Tube e Metro: Londra e Roma a confronto

Hard Brexit, soft Brexit, no Brexit, se ne parla così tanto di questa Brexit che sembra sia il solo problema della Gran Bretagna. Magari! Ma ci sono ben altre, gravissime questioni da risolvere , comprensibili solo se si vive a Londra o se si è romani. No, non è campanilismo, è che Londra e Roma condividono lo stesso problema: l’inefficienza dei trasporti pubblici.

Lo so, sembra strano che a Roma ci siano ancora dei trasporti pubblici, molta gente crede che siano andati tutti a fuoco, e invece quattro o cinque autobus circolano. Il problema, adesso, riguarda la rete metropolitana. 

Forse non tutti sanno che Roma è dotata di ben tre linee metropolitane, costruite con eccezionale rapidità tra il 1930 ed il 2019: quasi novant’anni per realizzare 59 chilometri di rotaie e 73 stazioni. 

Dopo aver inaugurato il secondo ramo della metro B, i cui lavori sono durati solo 40 anni, fervono gli scavi per terminare la metro C: è in costruzione dal 2007 e la fine lavori è prevista per il 2022. Quindici anni per scavare ventuno chilometri e mezzo. Ma sappiamo tutti che il termine dovrà essere prorogato, sarebbe la prima volta che una scadenza viene rispettata.

In UK, invece, sono adusi rispettare i termini: pare che vengano apposti proprio per essere onorati e non siano meramente indicativi, come in Italia. 

Ed è proprio per un termine saltato che la TFL, l’azienda dei trasporti londinese, è nel caos totale.

La tube di Londra, si sa, è abbastanza estesa: undici linee metropolitane, circa 402 chilometri di binari, 270 stazioni, oltre alle 7 linee della DLR (38 km) e alle 9 della Overground (167 km) per un totale di 607 chilometri di mezzi di trasporto su rotaie. In pratica, ovunque vai a Londra trovi un “roundel”, il famoso simbolo tondo che indica la metropolitana. 

Potremmo pensare che vada tutto bene ma è proprio oro quel che luccica? Macchè! È un disastro: i treni della tube, specie nelle ore di punta, sono troppo pieni, ci sono ritardi anche di due (DUE!) minuti per treno (nelle rush hours, i treni passano ogni uno o due minuti) e questo, lo capirete, è inaccettabile. Come può un treno arrivare con uno o due minuti di ritardo? A Roma non succede mai: a parte che nessun treno passa ogni due minuti, ma il sito metropolitanadiroma.it dice chiaramente che la metro, dopo le ore di punta, passa ogni 10, 15 e anche 20 (VENTI!) minuti. Sta scritto, noi non truffiamo nessuno, mica facciamo come i britannici, che dicono due minuti e poi sono tre o quattro. Che vergogna!

Nel 2009, per ovviare ai terribili disagi del sovraffollamento e dei ritardi, i britannici hanno dato inizio ai lavori per la costruzione del Crossrail: ribattezzata Elizabeth Line, sarà la dodicesima linea metropolitana, unirà la periferia est di Londra con quella ovest, passando per l’aeroporto di Heathrow e ancora più su, fino a Reading. È un’opera ciclopica: settantatre miglia, pari a 117 chilometri, 21 dei quali sotterranei che attraverseranno il centro della città. Fine lavori: dicembre 2018. E invece? Niente, non ce l’hanno fatta: l’inaugurazione è stata rinviata all’autunno del 2019 e, probabilmente, occorrerà posticiparla ancora. Ed è scoppiato un putiferio: tutti a prenderserla con Sadiq Khan, il sindaco di Londra, perchè, ricevuta la ferale notizia, ha aspettato sei settimane prima di renderla pubblica. Ma a Sadiq, che riveste anche il ruolo di Presidente della TFL, deve essere preso un colpo quando è stato informato: l’azienda è già in deficit per una somma vertiginosa, quasi un miliardo di sterline, un anno di ritardo significa più di 200 milioni persi in mancati guadagni oltre alla necessità di racimolare circa un ulteriore miliardo di pounds per terminare l’opera. E non è che Brexit aiuti a trovare investitori.

Insomma, a Londra, con ventisette linee di trasporti pubblici, autobus a parte ovviamente, stanno messi malissimo ed i ritardi di uno o due minuti non si contano più. 

A Roma, invece, con tre linee metropolitane, autobus a parte perchè tanto non passano, sono tutti rassegnati ma la chiusura, dovuta a guasti delle scale mobili, delle tre stazioni più centrali, Piazza di Spagna, Barberini e Repubblica, è stata proprio un brutto colpo. 

Così, tra intollerabili ritardi e irreparabili guasti di scale mobili, i trasporti pubblici fanno dannare tanto i londinesi quanto i romani. 

Eppure basterebbe unire i nostri ingegni per risolvere i problemi. 

Britannici, volete far arrivare i treni puntuali? Fate come i romani, chiudete qualche stazione, magari proprio quelle più utilizzate. A Roma, da quando sono state chiuse quelle centrali, i treni vanno molto più spediti, tanto che si sta pensando di farne dei diretti, da un capolinea all’altro, e saranno più rapidi di un Frecciarossa.

Quanto al problema delle scale mobili romane, non so se possa essere utile, ma in Gran Bretagna fanno una cosa che si chiama “manutenzione” e pare che, grazie a questo, le 440 scale mobili presenti nelle stazioni funzionino bene. Adesso che buona parte dei debiti del Comune di Roma se li accollerà qualcun altro (si chiama “chiusura della gestione commissariale”) dovrebbe esserci un po’ di liquidità per spese di questo tipo, no?

Ma, in fondo, la questione è la stessa ovunque: in qualsiasi valuta li metti, sterline o euro, i soldi non sono mai abbastanza e questo problema non è ancora riuscito a risolverlo nessuno.

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