Uova di Pasqua britanniche

Nell’anglicana Inghilterra ci sono festività che passano del tutto inosservate, ad esempio Ferragosto, questo sconosciuto, ed altre, invece, cui viene attribuito un giorno di vacanza in più rispetto all’Italia: la Pasqua.

Nella nostra penisola, laica ed ultra cattolica insieme, Venerdì Santo si lavora; in Gran Bretagna è festa, anzi, bank holiday, come dicono qui. 

Apro una piccola parentesi: ma quanto fa tristezza chiamare una vacanza “bank holiday”? Nome che, tecnicamente, sarebbe anche appropriato, perchè in vacanza ci va solo chi lavora in finanza; negozi, musei, mezzi di trasporto, tutta funziona come sempre, chè questo paese si ferma solo il giorno di Natale. Però che tristezza! Chiusa parentesi.

Fatto sta che Venerdì Santo è festa e l’anno in cui sono approdata nella terra dell’autunno perenne, avevo pensato che questo indicasse quanto la Pasqua  fosse celebrata in UK; quindi, se tanto mi dà tanto, chissà che uova di cioccolato che fanno qui, avevo pensato. 

Via via che il giorno si avvicina, gli scaffali dei negozi si riempiono di uova di cioccolata: più piccole rispetto alle nostre, sono usualmente confezionate in scatole di cartone, con l’uovo in bella mostra sul lato trasparente dell’incarto.

Memore della mia esperienza di “ovara pasquale” italiana, dove le uova confezionate in scatole sono quelle più pregiate, mi ero detta: pensa che sorprese ci mettono dentro! A guardare il prezzo, poi, ero rimasta strabiliata, perchè costavano molto meno delle nostre. 

“Ecco,” avevo pensato, “siamo i soliti ladri! Guarda qui quanto costano poco le uova!” e colta da un impeto di gioia ne avevo comprate almeno dieci.

Pasqua era arrivata, finalmente, e avevo trascinato Ammi, un filino recalcitrante, in soggiorno dove, sul tavolo, le dieci uova facevano bella mostra di sè.

“È presto”, si lamentava Ammi.

“Ma sono le quasi le 10!” replicavo io.

“Sì, ma per un giorno che posso dormire..” insisteva lui col broncio.

“Spirito pasquale zero, tu! E dai, guarda quante uova, aspetto da tanto per aprirle.” avevo detto nel tentativo di intenerirlo, ma l’idea di me che guardo le uova agognando di aprirle non lo aveva smosso per niente, cuore di pietra!

“Vabbè, senti, apriamo queste uova così, poi, mi rimetto a letto a leggere” perchè Ammi adora rimanere a letto a leggere qualsiasi sito online di informazione quotidiana, dall’Ansa a Google News, dalla BBC a Inlibertà (ça va sans dire!).

“Amore, questa è per te.” e gli avevo pòrto un uovo che, secondo i colori della confezione, reputavo essere per “bambino” e non “bambina”; in effetti, non avevo trovato chiare indicazioni di sesso sulle confezioni ma sai, tra il mio analfabetismo, perchè era scritto tutto in inglese, e la cultura britannica, mi ero detto: sarà per non esibire differenze tra i sessi, chè i britannici, sulle questione di sesso, sono molto sensibili.

Mentre Ammi scartava il suo uovo, io mi ero avventata su uno degli altri: era bellissimo, scatola dorata, uovo imballato in carta rosa, prometteva meraviglie.  Avevo il fiato sospeso mentre lo sezionavo in due con un coltello da cucina, che poi, si sa, le sorprese sono sempre delle mezze schifezze e, a memoria d’uomo, non una ha superato le ventiquattr’ore prima di finire nella spazzatura, però una sorpresa è una sorpresa, piace sempre. Questo pensavo quando, finalmente, il mio bellissimo uovo si è aperto e… e niente, vuoto, completamente vuoto.

Sono trasecolata.

“Mi hanno fregato!” ho pensato, da brava italiana.

“Ammi, cosa c’è nel tuo?” ho chiesto mentre afferravo un altro uovo ancora imballato.

“Niente.” ha detto lui laconico.

“Come niente?” perchè, allora, anche le uova di quella marca mi avevano fregato… possibile?

“È vuoto.”

“Fa’ vedere.” ho detto, infilando la testa dentro la confezione aperta.

“Perchè pensi possa essermi sfuggito qualcosa?” mi ha domandato.

“Bè.. non si sa mai, quattro occhi sono meglio di due!” ho risposto.

“Per cercare nell’uovo di Pasqua?” ha detto, e sembrava stranamente spazientito.

“Apri questo.” ho preferito tagliar corto, “e pure questo.”

Al quarto uovo aperto e vuoto, Ammi ha detto:

“Io torno a letto”, e se ne è andato.

Io li ho scartati tutti e dieci: mi sono ritrovata seduta al tavolo del soggiorno, sommersa da un marasma di carte, cartoni e plastiche colorate, con pezzi di uovo sparsi ovunque e zero, dico ZERO regalini: niente, manco un bigliettino con su scritto “sorpresa!”. Il nulla.

La Pasqua meno Pasqua della mia vita.

“Ma non lo sai?” mi ha detto la mia amica Clodia, qualche giorno dopo, “Qui non le mettono le sorprese, qui hai solo la cioccolata.”

“Ma che desolazione, non potevi dirmelo?”

“Cosa ne so io che tu vuoi l’uovo con la sorpresa?”

“Scusa, se no cosa lo prendo a fare l’uovo? Compro una tavoletta di cioccolata se non voglio la sorpresa, no?”

“Sei in Inghilterra: niente sorprese.” ha ribadito Clodia, ferrea.

È stata la prima ed ultima Pasqua britannica.

Da allora, a Pasqua, Ammi ed io torniamo a Roma, lui mi compra un uovo al cioccolato e riso soffiato, io gli regalo quello maxi della Kinder e anche se  lui continua a lamentarsi per la sveglia, non siamo mai, mai più rimasti senza sorpresa.

Ed ho smesso di pensare che le uova italiane siano costose: la sorpresa non ha prezzo!

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