Visitare Roma: indicazioni per i britannici

Ditemi quello che volete ma Roma è Roma e non si discute.

A Roma c’è tutto: c’è il sole, c’è il ponentino, c’è il Cupolone e c’è l’arte.

A Roma c’è la Storia, dalle origini della civiltà alla sua decadenza: noi, a Roma, copriamo l’intero arco della evoluzione, dal Colosseo a Corviale, dal Foro Romano alle discariche abusive, dagli acquedotti ancora in piedi alle scale mobile scassate.  Noi, qui, abbiamo tutto. Che ne sapete, britannici, voi così efficienti e perfettini, di cosa sia la vita vera in una città pervasa dalla Storia? Venite a trovarci, a Roma, e ve la facciamo vedere noi la Storia e la civiltà.

L’aria di Roma ti avvolge appena esci dall’aeroporto, quando ti si avvicinano strani figuri che, a mezza voce, ti chiedono “taxi?” e sono anni che mi domando chi cavolo siano, perchè non sono nè tassisti nè autisti privati, ma si dileguano appena sentono che sono italiana e forse non lo scoprirò mai.

L’aria di Roma ti segue sul raccordo anulare: che emozione incontrare i tanti Hamilton de’ noantri che ti superano a destra, a sinistra, al centro, ovunque, che si attaccano al sedere della tua macchina lampeggiando, incuranti dei limiti di velocità e del fatto che davanti a te c’è un’altra auto, e poi un’altra, e un’altra… dove vuoi andare, me lo spieghi? Eppure loro lì, dietro di te, sempre più attaccati chè, d’altra parte, se uno è Hamilton dentro non puoi fermarlo. Ora, non che i britannici, sulle loro grandi arterie di comunicazioni, non corrano in macchina ma, pensa tu, sono soliti rispettare i limiti di velocità. Lo so, stranezze d’oltre Manica, frutto anche delle multe che vengono, inesorabilmente, inflitte a chi supera i limiti. E vengono sempre pagate.

Anche ad occhi chiusi, ti accorgi di quando sei uscito dal raccordo anulare: non importa quale strada consolare imbocchi, ma quel tremolio dentro l’auto, quei sobbalzi sempre più decisi della vettura che, prima o poi, ti faranno sfiorare il tettuccio con la testa, l’inconfondibile cigolio delle sospensioni ti faranno capire che sei entrato a Roma, la città delle buche. Le abbiamo di tutte le misure: da piccole ad immense, voragini che si aprono all’improvviso e sono capaci di fagocitare decine di auto. Altro che i britannici, che, un paio di anni fa, hanno fatto tanto caos per una buchetta nella quale era quasi caduta una, dico una sola macchina. Robetta rispetto a noi, scusate se insisto. Che poi le buche più insidiose sono altre: sono le migliaia disseminate per tutte le strade di Roma, di misure e profondità variabili, da pochi centimetri al centro della terra. Britannici, voi che siete riusciti a lamentarvi delle quattro buchette che vi rendevano difficile guidare, venite qui che vi facciamo vedere noi cosa significa “buca”: a Roma mica accendi la macchina e vai, scordatelo, a Roma devi aver fatto un corso di guida sui tratturi per poter girare in auto, altro che! Per non dire degli ostacoli che si possono incontrare lungo il percorso, perchè è sempre più frequente trovare la strada sbarrata da scatole di cartone o da grandi buste volate via dai cassonetti (da noi vengono svuotati quando capita): che fai se te li trovi davanti alle ruote della macchina? Sei capace di evitarli senza schiantarti? Noi siamo diventati maestri.

Ma la nostra, vera, grandezza è un’altra.

Basta un’occhiata e quando vedi certe cose capisci subito che puoi essere solo a Roma: perchè è vero, abbiamo tanti difetti, ma non troverete nessun altro capace di parcheggiare come noi. Anzi tutto, la sosta in seconda e terza fila è regolamentare, sappiatelo; se uno deve prendere un caffè, comprare le sigarette, fare una spesa veloce o prendere un aperitivo, la macchina va lasciata lì dove capita, l’importante è che restringa la carreggiata quel tanto che basta a rendere difficile ma non impossibile il passaggio di un autobus. Lo so, non è facile ma si impara. Quanto alle macchine regolarmente parcheggiate e bloccate da chi ha parcheggiato in seconda fila, ça va sans dire, che t’è venuto in mente di parcheggiare proprio lì, davanti ad un esercizio commerciale? È ovvio che verrai bloccato, te la sei cercata. 

Britannici, voi che seguite le regole, voi che, addirittura, rispettate le ore in cui, lungo la stessa strada, si può parcheggiare o no, voi che pagate sempre la sosta, venite qui che vi facciamo vedere come si fa nella vita vera. Anzi tutto imparate che “striscia blu, nun te temo: bisognerebbe pagare ma non si fa, mica possiamo perdere tempo a cercare le monetine (le applicazioni per pagare le usano in quattro), tanto non passa nessuno a controllare e, se ti fanno la multa, la impugni.

Poi, non trovi un parcheggio regolare? Ma che problema c’è? Noi, il parcheggio, lo inventiamo. Ogni angolo di strada, ogni scivolo per invalidi, ogni striscia pedonale, ogni marciapiede può servire all’uso. Basta avere occhio e noi, modestamente, abbiamo gli occhi buoni. Perciò, britannici, sappiatelo: se venite a Roma con figli piccoli in passeggino, cavoli vostri, capace che salite sul marciapiede a Via Barberini e scendete quasi all’imbocco della Colombo.

E non è che sul marciapiede avrete vita facile, perchè le buche sono ovunque anche lì. Ma le insidie vere, sul marciapiede, sono altre: le cacche di cane. Lo so, a Londra, se ne viene trovata una, fosse anche in un parco, arriva la scientifica. Noi, a Roma, ci giochiamo a campana, avete presente? Nel gioco originale non dovevi pestare le righe, oggi abbiamo sostituto le righe con gli escrementi ma sempre saltare tra uno e l’altro ti tocca. È o non è grandezza questa? Dove la trovi, al mondo, un’altra città più divertente di Roma? E più bella. Perchè, nonostante tutto, tra cacche e buche, tra parcheggi folli e sporcizia, Roma è talmente bella che riesce sempre a sembrare una regina anche se i suoi sudditi, a parole adoranti, la ricoprono di stracci.
 

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