Tennis. Finalmente Camila Giorgi!

La tennista maceratese Camila Giorgi ha schiantato in soli 59 minuti la russa Ekaterina Alexandrova per 6-3, 6-1 portandosi a casa il Torneo di Linz (oltre che una Porsche nuova fiammante) e raggiungendo il suo miglior ranking WTA in carriera (28a posizione). La vittoria giunge dopo quelle contro la francese Pauline Parmentier al primo turno (6-3, 7-6), la svizzera Teichmann agli ottavi di finale (7-6, 6-3), la russa Margarita Gasparjan ai quarti (6-3, 3-6, 6-2) e la belga Alison Van Uytvank in semifinale (6-3, 6-4).

E’ il secondo torneo in carriera vinto dalla ventiseienne tennista di padre italo-argentino, dopo quello sull’erba olandese di S’Ertogenbosch, nel 2015. Da allora, una serie di stop and go avevano messo in dubbio le sue capacità di vittoria, nonostante la classe indiscussa e il fatto che, da più di un anno, risultasse l’italiana con la classifica più alta, nel seeding internazionale.

Giorgi spauracchio delle top-ten ma tennista priva di continuità

Personalmente, abbiamo visto giocare per la prima volta la Giorgi nel 2013, contro la n. 1 del mondo Serena Williams e, nonostante la sconfitta per 6-2, 6-3, rimanemmo impressionati. La Williams infatti, pur strapotente fisicamente (1,75 x 70 kg, contro 1,68 x 54 kg dell’italiana) fu costretta alla difensiva dal gioco di attacco della nostra campionessa. Analogo incontro la Giorgi lo disputò, lo stesso anno, a Wimbledon, contro la francese Marion Bartoli, che poi avrebbe vinto il torneo. La francese fu completamente sovrastata ma, nei momenti decisivi, una moltitudine di banali errori da parte di Camila le consegnarono su un piatto d’argento la vittoria.

Nacque così la leggenda della fragilità psicologica della campionessa italo-argentina e della su mancanza di killer instict, nonostante il gioco d’attacco, i colpi sopraffini e una battuta tra le più potenti del seeding (costantemente oltre i 180/h; spesso oltre i 190). A tale leggenda, le si affiancò la “nomea” di spauracchio delle top-ten (ben nove vittorie ottenute sinora tra le tenniste ai primi dieci posti della classifica, di cui quattro Top 5) e delle top twenty, ma di incapacità a chiudere i punti più facili, soprattutto con le avversarie più deboli. Il capro espiatorio fu subito trovato nel padre, Sergio Giorgi, reduce della guerra delle Malvinas e manager della campionessa.

L’establishment contro la Giorgi

Poi accadde lo scandalo. Camila venne convocata per la Fed Cup, a seguito della rinuncia di Roberta Vinci. La Giorgi aveva in calendario il Torneo di Stoccarda e, se avesse rinunciato avrebbe perso, oltre a un consistente premio, anche molti punti in classifica. Così fece anch’ella il “gran rifiuto”. La Federazione le comminò 30.000 euro di multa e la squalificò per nove mesi, impedendogli di giocare in Italia e, soprattutto, di allenarsi nel centro tecnico federale di Tirrenia. Ciò che fece più male furono le dichiarazioni contro di lei degli esponenti dell’establishment, come quelle del “mostro sacro” Nicola Pietrangeli, che la definì “squalificata come persona!” o del Presidente federale Luigi Binaghi che dichiarò: Giorgi “ha dimostrato di non avere principi morali ed etici. Siamo due razze diverse (sic): ne prendiamo atto”.

La pesantezza delle dichiarazioni di quest’ultimo risultarono tanto più gravi, in quanto alcuni giornali avevano diffuso la voce che la famiglia Giorgi facesse parte della comunità ebraica, circostanza mai confermata dagli interessati e, poi, addirittura smentita dallo Jerusalem Post.

Due anni di crisi, poi la rinascita.

Fatto sta che, da allora, i risultati della Giorgi cominciarono a peggiorare. Dal best ranking della 30ma posizione (che gli aveva fruttato anche la testa di serie al Torneo di Wimbledon 2014), Camila scese, a fine 2015 al n. 35; nel 2016 al n. 82 e, nel 2017, al n. 80; complici anche un paio di infortuni che le impedirono di difendere alcuni punteggi, nei vari tornei. Il ritiro di Flavia Pennetta, Francesca Schiavone e Roberta Vinci e la contemporanea squalifica per doping di Sara Errani, tuttavia, la proiettarono al n. 1 d’Italia.

Ad inizio di quest’anno si vide subito che stavano tornando i tempi migliori. Nell’inverno, Camila si era allenata a limitare la potenza del servizio con il risultato di mettere a segno un maggior numero di colpi in campo e di aces. Il numero dei doppi falli (nel 2016, aveva concluso al n. 1 delle statistiche della WTA) scese al minimo. Inoltre, la maceratese evitava di “rischiare” di chiudere i punti con frequenza, dimostrando anche una inedita capacità di scambiare efficacemente con le avversarie. Gli errori banali si ridussero al minimo e la sua consapevolezza sul campo ne trasse giovamento.

A Wimbledon 2018, Camila Giorgi raggiunse i quarti finale. Nessun’altra italiana, nella storia del tennis era riuscita a tanto e solo altre cinque erano riuscite a fare altrettanto (Lucia Valerio, Annalisa Bellani, Silvia Farina, Laura Golarsa e Francesca Schiavone). Nessuna di queste, però, era stata capace di affiancare a tale risultato, il raggiungimento degli ottavi di finale, conseguito da Camila nel 2013, partendo dalle qualificazioni. Venne, dunque, il “perdono” della federazione, grazie alla mediazione del Presidente del CONI, Giovanni Malagò. La multa è cancellata e Camila potrà giocare in Fed Cup, il prossimo anno.

Alla vigilia del Torneo di Linz, Camila batte la n. 2 del mondo Caroline Wozniacki e torna al n. 30 del ranking. Con la vittoria al Torneo di Linz, scenderà al n. 28 ma tale posizione è suscettibile di miglioramento prima della fine dell’anno. Agli Australian Open, nel gennaio 2019, sarà testa di serie.

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