A tre anni dall’omicidio di Matteo Vaccaro, i genitori aspettano ancora che giustizia sia fatta

matteo_vaccaroLatina. L’omicidio di Matteo Vaccaro, il giovane di 30 anni ucciso il 31 gennaio 2011 presso il Parco Europa, sembra approdare nel nulla. Fra omissioni, depistaggi e inquinamento delle prove, infatti, ad oggi troppe ombre inducono i familiari a sospettare che la Verità processuale, non corrisponda alla Verità dei fatti.  

IL CASO

Ecco cosa raccontano i coniugi Vaccaro, Pia e Valentino.

Nella serata tra sabato 29 e domenica 30 gennaio 2011, eravamo con due dei nostri figli, Giorgia e Matteo, nel nostro locale “Pietra Nuda”, situato nella cosiddetta “zona dei pub” in via Ascianghi, quando dei ragazzi ubriachi hanno cominciato ad alzare la voce e rompere bottiglie davanti al nostro ristorante tanto che la porta antipanico non si apriva perché bloccata dai frammenti di vetro

 Nonostante numerose sollecitazioni ad un comportamento più civile, a seguito di un’ulteriore esplosione di urla, parolacce, bestemmie e chiasso, due clienti, disturbati da tutto ciò, si alzavano, esclamando “ Adesso esagerano “, con l’intenzione di intervenire personalmente.

Per evitare ciò, Matteo è uscito dalla cucina e, con la sorella, sono intervenuti per porre fine alla situazione E Matteo ha affrontato il più scalmanato del gruppo dicendogli “ Fino ad ora, ve l’abbiamo atto con calma. Ora Basta !”. Mentre Matteo si girava con l’intenzione di rientrare nel ristorante, anche Giorgia ribadiva quanto espresso dal fratello..

Lo scalmanato ubriaco ha cominciato ad inveire contro nostra figlia Giorgia urlando frasi sconce, che hanno, di fatto, portato alla lite.

Dopo mezz’ora si è pure presentato al locale Francesco D’Antonio (considerato l’organizzatore dell’agguato) il quale dopo aver detto di essere il cugino del De Masi, ci ha minacciato in maniera pesante.

Il 31 gennaio nostro figlio Alberto è stato contattato telefonicamente da un “pacere”, il quale chiedeva di fissare un incontro chiarificatore fra i litiganti.

Per l’occasione Matteo aveva cercato di normalizzare le cose dicendo all’ubriaco che sarebbe stato il benvenuto al locale, a patto di non alzare mai più il gomito, ma questi aveva insistito per telefonare al cugino ed organizzare un incontro anche con lui.

Fra i luoghi proposti per l’appuntamento (tutti appartati) era stato scelto il parco Europa, dove Matteo portava il suo cane (luogo facilmente visibile).

Matteo ed Alberto si erano presentati in orario ma nessuno si trovava nel luogo, così Alberto aveva deciso di telefonare al D’Antonio per sollecitare.

I ragazzi si erano seduti sulla panchina del parco, quando poco dopo sono arrivati gli altri: non si trattava di due persone ma di 7.

Alberto non aveva fatto in tempo a dire ” Meno male che dovevi venire da solo”, che uno di essi ha sparato tre colpi. Il primo a terra, il secondo ha centrato in pieno Matteo uccidendolo, Il proiettile destinato ad Alberto era finito altrove.

E’ stato Alberto a portare il fratello in ospedale, visto il tardare dell’ambulanza.

Fin qui i fatti. Il punto è che in questi anni qualcosa non si è venuti a capo di niente.

Innanzitutto il luogo del delitto non è stato transennato immediatamente e due giorni dopo, sul luogo del delitto, è passato un tagliaerba con aspiratore e, conseguentemente, le prove sono state inquinate.

Inoltre non si è cercato con un Metal Detector il primo proiettile esploso per terra.

Poi tutta una serie di omissioni e depistaggi hanno fatto il resto.

Non è neanche stata presa in debita considerazione la testimonianza di una signora che ha assistito alla scena dal suo balcone e che ha chiamato il 113.

L’ACCUSATO

L’esecutore materiale sarebbe Alex Marroni, (condannato a 24 anni), che da subito si è assunto la responsabilità del delitto. Gli altri accusati sono Francesco D’Antonio (condannato a 24 anni), Alex Marroni (a 24 anni); Matteo Ciaravino (a 15 anni), Fabrizio Roma (a 15 anni), Paolo Peruzzi (a 16 anni) e Giancarlo Toselli (a 15 anni).

