Vita sociale e giuridica tra realtà e magìa

superstizione

Come conciliare l’antichissimo conflitto tra la superstizione e la religione?

Ma è proprio vero che la superstizione costituisce il frutto di una credenza irrazionale dettata dall’ignoranza e dalla paura?

E le pratiche rituali a cui si attribuisce il potere di scongiurare eventi negativi o favorirne di positivi, non lasciano pensare alla forma giuridica del processo dove il bene deve sempre prevalere sul male?

La questione è assai complessa.

E’ noto che anche le persone più insospettabili non riescono ad evitare il collegamento tra accadimenti reali – siano essi personali, giuridici, politici – e la magia previsionale: difficilmente prenderebbero importanti decisioni senza aver preventivamente consultato maghi e fattucchiere, non restano indifferenti al passaggio del gatto nero o alla imbarazzante tavolata con tredici commensali e leggono l’oroscopo quotidiano con “religiosa” regolarità.

Ben consapevole della impressionante diffusione della superstizione nel genere umano, nel corso dell’omelia di una delle caldissime domeniche estive del 2017, il Santo Padre ha condannato senza mezze misure i fedeli che fanno uso delle mantiche esoteriche, affermando categoricamente che “…quando ci si aggrappa a oroscopi e cartomanti si va a fondo”…; insomma le bufere esistenziali dovrebbero essere superate attraverso la forza della fede cristiana perché ricorrere a queste scappatoie significa essere incapaci di rifuggire la pericolosissima “… “…tentazione di salire sui battelli ammalianti ma insicuri delle ideologie, delle mode e degli slogan”.

Alla chiara categoricità dell’invito si contrappone quel sottile e misterioso filo conduttore che esiste tra piccole e grandi paure umane con il loro collegamento risolutivo a simboli ormai convenzionali, spesso di carattere numerico: si pensi al 13 che corrisponde – guarda caso – all’Arcano della Morte nei Tarocchi, che però gli esperti assicurano (superstiziosamente?) che si tratta di trasformazione vitale spesso di natura positiva.

Ma che dire anche degli altri Arcani dello stesso mazzo come l’8 che corrisponde alla Giustizia, poi l’11 che corrisponde alla Forza e il 14 che corrisponde alla Temperanza? Questi tre soggetti rivestono un ampio significato religioso perché si identificano con tre delle quattro virtù cardinali della dottrina cattolica e non solo perché il primo è a sua volta il chiaro simbolo del sistema giudiziario rappresentato dalla antica Dea Romana Temi che tiene con la mano sinistra la inequivocabile bilancia rappresentativa dell’equilibrio delle cose e che è raffigurata ovunque in ambito giudiziario.

Inutile dire che le coincidenze dei significati simbolici di queste figure sono universalmente riconosciuti come identici anche nelle corrispondenze dei contenuti.

Curiosamente, nella sezione fallimentare del Tribunale di Roma, nell’ultimo corridoio a destra verso le aule dei giudici, questi arcani sono appesi sulla parete di destra, un po’ nascosti, ma posizionati lì ormai da anni e anni.

La formidabile densità di simboli e conseguenti significati, non può quindi non ricollegarsi ad un unicum superiore, forse suggestionante, ma ricognitivo quantomeno sotto il profilo delle interpretazioni, spesso univoche e ragionevolmente consolatorie per chiunque possa trovarsi in un uno stato di difficoltà anche momentanea.

Del resto, consultare un cartomante per qualche “rispostina veloce” impegna e costa molto meno di un ciclo di incontri con uno psicoterapeuta: nel primo caso, il veloce scambio di  “botta e risposta” aiuta a risolvere il problemino quotidiano, nel secondo caso, occorre realmente mettersi in gioco e “scavare” dentro di sé col rischio di prendere atto di aspetti della propria vita interiore che a volte sarebbe meglio lasciare dove sono.

Sul punto della psicoterapia, sempre il Santo Padre, qualche settimana dopo aver scagliato l’invito a tenere lontani maghi e streghe, ha “confessato” pubblicamente di aver fatto ricorso in passato a una psicanalista di religione ebrea, decantandone le lodi e precisando che lo aveva aiutato a comprendere molte cose in una fase della vita di suo profondo smarrimento; notoriamente, l’atteggiamento della Chiesa non è particolarmente benevolo verso questo tema, anzi.

Si è così ampliato, nel corso del dibattito, lo spettro della riflessione generale sulla laicità sotto il profilo della reciprocità tra le religioni (e non solo), qui io riferendomi ai grandi temi correlati della medicina e della giustizia nel senso appena considerato.

Nel primo caso, conoscendo personalmente psicoterapeuti accreditati che fanno uso della cartomanzia e dell’astrologia nel corso del cammino di ricerca interiore dei loro pazienti, spesso rilevo che l’approccio “magico” è più accattivante e democratico della psicoterapia, certamente più selettiva e per alcuni “terrorizzante”.

Nel secondo caso, che è quello che più mi appartiene per elezione professionale forense, mi diverte immaginare quando nell’antica Roma il Fas (che era l’espressione della parola degli Dèi) prendeva forma attraverso lo Jus (che incarnava ogni norma di diritto). Attualmente l’uso della legge è, razionalmente, un vero e proprio antidoto al male sociale nonché strumento di tranquillità intellettuale; la struttura ipotetica della norma (“…se fai a, allora succede b…) che ricollega una punizione a un comportamento illecito, rende la legge stessa non propriamente superstiziosa, ma ne trasforma come tale il risultato perché – in fondo – l’applicazione delle leggi ai casi concreti riempie quell’horror vacui di cui è affetta la natura umana.

Allora, lo vogliamo dire che si potrebbe ricostruire il tutto utilizzando i criteri generali operando la classica finale recondutio ad unum?

E se sì, con quale ordine di priorità?

Superstizione esoterica che volge a: religione, psicologia clinica e giustizia.

Con questi indiscutibili nessi di collegamento che si ravvisano nella simbologia esoterica, fedelmente riproposta in ambito religioso, psicoterapeutico e giuridico non resta dunque che attivare scherzosamente il “gioco delle tre carte”.

Concludo raccontando un fatto di circa tre settimane fa, ove, nella conferenza di chiusura della decima edizione del Festival Esoterika 2017 che si è tenuto al Parco Leonardo di Roma ed al quale ero stata invitata come relatore, parlando – appunto – dei “Profili giuridici della superstizione”, ho evocato un recentissimo spot pubblicitario di una nota marca di merendine che ha scatenato polemiche inenarrabili, spiegando che il meteorite che prima ha (fintamente) ucciso la mamma, poi il papà e infine (dopo le preoccupate repliche di dei genitori) anche l’insopportabile bambina protagonista, era stato ispirato (almeno così l’ho interpretato) da una paurosa notizia di circa un mese e mezzo fa, ove in un articolo piuttosto “defilato” si annunciava il passaggio di un vero e proprio meteorite gigantesco che avrebbe sfiorato la Terra per poca, ma abbastanza preoccupante, distanza.

Sono convinta che, per esorcizzare il terrore di veder colpito il nostro prezioso pianeta, i persuasori occulti della pubblicità commerciale hanno pensato bene di scherzare addirittura con la morte che è l’espressione massima della paura umana.

Più superstizione di così…..

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