Theresa May ed i giochi della politica

La politica è una cosa complicata ed io faccio fatica a comprenderla. 

Io sono fatta per cose semplici, chiare, lineari e, per me, è impossibile capire quello che succede nell’Olimpo dei Paesi dove, in maniera misteriosa, (se no che Olimpo sarebbe) sono ascesi uomini e donne e si sono fatti dei per il bene mio e della collettività. Spesso non riesco nemmeno a vedere il bene che fanno e mi sembra solo un gran caos: gente che si associa ma in realtà si odia, persone che si promettono stima e rispetto e subito dopo si tradiscono, colleghi che giurano ti appoggeranno e poi ti votano contro.

Io davvero mi smarrisco in tutto questo.

Ed ora sono smarrita nella politica britannica che, da Brexit in poi, mi ha gettata nella confusione più totale.

Ancora non ho capito perchè David Cameron, convinto europeista, abbia indetto il famigerato referendum: davvero non immaginava il pensiero dei suoi compatrioti, insofferenti agli stranieri ed alle regole imposte dall’Europa? Io sono più propensa a ritenere che si fosse stancato di fare il Primo Ministro ma gli sembrasse brutto dimettersi, mentre fare ‘sto casino gli era parso più elegante. Si sa che per i britannici la forma è importante.

Per non dire della nomina di Theresa May, questo è proprio un mistero della politica e bisogna essere molto addentro per comprenderlo.

Non che la May mancasse di esperienza, affatto, lavora in politica da sempre ed era ministro dell’Interno, è che tra tanti Conservatives fortemente euroscettici sono andati a nominare proprio quella vicina a Cameron ed ai “Remain”? Non è una scelta bizzarra? Anche alla May, ma che gli ha detto la testa di candidarsi alla guida del paese in un momento come questo? 

Fin da subito, Theresa ha dato prova che la strategia non era il suo forte: sua fu l’idea di indire elezioni, nel 2017, per rafforzare la maggioranza che la supportava. Risultato: il suo partito perse 13 seggi, i Labour ne guadagnarono 30 in più. Corbyn ancora la ringrazia.

Vuoi o non vuoi, Theresa è diventato il Primo Ministro dei records: ha vinto il premio per il primo ministro più anziano dai tempi di Callaghan, quello per uno dei meno longevi insieme a Gordon Brown ed è riuscita a perdere più ministri in meno di tre anni che Tony Blair o Margaret Thacher in dieci. Non male. 

Ma la May ha anche un altro primato: la sconfitta più grande di sempre quando il suo deal con l’Europa, lo scorso gennaio, fu bocciato dalla Camera dei Comuni con uno scarto di 230 voti. Un primato. E pensare che, poco prima di questa disfatta, la May aveva superato un voto di sfiducia da parte del suo stesso partito con una maggioranza di 200 contro 117. Anche qui, i misteri della politica: ma cosa la confermate a fare se poi state per silurarla un’altra volta, bocciando la sua proposta con l’Europa? Ma la politica segue strade misteriose e, pochi giorni dopo la catastrofica sconfitta, alla May venne riconfermata la fiducia alla guida del partito. 

Di fiducia in fiducia e di disfatta in disfatta, la povera Theresa è arrivata fino alla fine di maggio senza un accordo con l’Europa ma con il merito di aver creato un forte accordo all’interno del suo partito e del Parlamento intero: tutti  disapprovano il deal da lei proposto.

Ed è così che la fine di maggio è stata anche la fine della “Maggio”: con poche, accorate parole, Theresa ha annunciato le sue dimissioni da quell’incarico che è stato “l’onore della mia vita ricoprire” con “l’enorme gratitudine per l’opportunità avuta di servire il paese che amo”.  

Brexit ha travolto Theresa: non l’aveva prostrata il diabete, che la costringe a due iniezioni di insulina al giorno, non avevano avuto la meglio le grandi aziende, cui la May voleva imporre di rendere trasparenti i dati sulle differenze salariali tra uomini e donne, ma con Brexit ed i giochi della politica non c’è stato niente da fare,  ha perso anche lei. 

D’altronde lo dicevo: la politica è una cosa complicata, difficile da capire e ancora più difficile da fare. Per questo io mi limito ad osservare e, non so, Theresa, magari, per un po’, potresti farlo anche tu.

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