Il punto, nel banale tentativo della difesa di minare le dichiarazioni rilasciate inizialmente dallo stesso Marroni e di conseguenza l’impianto accusatorio è che Marroni è mancino e che, secondo le indagini balistiche, il colpo sarebbe stato sparato con la destra.

La tesi della difesa, mancino o destro, a detta di esperti balistici di fama internazionale, è assolutamente ininfluente.

Inoltre, da intercettazioni telefoniche, il ragazzo avrebbe dichiarato al padre: “Se dico la verità, mi ammazzano”.

Cosa strana è che nessuno dei 7 giovani (del settimo tuttavia non si conosce l’identità) coinvolti nell’agguato conosceva personalmente i fratelli Vaccaro, a parte il D’Antonio e il Peruzzi, già pregiudicati.

Non c’è traccia del bossolo, che avrebbe infranto la vetrina di un negozio. Non è stato preso in considerazione neppure un filmato in cui si vedono dei pacchi sulla panchina, contenenti probabilmente l’arma del delitto.

C’è poi chi parla di due pistole, una delle quali, probabilmente una scacciacani, appartenente Matteo.

In tutto ciò, nessuno degli indagati ha mai proferito parola durante i processi e quando hanno parlato, hanno affermato cose contraddittorie.

Francesco D’Antonio, considerato l’organizzatore del delitto, ha dichiarato alla fine del processo “Quando sono arrivato c’erano tre persone che hanno cominciato subito a sparare, io non ero armato. Sono fuggito e il fratello di Matteo Vaccaro mi rincorreva con la pistola in mano. Sentivo il rumore del grilletto ma l’arma non sparava, forse era scarica o inceppata”.

Mentre Alex Marroni, che si era autoaccusato da subito, ha detto: «Sono mancino, ho sempre solo usato la mano sinistra». Il suo avvocato, Gaetano Marino, ha sottolineato l’incompatibilità della traiettoria del colpo mortale con l’impugnatura sinistra di Marroni, in base alla posizione rispetto alla vittima.

Fabrizio Roma che ha addirittura negato la sua presenza: “Quella sera ero a casa insieme ai miei genitori. Poi i miei amici mi hanno chiamato e siamo usciti per festeggiare il Latina che era campione d’inverno, neanche conoscevo la famiglia Vaccaro”.

Dai sopralluoghi a casa del Maroni sarebbero state trovate una pistola e della cocaina. L’arma del delitto sarebbe una 7,65

LO STRANO PROCESSO

Il processo ha subito forti rallentamenti a causa del cambio dei Pm.

Il Primo, Giuseppe Miliano, titolare del processo, ha subito un incidente ed è stato sostituito per ben tre volte. Prima dalla dott.ssa Falcione, poi dal dott.ssa Gentile, che aveva “imposto” l’accusa di premeditazione e tentato omicidio ed, infine, dal1la dott.ssa Monsurro (figlia di uno dei Pm del caso Moro).

La cosa che desta sconcerto è che, durante gli interrogatori, nella confusione del momento, sulle carte sia stata attribuita un’affermazione che Alberto non aveva mai fatto:’ Ho visto mio fratello estrarre una pistola e sparare’’ mentre Alberto ha detto ‘’ Ho visto mio fratello fare un movimento che, da dietro, non sono riuscito ad interpretare’’.

OLTRE IL DANNO LA BEFFA

I legali della famiglia Vaccaro Benedetto Faralli, Carlo Alberto e Luca Melegari, hanno chiesto 3,4 milioni di euro come risarcimento, ribadendo chiaramente che Matteo quella sera non aveva sparato, basandosi su dati oggettivi.

Secondo le indagini balistiche infatti, le tracce di polvere da sparo trovate sulla sua mano proverrebbero dalla pistola che l’ha ucciso.

Inoltre i legali hanno più volte sottolineato il profilo psicologico di Matteo, un ragazzo altruista e generoso, sempre pronto ad aiutare il prossimo, in contrapposizione con i balordi che avrebbero premeditato l’omicidio (cosa emersa da alcune intercettazioni telefoniche venute alla luce parecchio tempo dopo l’accaduto).

