Tre generi di canzoni: ansia, inquietudine, angoscia

La musica è un veicolo delle emozioni. Alcuni artisti lavorano a lungo per riuscire a trasmettere malinconia, amore, rabbia, tristezza, eroismo. In alcuni casi, però, c’è chi preferisce lasciare all’ascoltatore un senso di disagio che spesso può durare nel tempo; come quando da piccoli si guardavano i primi film horror e poi si aveva difficoltà a dormire la notte: lo sai che i fantasmi non esistono ma non vuoi alzarti per vedere se uno ti sta aspettando da dietro la porta di camera…

Sia chiaro, a livello antropologico la percezione di angoscia è un prodotto culturale: alcune cose ci fanno paura perché non le capiamo, o perché non fanno parte del nostro quotidiano. Sembrerebbe assurdo, per esempio, avere terrore di un brano come Macarena dei Los Del Rio, tuttavia questa canzone fu usata per torturare i prigionieri arabi nelle carceri americane: percepivano le voci e i suoni della canzone con ansia perché lontanissimi dalle produzioni musicali della loro cultura di appartenenza (nonché per i volumi, tenuti altissimi).

Nel caso delle tre composizioni che proponiamo, quindi, sarà disegnata un’idea di ansia che forse non tutti proveranno; tuttavia proveremo a capire perché essa nasca e perché, nonostante ciò, i pezzi e i loro autori siano comunque geniali.

The Residents

Un gruppo che ha sperimentato musica, arte e video fin dalla fine degli anni ’60 influenzati da idee avanguardistiche, tecnologia contemporanea e immaginari psicologici. Nelle loro canzoni si opera uno svilimento della musica pop e rock a favore di nuove idee che tuttavia stridono per scelte melodiche e armoniche con la cultura di massa. Ciò che forse ha reso famosi i The Residents sono soprattutto i costumi e le esibizioni: sono celate le loro vere identità mentre operano con satira e ambiguità nelle performance e nei prodotti musicali.

Costantinople

Il brano uscì nel 1978 nel LP Duck Stab/Buster & Glen. Alla base di tutto il pezzo vi è l’uso insistente di dissonanze fra le varie parti melodiche e l’accompagnamento, mentre le percussioni ricorrono a timbri minimali ma quasi fastidiosi. A creare un senso di perplessità è la voce solista: acuta, distorta, innaturale. Così come il testo che rimarca ossessivamente “Here I come Constantinople”. Con l’entrata, a metà del brano, di un coro di voci a raddoppiare la linea vocale aumenta l’ansia, poiché l’armonia creata dall’insieme è ulteriormente irregolare. Un testo senza un chiaro significato e una musica generalmente densa di dissonanze contribuiscono a creare un grado di confusione nell’ascoltatore.

Il video

Le immagini della clip non aiutano a dare un qualche senso alla musica. Qui si alternano due situazioni: in una c’è un uomo grosso, scomposto, nudo, disegnato da una computer-grafica rudimentale, che precipita dal cielo, nell’altra una testa mozzata che canta accompagnata dai musicisti del gruppo nel loro costume più famoso (l’occhio con lo smoking). I disegni son quasi statici, si muove solo la bocca della testa cantante e l’uomo che precipita. In questa clip è sottolineato l’interesse della band per l’astratto (come i quadri di Dalì), per le prime tecnologie per il disegno grafico, per l’insensatezza da proporre al pubblico (come i disegni di Terry Gilliam). La clip dei The Reseidents non dà un senso al lavoro musicale, anzi, lo appesantisce con un nuovo valore aggiunto che riesce ad aumentare ulteriormente la follia dell’opera.

Bjork

Bjork Gudmundsdòttir, è una delle voci femminili più straordinarie della nostra epoca. Islandese, fin dagli anni ’90 sforna idee musicali e artistiche di talento e innovazione. Alcune delle sue soluzioni stilistiche la rendono parecchio singolare nel mondo della musica. Da qui la sua inclusione in questo capitolo: disegni melodici, elaborazioni ritmiche e uso di timbri particolari rendono spesso i suoi brani nel contempo originali e stranianti.

