Sisma Centro-Italia. Qundo il dramma è il domani

cq5dam.web.738.462Il sisma del Centro-Italia non ha distrutto solo tre paesi e 267 vite, ma ha crinato ancor di più quell’instabile realtà quotidiana in cui viviamo quotidianamente. Il sisma del Centro-Italia non ha evidenziato solo che in questo Paese l’esperienza non insegna ma ha reso palese la limitante capacità meschina del «si aggiusta dopo che si è rotto».

Sapete quanti terremoti ‘distruttori’ hanno raso al suolo le nostre città dal 1900 ad oggi? Sedici. Sedici scosse di magnitudo differenti che hanno fatto tremare, crollare, piangere il Paese e il mondo intero. E ad oggi, fa ancora tremare, crollare e piangere.

In Europa siamo i più colpiti

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Secondo il World Risk Report del 2016 redatto dagli esperti dell’Istituto per l’ambiente e per la sicurezza umana delle Nazioni Unite, per i nostri territori e per le popolazioni che vi ci abitano il rischio di un terremoto e/o di un’inondazione è il più elevato rispetto ai nostri confratelli europei. La collaborazione con l’Università di Stoccarda e le numerose associazioni umanitarie tedesche, impegnate nell’ambito dei disastri naturali, hanno portato alla luce come il grande problema dell’Italia è l’elevata esposizione a variabili naturali non prevedibili e, purtroppo, l’inadeguatezza delle infrastutture e della logistica ad esse relativa.

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Il dossier, presentato nella capitale tedesca Berlino, ha reputato a rischio calamità naturali ben 171 paesi del mondo. La combinazione vulnerabilità locali (dovute alle condizioni delle infrastrutture e ai fattori socio-economici) insieme ai cataclismi naturali  ha evidenziato che l’Italia si trova al 119esimo posto seguita molto dopo dalla Gran Bretagna (131esimo), Germania (147esimo) e Francia (152esimo).

“Casa Italia” e lo stato d’emergenza

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Bisogna dire che l’Italia in fatto di prevenzione pecca in  goliardia, ma a danno avvenuto è la prima a muoversi. Si non dovremmo “far di tutta l’erba un fascio” però allo stato dei fatti, avvenuti in questa rovente estate, siamo primi nella corsa dell’attimo dopo.

Si risonosce al governo Renzi e la Protezione Civile il buon lavoro svolto fin dai primi attimi di questa tragedia che ha scosso i nostri animi, tanto che nel Consiglio dei Ministri, svoltosi nella giornata del 25 agosto scorso,  si sono messi sul tavolo le mosse principali da compiere in questo momento. E’ stato dichiarato lo stato di emergenza; vengono stanziati i primi 50 milioni; promosso il congelamento delle tasse alle popolazioni colpite.

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«I soldi vanno spesi bene nel rispetto dei cittadini italiani, quanti soldi sono stati buttati via in passato e in questo senso il modello Anac può essere applicato anche nella ricostruzione. Chi ruba è uno sciacallo. Se all’Aquila, c’è stato un blocco nella ricostruzione, questo, si impegna il presidente del consiglio, non avverrà ora. Dobbiamo fare un’operazione per cui i lavori procedono spediti» spiega il premier davanti alle telecamere dei telegiornali serali. Non verranno costruite new town sul modello dell’Aquila, bensì la rimessa in piedi degli stessi paesi «evitando sprechi e ruberie sugli appalti».

Già, per in questo siamo esperti. Perchè grazie agli aiuti umanitari, i fondi statali, i fondi europei e tanto olio di gomito una città può essere ricostruita fino alla cima dell’ultima guglia della chiesa, invece l’Aquila (dopo sette lunghi anni) vede cadere in pezzi case nuovamente costruite. Per questo da ex-sindaco e da capo del governo, Matteo Renzi lancia il progetto Casa Italia al fine di ridare attualità al tema della prevenzione che «non rende in termini di consensi inmediati ma fa bene al Paese».

Siate social, ma nel giusto modo

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Non molto tempo fa Umberto Eco disse: «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli». E a ragion d’essere, il grande genio italiano aveva ragione. Abbiamo assistito, nelle ore passate, a un uso proprio ed improprio del mezzo di comunicazione social; perchè come accade la gran parte delle volte, quando avvengono disgrazie di qualsiasi genere, l’utente medio – e non solo- che usufruisce del mezzo si sente in diritto, in dovere di esprimere il proprio parere. Alle volte in una maniera talmente ineccepibile che fa venire i brividi, alle volte fa venire i brividi per il principio contrario.

All’istante diveniamo tutti un po’ architetti, un po’ ingegneri e alle volte anche un po’ esperti di economia finanziaria. Non dimentichiamo che diventiamo anche esperti politologi e specialisti in misure di primo soccorso. Diveniamo ‘tribunale di legge‘, come aveva predetto Immanuel Kant, e dotti letterati citando le profezie di Orwell.

Anche in questo contesto non limitiamo tutti a una stregua di saccenti, ma vi è quella parte di esseri umani che in questo caso preferisce il silenzio. Non perchè non ha le possibilità di dire la propria, bensì perchè non è quello il momento. I social network hanno dato un grande potere agli esseri umani del Web 3.o, quello di essere sempre sul pezzo, sempre aggiornati e in contatto con il mondo. Un grande potere che Orwell immaginava solamente, noi lo viviamo.

Lo viviamo in maniera ottusa e inetta.

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Con l’occasione ricordiamo il numero a cui
mandare un sms solidale: 45500 per aiutare i nostri compaesani. Ricordiamo anche l’iniziativa dell’Avis per la donazione di sangue e l’iniziativa per la raccolta di beni primari.

Quindi, Restiamo Uniti!

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