Unioni civili: vincitori e vinti

Senato-elettivoSi è appena concluso il tormentato iter per l’approvazione del disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, nell’aula del Senato e, pur essendo ancora necessario il voto definitivo della Camera dei deputati, è già possibile farne un bilancio politico, con vincitori e vinti.

Il disegno di legge, infatti, è stato approvato grazie alla presentazione, da parte del governo Renzi, di un “emendamento canguro” che ha stralciato la parte relativa alle adozioni da parte di coppie omosessuali – tra l’altro, prevista a condizioni specifiche e molto limitate – ponendolo come “questione di fiducia”. Ciò avrebbe avuto, come conseguenza, le dimissioni del governo, in caso di mancata approvazione di tale emendamento.

Lo stralcio delle norme concernenti le adozioni (cosiddetta “stepchild adoption”) è stata necessaria in quanto una parte della maggioranza di governo – il partito di Alfano – era contraria alla sua approvazione ma, d’altronde, secondo Renzi, il protrarsi della discussione aveva già ampiamente dimostrato l’impraticabilità di qualsiasi accordo con le minoranze sul disegno di legge complessivo, senza il coinvolgimento del governo stesso. Passato il ddl con 173 voti favorevoli e 71 contrari (SEL e le destre), ma con una cinquantina di senatori usciti dall’aula (Movimento 5 stelle e un gruppetto di dissidenti della maggioranza), possiamo ora individuare chi ha politicamente vinto e chi ha perso.

Matteo Renzi. Il Presidente del Consiglio si è tenuto astutamente estraneo al dibattito parlamentare, limitandosi a “punzecchiare” periodicamente i senatori – soprattutto del suo partito – a far presto e assistendo dal di fuori al vicendevole massacro di amici e nemici. Quando una possibile maggioranza PD-SEL-M5S sul ddl, alternativa a quella di governo, si è dimostrata impraticabile, il 20 febbraio scorso ha riunito i suoi in assemblea e ha dettato l’agenda, senza nemmeno esporsi troppo, sul piano formale delle dichiarazioni. Cari senatori del PD – ha detto, abbandonando per un attimo il suo normale tono ironico – in Senato siamo solo in 112, su un totale di 322, cioè una minoranza. Una cosa è certa: per ottenere l’approvazione del ddl Cirinnà, è necessario o un accordo con il M5S o uno con il NCD di Alfano. Se non siete in grado di accordarvi con gli inaffidabili “grillini”, non resta altro che accordarci con il NCD di Alfano. In tal caso sono anche disponibile a porre la questione di fiducia, rischiando di persona di andare a casa anzitempo ma, entro pochi giorni, la legge deve essere approvata, perché non possiamo fare altre figuracce con gli Italiani. Renzi, quindi, è riuscito ancora una volta a porsi come il risolutore delle questioni, dimostrando che non esiste altra maggioranza parlamentare alternativa a quella di governo e, addirittura, evidenziando tutta l’impotenza della minoranza del suo partito. Stravincitore.

Denis Verdini. L’ex collaboratore n. 1 di Silvio Berlusconi, ha traghettato i suoi 18 senatori, transfughi del centrodestra, a votare la fiducia al governo Renzi e dimostrandosi decisivo per la sua sopravvivenza. In precedenza, aveva ottenuto anche lo “sdoganamento” da parte del Presidente del Consiglio, all’assemblea del PD. Vincitore.

Monica Cirinnà. Prima di questa vicenda era conosciuta solo per essere stata consigliera comunale di Roma, delegata per i “diritti degli animali”. Ora una importante legge che porta il suo nome è sulla rampa di lancio per essere approvata. Potrebbe essere annoverata, a buon diritto, tra i vincitori se non continuasse a dimostrare la propria delusione di fronte a tutte le telecamere, per l’esclusione della stepchild adoption. Nei giorni scorsi aveva anche annunciato il suo ritiro dalla politica per tale motivo. Vincitrice con molte riserve.

Angelino Alfano. Poteva essere annoverato anche lui tra i vincitori, essendo stata, tutt’a un tratto, riscoperta la sua esistenza da parte di Matteo Renzi, che lo ha anche imposto alla minoranza PD per sopperire alle inefficienze parlamentari di quest’ultima. Purtroppo ha voluto aprir bocca con dichiarazioni inopportune: “Abbiamo impedito una rivoluzione contro natura”. Politically not correct sia nei confronti dei (pochi) suoi, contrari anche alle unioni civili in sé, oltre che alla stralciata questione della stepchild adoption, ma – soprattutto – nei confronti degli “alleati” di governo che non l’hanno trangugiata. Mezzo vincitore.

Lega. I suoi innumerevoli emendamenti sono stati agevolmente bypassati con il “maxi canguro”. And that’s all. Vinti.

Vendola. Su una legge che conteneva elementi ritenuti come essenziali nel suo programma elettorale (le unioni civili), poteva almeno astenersi per dare il segnale di essere pronto a confrontarsi con la maggioranza di governo, quanto meno sui contenuti. Votando contro ha confermato la sua emarginazione nel dibattito politico. Sconfitto.

Senatori del M5S. Hanno perso nuovamente l’occasione per imporsi come maggioranza alternativa, quanto meno, in Senato. Hanno anche evidenziato la loro inconcludenza, sul piano della fattibilità delle proposte concrete, pur condividendone il contenuto, facendo gongolare il decisionista Renzi. Sono poi usciti dall’aula, al momento del voto, dando l’impressione – non solo – di non avere il coraggio di votare la sfiducia al governo ma, cosa ancora più grave, nemmeno di metterne a rischio la sopravvivenza. Infine, hanno “certificato” di anteporre la visibilità di uno sterile dibattito parlamentare addirittura ai diritti civili. Ultrasconfitti.

Berlusconi e Forza Italia. Chi li ha visti?

di Federico Bardanzellu

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