 Secondo messaggini inviati da schede SIM intestate a stranieri e non a loro stessi subito prima e dopo l’omicidio di Matteo Vaccaro e opportunamente cancellati sul cellulare di Marroni, uno strano sms inviato prima del delitto al Parco Europa da Francesco D’Antonio a Paolo Peruzzi e poi una montagna di chiamate e messaggi in cui gli imputati e gli amici di quest’ultimi parlano di calcio, musica, donne, cibo e videogame. Questo quanto emerge dalla perizia compiuta da Fabrizio Stipo sui telefonini di Alex Marroni, Paolo Peruzzi, Francesco De Masi e Francesco D’Antonio, disposta dalla Corte d’Assise del Tribunale di Latina per verificare la rubrica di tali cellulari acquisiti dalla Mobile e le comunicazioni. . Secondo la pubblica accusa, telefonate e messaggini sarebbero stati finalizzati all’accordo per quella che è stata ritenuta una spedizione punitiva nei confronti del ristoratore, dopo che nel suo locale aveva avuto un litigio con De Masi, cugino di D’Antonio, uno screzio da lavare col sangue
la cosa grave è che nessuno ha mai esibito tali intercettazioni ai fini dell’indagine e delle perizie e per tali motivi si è chiesto il trasferimento del processo.

Intanto il Peruzzi, (condannato a 16 anni), per il quale è stata disposta la scarcerazione in quanto non è in grado di reggere il carcere, si è dato alla latitanza e ad oggi si è persa traccia di lui.

Nella lettera lasciata alla famiglia il giovane si dichiara sconvolto, incapace di reggere il peso di quanto accaduto e si rammarica di non aver potuto chiedere scusa alla famiglia Vaccaro.

Nel frattempo i giudici di Latina hanno respinto la richiesta di arresti domiciliari presentata da Gianfranco Toselli, un altro dei condannati, confermando la detenzione in carcere.

Ora

OMICIDIO VACCARO, LA MAMMA DI MATTEO SCRIVE

“Prevedibile l’evasione di Peruzzi, ora attenti a D’Antonio”.

Paolo Peruzzi

LATINA – La Procura ha chiuso le porte della stalla quando il bestiame è scappato?

Un classico! Ho sempre paventato quest’eventualità rivolgendomi più volte agli Organi competenti sia a voce che per iscritto: invano!

Ora mi chiedo perché, io, persona normale e pensante, mi sono posta questa domanda e gli Organi competenti no?

Non sarà forse il caso che, con urgenza, il sig. Francesco D’Antonio venga messo in sicurezza in una struttura carceraria vera, visto che si è liberato dalla depressione che lo attanagliava e che si presenta, oggi, a noi, in ottima forma fisica, ben nutrito e con le sopracciglia ben curate. Chi è depresso queste cose non le fa: la depressione vera è un’altra storia, è cosa seria.

Quindi, sarebbe giusto e salutare per la società che D’Antonio torni al regime carcerario che gli spetta e che si è guadagnato con tanta gloria e 24 anni di detenzione.

Questa si chiama giustizia!

Speriamo quindi, che le evasioni non diventino due!!!!!!!!!!!!!!

Ma torniamo a Peruzzi.

Paolo Peruzzi è evaso, e ne ha avuto di tempo per organizzare minuziosamente questa evasione!

Nella lettera lasciata alla famiglia, come riportato dalla stampa, scrive di voler andare in un luogo dove i problemi si risolvono. Si allontana da casa a piedi, senza soldi, senza telefonino.

Io, in genere, bevo acqua, non fandonie!

“ Mi uccido “, titola la stampa: questo ha scritto. Commediante!

Eventualmente, di tempo ne ha avuto, perlomeno lo stesso che, con i suoi compagni d’avventura, non ha lasciato a mio figlio Matteo e, per quel delitto insano e inutile, si è guadagnato i 16 anni di condanna, di cui quasi 2 trascorsi a casa, tra le braccia “amorevoli dei suoi familiari, lui così fragile da non poter essere in grado di sopportare il regime carcerario”.

Mentre Noi sì che possiamo e dobbiamo ineluttabilmente provare, senza riuscirci e senza sconti, a vivere senza il nostro Matteo.

Ed Alberto, come ha vissuto, vive e vivrà per tutti gli anni della sua vita con quella costante visione negli occhi, nella mente e nel cuore ??? Quasi a sentirsi in colpa di essere ancora qui con noi !

