Trovata la ricetta degli unguenti usati nell’antica Roma: ed è già un successo

olioIl ritorno alle tradizioni del passato, è un fenomeno che si diffonde sempre più maggiormente e presenta innumerevoli aree di interesse.

Oltre alla mera rivalutazione storica, si ritornano ad apprezzare antiche tecniche ed usanze, che spesso offrono una valida alternativa al modernismo imperante, talora causa di “regresso” anziché di evoluzione sana e salutista.

Degne di rilievo, le singolari iniziative promosse dall’Associazione culturale di rievocazione storica (senza scopo di lucro) “Cvltvs Deorum Ostia Antica” la cui presidentessa è Stefania Sanna.

L’associazione è nata nel luglio 2013 ed il suo scopo è la divulgazione della cultura di Roma attraverso la religione, rievocando tradizioni, usi e costumi della civiltà Romana.

Nulla è lasciato al caso “Le nostre attività”- afferma Stefania Sanna-“ si muovono dopo attente ricerche di studi attraverso resti classici, fonti museali archiviate, ambientali e iconografiche; la sperimentazione con materiali archeo compatibili, la riproduzione degli unguenti (i profumi dell’antichità) con materiali naturali e senza alcool”.

“Facciamo anche molta didattica, soprattutto con i bambini, perché sono loro il  nostro futuro e quindi crediamo sia importante che sappiano da dove venivano. Durante le nostre lezioni cerchiamo di farli interagire e renderli protagonisti, anche per non appesantire troppo la storia” aggiunge la presidentessa.

Grazie all’ausilio di una socia archeologia e speleologa, l’associazione interagisce sinergicamente con diversi dipartimenti scientifici di Università, distretti dei Beni Culturali e Sovraintendenze Archeologiche sia italiane, sia estere.

Come è nata l’idea di fondare l’associazione e chi l’ha “partorita”?

L’idea è nata da me, che sono una curiosa incallita. Molti anni fa avevamo registrato una puntata per “National Geographic” (con un’altra associazione). Io e mio marito eravamo i protagonisti del “funerale romano”. Già allora mi aveva colpito il fatto che i defunti venissero cosparsi di unguenti. Quando ho fondato la mia Associazione ho ripescato il discorso e dopo quasi un anno di ricerche sui testi classici (purtroppo poco illuminanti) sono riuscita a trovare qualche ricetta antica. Alcune sostanze usate all’epoca oggi sono proibite perché altamente velenose, cancerogene o proibite perché considerate stupefacenti.

Sostituendo quelle sostanze e dopo svariati tentativi sono riuscita finalmente a creare le prime fragranze, poi l’esperienza mi ha portato a crearne altre e a scoprire che molte venivano usate anche per curare le ferite di guerra o le semplici scottature.

Quali sostanze venivano usate principalmente?

Si usava essenzialmente olio di olive verdi, raccolte prima della maturazione completa. Le olive venivano fatte appassire al sole per giorni e poi spremute.

A livello economico sembrerebbe un procedimento dispendioso. Quali alternative potrebbero essere adottate oggi per raggiungere gli stessi obiettivi?

Effettivamente oggi questo procedimento risulterebbe caro e quindi io uso olio di mandorle dolci, ricco di sostanze nutriente, per la pelle e completamente anallergiche. Vi sono due due diversi metodi di lavorazione: a freddo e a caldo.

Si aggiungono sostanze naturali in infusioni, come piante, fiori, resine, spezie ecc.

La lavorazione e a freddo o a caldo dipende dalle sostanze che vengono introdotte nell’olio: alcune per rilasciare le sue proprietà benefiche e odorose hanno bisogno di calore. Il procedimento a freddo è invece più veloce rispetto a quello a caldo (che può durare anche un’ora), ma la macerazione può variare da un minimo di 10 giorni ad un massimo di 40 giorni per ogni elemento introdotto. Poi c’è il filtraggio e infine si ha il prodotto. Per alcune sostanze uso direttamente le essenze.

Volgere lo sguardo al passato in cosa può aiutarci?

Se vuoi sapere dove andare devi sapere da dove vieni.

Può dunque il passato fornirci una chiave di lettura per il futuro?

Credo che abbiamo perso il contatto con il nostro passato: da dove veniamo, chi eravamo… Un giorno tutto quello che abbiamo perso si ripresenterà. Guardare al passato è il nostro vero futuro. Anche la società di oggi ci costringe a tornare al passato. Basti pensare che sempre più persone hanno ricominciato a fare l’orto in casa. Il passato sta tornando. Fino a qualche anno fa nessuno parlava di curarsi con le erbe. Sa qualche tempo si sta tornando in erboristeria.

Oggi c’è la tendenza ad utilizzare sempre più spesso prodotti naturali. Anche nel settore della cosmesi si assiste a questa controtendenza. Si cerca di limitare l’uso di sostanze chimiche, spesso fonti di allergie, si guarda con occhio sempre più sensibile ai maltrattamenti nei confronti degli animali, vittime di vivisezioni ed esperimenti di una ferocia inaudita, infine si guarda al prezzo. Quali attenzioni utilizzi nella produzione dei tuoi cosmetici?

Non uso assolutamente sostanze allergizzanti, a meno che qualcuno non sia allergico al basilico, margherite o agli aranci. Non testo sugli animali (che adoro), ma direttamente su me stessa. il costo non è elevato e tutti se lo possono permettere.

Una speranza per il futuro?

La speranza è che la gente si svegli da questo consumismo compulsivo e che soprattutto ricordi le proprie origini; che rispetti e protegga i nostri monumenti, poiché essi sono nostri, sono la nostra storia, il nostro orgoglio, le nostre radici. La consapevolezza di chi siamo.

Domanda fondamentale: dove si possono acquistare i tuoi prodotti?

Si possono acquistare esclusivamente durante uno dei nostri eventi culturali. Non esiste un negozio. Sono prodotti artigianali e non possiamo emettere scontrino proprio perché non profit. Il ricavato delle vendite viene speso per i materiali che usiamo per l’associazione. Quindi chi li desidera provare deve seguirci sulla nostra pagina Fb e quando facciamo una manifestazione può venire a trovarci nel nostro stand. Questo è l’unico modo.

L’Associazione gode di qualche aiuto da parte delle istituzioni?

Trattandosi di una piccola associazione non godiamo di alcun contributo statale o di promozioni pubblicitarie. Ci auto sovvenzioniamo.

Ogni tanto qualche privato, amante della storia, ci aiuta con piccole donazioni, ma non superano i € 500 annui.. e nemmeno tutti gli anni. Detto ciò, non possiamo permetterci un luogo fisso dove aprire una sede. Un giorno spero che il sogno di avere una sede fissa dove fare didattica possa avverarsi, almeno la gente saprebbe dove trovarci!

di Simona Mazza

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