United we are stronger

IMG_6565È sorprendente come un attentato a Londra possa risvegliare il ricordo di te in gente che non ti chiama da cent’anni. In questi ultimi giorni ho ricevuto chiamate e messaggi da persone che avevo addirittura dimenticato di avere tra gli amici di Facebook, tutti con la stessa domanda: come stai? Situazione difficile a Londra, eh?

Approfitto di Inlibertà per rispondere a tutti, amici e non: io sto benissimo e a Londra tutto procede come sempre, i treni funzionano e sono in orario, la gente va al lavoro, c’è traffico, piove. Insomma, tutto nella norma.

In questa città dal clima infelice ma dall’organizzazione sublime, niente si è mai fermato: la tube non è mai stata sospesa, le stazioni della metro di London Bridge e Borough hanno riaperto lunedì e tutti noi seguiamo la nostra solita routine.

Otto sono i minuti che i corpi speciali hanno impiegato per fermare i terroristi: non so in quale altro paese al mondo si potrebbe sperare in un intervento così immediato. Qualcuno potrebbe dire: ma intanto sono morte sette persone e ci sono più di quaranta feriti. È vero, ma poiché vengo da una nazione dove da due mesi un uomo che ha ucciso tre persone ancora vaga liberamente per le campagne emiliane, sebbene super ricercato, bè, quegli 8 minuti mi sembrano un miracolo.

Dodici sono gli arresti compiuti in due giorni.

I nomi degli attentatori non sono stati resi noti subito e gli investigatori hanno ringraziato i media perché hanno mantenuto totale riserbo sulla identità dei terroristi. Ma qui è normale: a nessuno viene in mente di speculare su una tragedia, questo è il momento di essere uniti. Ed i britannici lo sono davvero.

“Da orgoglioso e patriottico musulmano britannico, vi dico di non dire che commettete queste azioni atroci in mio nome. La vostra ideologia perversa non ha niente a che fare con i veri valori dell’Islam. Voi non riuscirete mai a dividere la nostra città”. Così si è espresso Sadiq Khan, sindaco musulmano di Londra. A nessuno è venuto in mente di offenderlo o attaccarlo per la sua fede religiosa. Ed infatti qui nessuno si riferisce a quei tre assassini di London Bridge come a “musulmani”: terroristi, estremisti, sick and twisted (malati e perversi) ma non “muslims” perché deve essere chiaro che l’Islam non è questo.

Theresa May, il Primo Ministro, dopo aver ringraziato i tanti che, eroicamente, hanno messo la loro vita in pericolo nel tentativo di fermare i terroristi, è stata ferrea nel dichiarare che le elezioni dell’8 giugno non verranno posticipate perché “dobbiamo andare avanti e non dobbiamo permettere ai terroristi di cambiare il nostro modo di vivere”.

Davanti al Tower Bridge è stata organizzata una veglia per le vittime dell’attacco; la comunità musulmana era in prima linea, ragazze con il velo in testa e ragazzi con cartelli “We love London” o “United we are stronger”, uniti siamo più forti. Tante foto ritraggono abbracci commossi tra musulmani e non.

Unione. Non a caso la bandiera britannica si chiama Union Jack: l’unione è un vero vessillo, qui.

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