). Con gli adolescenti ho lavorato sulle emozioni, chiedendo di mettere su carta i sentimenti provocati dalla musica. Sono emersi pensieri molto profondi. Ricordo che una ragazza aveva immaginato l’amore sul Clair de Lune, che, in origine, si chiamava Promenade sentimentale. L’obiettivo è quello di renderli attivi con le loro fantasie sulla musica senza creare aspettative.
Un’ultima domanda: perché dovremmo ascoltare il suo disco?
È un bel finale (ride). La musica è la mia vita, ma quando ho deciso di registrare il cd avevo bisogno di dare un senso a quello che facevo. Ho registrato in completa solitudine, volevo vivere quell’esperienza con me stessa, nel mio tempo sospeso. Superare il mio silenzio interiore era la sfida che dovevo vincere. Penso che il senso più autentico di questo disco sia il modo in cui coinvolge le persone. È un percorso in cui iniziamo a sognare, per poi abbassare il volume dei pensieri e spogliare ciò che non è necessario. Ci infiliamo nell’oscurità della notte, nei nostri desideri, in quello che non abbiamo ancora ottenuto ma che vorremmo avere. Arriviamo ai nostri incubi, le parti più dissonanti del disco, le nostre paure, le ombre che chiedono di essere incontrate. Infine, assaporiamo la quiete interiore. Rincorrere i propri sogni per ottenerli, non solo per sognare: questo è il percorso di Le Temps Suspendu.
Foto di Fabio Boschi

