To bung a bob for a Big-Ben bong (dateci du’ spicci e famolo sonà)

Sentite, mi dispiace ma, ancora una volta, non ho buone notizie dal fronte britannico.

Dopo Brexit, dopo l’elezione di Boris e, sopratutto, dopo le dimissioni di Harry e Meghan dalla famiglia reale (roba da strapparsi i capelli per la disperazione, sono ancora scossa) pensavamo che i problemi fossero finiti. 

E invece, sarà l’anno bisestile, sarà che i guai non vengono mai da soli, ecco che abbiamo un altro, terribile problema: il Big-Ben è in ristrutturazione.

Bella scoperta, si potrebbe dire, lo è dall’agosto 2017 e lo sapevamo tutti. 

Certo, è vero, ma quello che non potevamo prevedere è che il 31 gennaio 2020 la Gran Bretagna avrebbe detto addio all’Europa.

Embè?

Embè è una tragedia!

Sono passati quasi quattro anni dal referendum con il quale i britannici hanno deciso di lasciare l’Unione Europea, quattro anni nel corso dei quali si sono susseguiti una serie di rinvii così inconcludenti che, ad un certo punto, pareva di  essere in un’aula di tribunale, in Italia.

Dopo quest’estenuante tira e molla è arrivato Boris e ha deciso: il 31 gennaio la Gran Bretagna esce dall’Europa, a quali condizioni non si sa ma ormai la data è fissata. E bisogna organizzare i festeggiamenti

A Bruxelles hanno già le bottiglie di champagne in frigo, chè ormai a sentir parlare di Brexit veniva l’eritema a tutti.

I britannici, invece, non si limiteranno a brindare: è un evento epocale, l’inizio di una nuova vita per il Paese. Adesso saranno liberi dalla schiacciante oppressione europea che aveva lasciato loro solo l’indipendenza monetaria e qualche altro piccolo privilegio. Ora potranno, felicemente, sottomettersi all’America. C’è proprio da festeggiare alla grande.

In questo giorno di gloria, il 31 gennaio, alle 23 in punto, ora in cui l’uscita sarà definitiva, i britannici festeggeranno facendo suonare tutto il possibile, dalle trombette alle campane ma, e questo è il dramma, non potrà suonare la più importante campana del paese, se non del mondo intero come dicono qui: il Big-Ben, appunto, chiuso per ristrutturazione insieme a tutta la torre. 

Adesso capite che è una tragedia?

Come si fa a festeggiare senza un rintocco del Big-Ben?

“Non si può!”, ha detto Boris, per fermare il quale ci vuole ben altro che un’impalcatura e delle opere di restauro, “I britannici meritano di sentire un rintocco del Big-Ben e quell’orologio suonerà“ ha tuonato il Biondone primo Ministro. D’altra parte cosa ci vorrà mai, si deve essere detto, basta racimolare qualche sterlina. Ed ha lanciato una raccolta fondi: to bung a bob for a Big-Ben bong, raccogliere qualche spicciolo per far suonare ‘sto benedetto Big-Ben.

Tanto, quanto potranno costare questi rintocchi, questi bong ? Vuoi che non trovo qualche generoso compatriota disposto a finanziare un evento così importante? avrà pensato Bojo nel suo costante ottimismo.

In effetti del denaro lo ha raccolto, circa 150 mila sterline. Peccato che la Camera dei Comuni gli abbia spiegato che ci sono delle regole da seguire per utilizzare le somme, regole che lui stava violando ma, per di più, la cifra raccolta non è affatto sufficiente: i pochi rintocchi nella notte del 31 gennaio costerebbero non meno di 500 mila sterline, praticamente 50 mila a bong.

La Commissione della Camera dei Comuni addetta al restauro ha chiarito a Boris che le chance di attivare l’orologio per l’occasione sono prossime a zero. 

Boris ha insistito che il Big-Ben suonerà salvo poi, incalzato dalle domande di tutti, dover dichiarare che non esiste alcun fondo governativo deputato all’attivazione dell’orologio: significa che sarà pressochè impossibile farlo suonare.

Così, quando il 31 gennaio, alle ore 23, i britannici festeggeranno la loro “liberazione”, il Big-Ben se ne starà lì, spento e silenzioso, ad osservare i festeggiamenti. 

Probabilmente, mentre ai suoi piedi piccolissimi umani brinderanno e schiamazzeranno sventolando le Union Jack, la Torre dell’Orologio chiederà al suo ospite:

“I’m sorry if ti disturbo, Big-Ben, but vedo che there is a party downstair and they don’t’hanno invitato. What a shame! È una vergogna!”

“Well,” chè ogni britannico come si deve risponde iniziando con un bel “well”, “they  volevano to invite me but I non ho voluto. You conosci me, I never negato un rintocco a nessuno ma, well, this festa for Brexit, to me… a me… a me me pare proprio ‘na strunzata!” chè ogni britannico come si deve, a volte, deve lasciarsi andare e dire le cose come stanno.

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