The Women’s Institute e l’accoglienza dei gitanti

teaCi sono tanti modi per conoscere le usanze britanniche, a volte basta solo una passeggiata per Londra. Tuttavia, per essere introdotti nei circuiti più intimi della vita britannica, avrete bisogno di un’amica come la mia: nel rigoroso rispetto della privacy e dell’anonimato delle fonti, la chiameremo Clodia, chè se anche si chiamasse Claudia nessun britannico sarebbe mai in grado di pronunziare correttamente il dittongo “au”, e comunque ogni riferimento a persone effettivamente esistenti è puramente casuale.

Diciamo che Clodia è trapiantata a Londra da oltre dieci anni, che è coniugata con un vero British man e che un giorno, per regalarmi un’emozione nuova, mi invita ad un evento very British: l’afternoon tea organizzato dal Women’s Institute.

Per chi, come me, non ne avesse mai sentito parlare prima, sappiate che il Women’s Institute è un’associazione di beneficienza tutta femminile, fondata nel 1915 per rivitalizzare le comunità rurali e spingere le donne ad interessarsi attivamente della produzione di cibo durante la prima guerra mondiale. Oggi è la più grande organizzazione benefica femminile del Regno Unito, conta circa 220.000 associate ed ha sedi sparse ovunque. Una di queste sedi, pensa la fortuna, è proprio vicino a casa di Clodia la quale deve aver pensato che non poteva eludere un così chiaro segno del destino, ed ha richiesto, con slancio, di essere iscritta, diventando, così, una delle 220.000 Woman’s Institute.

Incurante del fatto che le sue nuove amiche avevano un’età compresa tra gli 85 ed i 110, Clodia si è sempre data da fare attivamente nel gruppo.

Anzi tutto non ha perso nessuno degli incontri organizzati per le sole associate.

E’ stata una delle poche fortunate a seguire una lezione su “come si suonano le campane di una chiesa”; ha potuto ascoltare una interessantissima lezione sulla produzione casalinga del formaggio; ha intrecciato corone di fiori, non per cerimonie funebri ma per decorazioni natalizie; ha addirittura avuto l’onore di partecipare ad una festa per un anniversario dell’istituzione, allietata dalla presenza di un anziano mago, ex banchiere da poco convertito alla magia e ancora bisognoso di fare molta, molta pratica.

Ebbene, capita un giorno che il WI (abbreviazione del nome esteso Women’s Institute) di Clodia venga informato che un gruppo di attempati britannici in gita per l’Inghilterra, farà tappa lì, proprio dove il WI ha sede. Nemmeno a dirlo, le signore tutte si sono offerte di riceverli e, visto che sarebbero arrivati nel pomeriggio, cosa di meglio se non preparare loro un afternoon tea? Ed ecco che Clodia viene chiamata a raduno per la preparazione dell’evento e poiché è una persona generosa, ha pensato di condividere con me quella gioia, invitandomi a partecipare. Ed ecco come sono finita a servire il tè ad una sessantina di britannici affamati come nemmeno gli adolescenti. Ma andiamo per gradi.

Il tè delle 5 in realtà qui si serve alle 4 ma, nel caso specifico, era stato anticipato alle 3 per venire in contro alle tabelle di marcia dei gitanti.