E Giorgia che soffre in maniera inimmaginabile per la morte del fratello e le sue notti angoscianti, rabbiose, senza poter far niente.

Quando tutto questo abbrutimento e questo stato fortemente devastante finirà?…………Penso mai!

Ma spero, con tutto il cuore di madre, che accada magicamente il contrario.

Lei che amava ed ama i suoi fratelli più di se stessa: i tre fratelli Vaccaro, conosciutissimi, che, quando stavano insieme erano in grado di dare un senso e l’esempio ai loro coetanei i quali non mancavano mai di ammirarli per quanto la loro positività fosse così palpabile e coinvolgente.

Purtroppo tutto questo non avverrà mai più allo stesso modo.

Ma torniamo sull’incompatibilità di Paolo Peruzzi con il regime carcerario. Quella mente criminale non aveva tenuto conto, prima di compiere un atto così vile, di ciò che gli sarebbe capitato? Oppure pensava, e questa volta pensava bene, che Io, che Noi, che tutta la famiglia Vaccaro avrebbe preso il suo posto, cosa che è accaduta, perché Noi vivremo sempre nel dolore e nella mutilazione che lui ed i suoi degni compari hanno voluto regalarci.

Perché, Perché? Questo vorrei chieder loro guardandoli fissi negli occhi, ma tutti, compresi quei genitori che, evidentemente, non si sono arresi neanche di fronte all’evidenza dei fatti.

Quei genitori che permettono al figlio di evadere per non assumersi la responsabilità di un gesto così esecrabile; che non hanno mai sentito il bisogno di chiedere scusa alla nostra famiglia per il gesto inutilmente ed immotivatamente criminale commesso dal loro figlio.

Responsabilità, termine che non sembra far parte del loro essere, almeno stando al loro comportamento in Aula.

Un episodio, in particolare mi torna alla mente: il giorno della requisitoria finale del P.M., dott.ssa Daria Monsurrò, con relativa richiesta delle pene, mentre ad udienza terminata lo stesso P.M. stava salutando mio marito nell’aula della Corte d’Assise ed alla presenza dei nostri difensori e di svariate altre persone, Peruzzi senior, peraltro già uscito precedentemente dall’aula, vi faceva rientro e, con atteggiamento di sfottò, si avvicinava ai presenti e, rivolto a mio marito ed al P.M., affermava “ Allora questa sera andrete a cena insieme!”.

Questa frase, questo atteggiamento, la dice lunga!

Vergogna, vergogna, vergogna.

Tuo figlio ha ammazzato mio figlio come un cane: come può una persona, un genitore comportarsi così invece di sprofondare al centro della terra per la vergogna e non ricomparire mai più ?……………………………

Come può sua figlia, dinanzi ad una Corte d’Assise, comportarsi istericamente ed appellando il P.M. con termini irripetibili.

“Dulcis in fundo “: il venticinquenne Paolo Peruzzi, assassino, non ha avuto il coraggio di chiedere scusa ai Vaccaro – così scrive nella sua lettera di commiato dalla famiglia -.

Scusa? Dove ha imparato questo termine? Sono tante le persone cui dovrebbe chiedere scusa.

Ma quale scusa, non c’è scusa che noi potremmo accettare e, per quanto mi riguarda, forse, ci penserei quando e solo se dovessi vedere sul suo volto un vero pentimento; ma ci penserei molto, molto a lungo anche in questo caso. Prenda il suo coraggio e si costituisca, sconti la sua pena, per quanto lieve, in una struttura carceraria vera e poi, forse ne riparleremo.

Fino ad allora, le scuse le dobbiamo, noi tutti, solo a Matteo, per non essere stati in grado di impedire a Paolo Peruzzi, suo assassino, di evitare di scontare la sua pena.

Almeno fino ad oggi!. Ringraziamo il nostro Matteo per averci dato l’onore e l’orgoglio di essere esistito.

Lo ringraziamo di esistere.  Maria Pia Taloni Vaccaro

di Simona Mazza

foto: radioluna.it

1 risposta

  1. YWH

    Signora Maria Pia verrà il giorno della giustizia divina e questi 6 animali, farabutti, cancri della società, moriranno lentamente e tra mille sorfferenze (insieme alle loro famiglie) che, purtroppo, non basteranno mai a sanare le sofferenze della vostra famiglia. Un abbraccio sincero, un cittadino di Latina

    Rispondi

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.