Where is the line with you

La canzone presa in esame, dell’album Medùlla (2004), ha diverse caratteristiche che ne connotano una sensazione di ansia: la voce raddoppiata con una linea distorta, la particella ritmica è eseguita da un beat-box e non da strumenti, l’accompagnamento è dato quasi solo da cori che si alternano fra gravi e acuti. Il testo è ristretto a poche frasi, per lo più la ripetizione ossessiva del titolo. L’assenza di un apparato strumentale, la ripetizione vocale, il continuo botta e risposta dei cori e l’assenza di un disegno armonico e formale chiari disegnano un presagio di disagio. Da questo punto di vista “Where is the line with you” assume un significato dubbio, di difficile contestualizzazione.

Il video

Anche in questo caso la clip musicale non aiuta a mitigare un senso di alienazione: in un luogo dominato da una natura claustrofobica, la cantante indossa un abito voluminoso composto di sacchi di sabbia. Da sotto la sua gonna appare un essere pallido dalle fattezze grottesche che striscia e grida prima di tornare da dove è venuto. Infine, esplosioni di fieno svegliano creature fatte di foglie che assalgono Bjork fino a farla scomparire sotto la loro massa. Sembra che il video proceda in un’altra direzione rispetto alla canzone, rendendo ambiguo il risultato finale e il significato generale.

Cyriak

Di questo autore non si sa molto: inglese, inizia a lavorare con la manipolazione digitale e la musica nei primi anni del 2000, carica canzoni su internet, facendosi conoscere, in particolare, per i suoi lavori su Youtube, Come molti utenti non coniuga le pubblicazioni con una vita pubblica e concertistica, sicché quello che abbiamo su di lui sono varie opere digitali. La specialità di Cyriak sta nell’unire lavori musicali ed effetti computerizzati, con risultati sorprendenti, fra l’ironia e il dissacrante.

Cow Cow Cow

Video pubblicato nel Luglio 2010 che conta oggi cinquantadue milioni di visualizzazioni. I lavori di Cyriak son digitali, infatti per la musica abbiamo grande uso di suoni elettronici. Questi timbri potrebbero già di per sé essere percepiti come anomali; in particolare quelli che in alcuni spezzoni del brano appaiono vicini agli idiofoni (vibrafoni, grlokenspiel) e che fin dalla colonna sonora di Profondo Rosso (Tubular Bells I – Mike Oldfield) tendono a instillare un senso di soprannaturale. Non solo, la ricerca di melodie fra loro contrastanti e dissonanti eleva ulteriormente una certa ansia all’ascolto.

Il video

Qualcuno potrà aver già visto il video di Cow Cow Cow in quanto qualche anno fa divenne virale su Youtube. In un campo verde rancido vi sono delle mucche di un colore grigio scuro che pascolano, con lo svolgersi del brano queste iniziano a muoversi a ritmo fino a disegnare movimenti impossibili e creare figure contorte. Il tutto continuando a muoversi col brano. La tecnologia digitale e la manipolazione dell’immagine hanno dato vita a questo lavoro; il connubio fra musica elettronica, ritmo e visione distorta porta a questo immaginario, certo stravolgente, sicuramente ipnotico.

Conclusioni

L’integrazione di una musica distorta con immagini stranianti porta un valore aggiunto al prodotto ultimo. Invece di tendere a una finalità comunicativa (come quando nei film horror una musica tetra accompagna una scena drammatica) si cerca una sorta di parallelismo, dove l’immagine è legata alla musica ma non la esprime. Seguendo il testo e le melodie di Bjork non capiamo perché la scelta dei personaggi e dell’ambientazione, ascoltando Constantinople non troviamo nelle immagini un senso a quello che la musica dice, mentre le mucche che ballano a ritmo di Cyriak appaiono come assurde e sconnesse dalla realtà.

Per comporre musica distorta non basta una chitarra scordata; dietro alle proposte vige un’idea di stravolgere il banale, il quotidiano. Tutti e tre gli autori sono geniali, da questo punto di vista, perché i risultati aumentano il coinvolgimento dell’ascoltatore-spettatore attuando il senso di ansia. Affondare un senso logico con elaborazione (The Residents), talento (Bjork) e ironia (Cyriak) non è la semplice sottrazione di senso alla vita, bensì offrire nuovi problemi e soluzioni che nascono dal retro della nostra psiche: è così che nasce il disagio.

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