Tra mezzogiorno e mezzo e l’una le signore del WI erano già pronte ai posti di comando e, tra loro, spiccavamo anche Clodia ed io. Ora, Clodia è sempre molto generosa nei confronti del  prossimo e non mi aveva mai descritto le sue colleghe con la chiarezza necessaria a prepararmi all’incontro: perché un conto è dire “signore anziane poco loquaci”, ben altra cosa è chiamarle come si dovrebbe, “gruppo di sociopatiche tra i 40 ed i 91” perché, nella realtà, di questo si trattava! Non prendete il dato “40” come positivo: per rigore di cronaca, infatti, registro anche la presenza di una 40enne ma la signora in questione appariva impressionantemente coetanea di tutte le altre. La più normale, dall’età indefinita, indossava una giacca da chef e, ancora mi sto domandando perché, un cappellino da baseball rosso. Pare che vada sempre in giro così, col cappellino intendo, non con la giacca da chef. Poi c’erano altre 7, 8 donne, che io avrei scommesso non avere meno di 120 anni ma secondo le informazioni di Clodia variavano dai 70 agli 80. Comunque sia, eravamo circa 12, età media 78. Straordinario era osservare le loro interazioni. Come sapete, ho alcuni problemini con l’apprendimento della lingua inglese, ma tra le signore del Women’s Institute mi sono sentita molto a mio agio: lì nessuna parlava con nessuno, anzi, avevo la netta sensazione che si guardassero in cagnesco tra loro.  Si limitavano a frasi tipo “prepariamo i sandwich”, o “sistemare i tavoli”, o “mettere sul tavolo” ma tutto senza interazione reciproca, quasi senza rivolgersi sguardo. Adesso, immaginate se 10 italiane avessero dovuto organizzare una sala da tè per ospitare 60 persone: vi immaginate le chiacchiere, le risate, il casino? Tra le Women’s Institute regnava un silenzio assoluto. Così ho cercato di adeguarmi e di avere un atteggiamento serio e compassato.

Il dress code non imponeva abbigliamenti particolari, ma sempre meglio evitare i jeans. E Clodia ed io, per l’occasione, abbiamo anche indossato degli splendidi grembiuli da cucina: ci sembrava più professionale.

Il tè sarebbe stato servito in una sala adiacente la chiesa, abbastanza grande da contenere tutta quella gente seduta.

Come prima cosa, abbiamo sistemato tavoli e sedie, che si trovavano accatastati ai lati della sala; io optavo per una disposizione classica, cioè con i tavoli , tutti rettangolari, paralleli, tra loro, ma la scelta artistica di Glenda, aderente alle Women’s Institute da sempre, ha avuto la meglio ed i tavoli sono stati posizionati obliqui rispetto alle pareti, praticamente a spina di pesce. Io, forte del mio ruolo di neo nominata cameriera, ho fatto presente che questo poteva rendere più scomodo il servizio al tavolo ma Glenda è stata irremovibile: mi ha guardato con un certo fastidio, come a dire “non so di che parli” ed è passata oltre.

Poi è stata la volta dell’apparecchiatura ed anche lì ho tentato un confronto con Karen, che non nascondeva la poca voglia di fare oltre ad un’avanzata arteriosclerosi: si trattava di decidere la piegatura dei tovaglioli, se a rettangolo o a triangolo ma ho capito subito che avrebbe vinto lei, quindi ho desistito.

Terminata la sistemazione della sala, sono passata in cucina, dove Clodia stava farcendo tramezzini insieme a Cappelino Rosso; io sono stata adibita alla eliminazione dei bordi dal pane per i sandwich ed ho eseguito. Karen supervisionava il mio operato e, si vedeva chiaro, non era per niente soddisfatta dei risultati ma lungi da lei dare una mano: lei era fatta per comandare, lo avevo capito da come aveva affrontato la questione dei tovagliolini.

Tra tutte queste operazioni, compreso apparecchiare il tavolo del buffet, si erano fatte quasi le tre e l’aria era carica di attesa quando il cielo si è fatto nero come non mai ed è scoppiato uno di quei temporali terrificanti, con tuoni, fulmini e scrosci di acqua come raramente se ne vedono a Londra. Con quella bufera, ho pensato, i gitanti saranno costretti a posticipare il loro tè ma avevo nettamente sottovalutato quanto determinati possano essere i britannici quando si tratta di afternoon tea gratis. Però sarebbe troppo lungo raccontarlo ora, ho già abusato abbastanza del tempo dei lettori e dello spazio di InLibertà.

Se vorrete, ci rivediamo qui tra qualche giorno e vi racconto com’è andata a finire.

1 risposta

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *