The Women’s Institute: Il tè è servito

bar-tea-londraCome vi stavo dicendo l’ultima volta (The women’s Insititute e l’accoglienza dei gitanti), il nubifragio si era abbattuto su Londra nel momento in cui i britannici in gita dovevano sbarcare (è il caso di dire così) dal pullman e gozzovigliare con l’afternoon tea preparato dal Women’s Instistute.

Dato il cataclisma, ero certa che il gruppo avrebbe atteso una schiarita; invece, nel cuore del diluvio, quando il mondo sembrava essersi fatto liquido e sulla strada scorrevano fiumi, eccoli spuntare, fradici, affannati, malamente coperti da inutili ombrellini, grondanti acqua e in fila indiana. Questa composta orda di signori e signore, tutti ben oltre l’età pensionabile, è entrata nella sala, ha espresso un contenuto disappunto per il clima, ed ha iniziato a prendere posto ai tavoli.

Un’accoglienza trionfale

Noi del WI (l’adrenalina del momento mi faceva sentire parte del gruppo), abbiamo riservato loro un’accoglienza trionfale: non solo eravamo schierate ai lati della porta a dire «welcome» ma addirittura alcune di noi, incuranti del nubifragio e del rischio concreto di fratturarsi un femore scivolando sul bagnato, sono uscite con vassoi di pasticcini da portare ai gitanti che non se la fossero sentita di abbandonare il pullman sotto l’uragano. Sono tornate indietro fradice ma felici.

Confesso di aver provato una certa soggezione quando ho visto 120 occhi che mi fissavano dai tavoli a spina di pesce, perché di certo era da me che si aspettavano il tè visto che ero io ad avere il grembiulino.

Come avevamo concordato con le sociopatiche, il tè sarebbe stato servito ai tavoli: così mi sono trovata a girare con una enorme teiera in mano, chiedendo retoricamente «Would you like a cup of tea?» e sentendomi rispondere uno scontato «Yes, please». Fin qui ce la potevo fare. Non avevo calcolato, però, che dopo il tè, ai britannici devi dare per forza anche il milk, chè senza pare non possano bere. E lì la faccenda si è fatta più complicata per via dell’assoluta mancanza di coordinazione e cooperazione tra me e le mie colleghe cameriere che, nel puro stile Women’s Institute, si muovevano come fossero sole senza guardarsi l’un l’altre. Mi capitava, quindi, di far attendere qualcuno per il tè o per il milk e i miei clienti non mostravano grande comprensione; più volte sono stata ripresa da qualche anziana che, infastidita, mi ricordava  «I’m still waiting for some milk».

Corri di qua, corri di là, dovevo fare molta attenzione a non scontentare i clienti e a non intruppare in quei benedetti tavoli a spina di pesce che, come avevo previsto, si erano dimostrati terribilmente pericolosi per un’apprendista cameriera. Ma questo non era un problema per Glenda l’artista, perché se ne stava comodamente appoggiata al bancone che separava la sala dalla cucina, ad osservare il lavoro delle cuoche e delle sguattere, le addette a ripulire le stoviglie per eventuali ulteriori necessità. Tra queste spiccava Clodia. Quella ragazza non ha mai avuto la capacità di sottrarsi al lavoro e riesce sempre, sempre a beccarsi quelli più ingrati.

Io, intanto, continuavo il mio andirivieni tra tavoli e cucina e, dopo centinaia di tazze servite, avevo smesso di chiedere «Would you like sto caz.. de tea», versavo e basta, con questo risparmiando tempo e salendo negli indici di gradimento della sala; fino a che non ti becco quello che mi ferma quasi gridando, mette le mani a coprire la tazza e dice «No! I would like a coffee, please. E no! Come  a coffee? Tu sei britannico e devi bere il tè, cavolo! Ho tentato una difesa della sua bevanda nazionale: “Sir”, gli ho detto ossequiosa, “Are you sure? Coffee is too Italian for you! You must drink tea, you are British!» e mentre la moglie si preparava a trafiggermi, di nascosto, con i rebbi della forchettina di plastica, il britannico mi ha guardata (il primo a farlo, perché la sala intera era stata interessata solo alla mia mano che stringeva la teiera), mi ha sorriso ed ha risposto qualcosa di poco chiaro (sempre mezza analfabeta sono, in questa lingua) ma cordiale. E si capiva benissimo che voleva proprio il caffè. Ovviamente le Women erano preparate anche a questa evenienza.

Per circa un’ora ho girato per la sala servendo tè…

WI-581067…e producendomi lividi su ambo i fianchi, perché era davvero difficile evitare gli spigoli dei tavoli disposti alla Glenda.

Più di una volta sono stata aspramente ripresa dai clienti, insoddisfatti del mio servizio. Stufa dei rimbrotti, mi sono lanciata in un’auto difesa: «I’m really sorry, ladies and gentlemen, but this is the first time for me. I’m not a waitress, I’m a lawyer», ho calcato sulla parola “lawyer” ed ho raddrizzato la schiena ingobbita dal servizio ai tavoli. Mi hanno guardata, fissa. Una mi ha chiesto “May I have some milk, please?”.

Alla fine, il gruppo si è alzato compatto, ha fatto un giretto per la sala e si è diretto al banco della vendita di beneficienza, dove erano esposti libri usati e fette di torte fatte in casa, avvolte nella pellicola trasparente; qualcuno ha comprato ma non prima di aver chiesto, ed ottenuto, una riduzione del prezzo, da una sterlina a 50 centesimi. Poi tutti insieme, così com’erano arrivati, se ne sono andati, sazi e sorridenti.

Non faccio per vantarmi, ma Sir Coffee, prima di abbandonare la sala, ha tenuto un elogio in mio onore, esprimendo tutto il suo stupore: non pensava che tra le WI potesse esserci una donna giovane e simpatica come me, lo ha ripetuto più volte, e mi ha abbracciato calorosamente, cosa molto rara per un algido britannico. Ma forse l’altzeimer rende tutti più affettuosi.

È stata l’ultima volta che le WI mi hanno accolta tra loro.

Dopo l’esperienza da sguattera…

…Clodia ha ritenuto concluso il suo esperimento antropologico all’interno del WI ed ha abbandonato il gruppo. Ho cercato di dissuaderla, rappresentandole che questo avrebbe nociuto alle mie conoscenze in terra britannica, ma è stata irremovibile, peggio di Glenda con i tavoli a spina di pesce. Mi ha detto “se vuoi iscriviti tu”, ma ognuno deve essere consapevole dei propri limiti e queste sono cose che solo Clodia può fare. A causa della sua ostinazione, abbiamo perso un’esclusiva lezione sull’utilizzo dell’ukulele organizzata, tempo dopo, dalle sue ex associate. Pazienza!

Sono sicura che saprà farsi perdonare proponendomi nuove, britannicissime, avventure.

1 risposta

  1. Paolo

    Sapevo che prima o poi ti avrei Letta anche sui siti inglesi. Mi hai fatto tanto ridere. Brava Vali.

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