Siria: la guerra che stiamo dimenticando

siria7oNelle cronache dei giornali e degli altri mass-media, la guerra civile siriana, dopo esser stata relegata tra le notizie secondarie, sta pian piano sparendo sino al punto di finire nel dimenticatoio. Tutto ciò, nonostante circa mezzo milione di morti e quattro milioni di profughi. Cosa sta succedendo? Per rispondere, facciamo prima il punto della situazione e poi ne ricaviamone le conclusioni.

Iniziamo con il definendo gli schieramenti in causa. Da una parte ci sono gli alleati del dittatore Bashar el Assad: Iran, Russia, Hezbollah libanesi e, operativamente, anche i curdi. Questi ultimi lo sono perché è stato consentito loro di costituire un territorio autonomo ben definito, del tipo di quello che già esiste nell’Iraq settentrionale. Dall’altra parte, combattono i nemici di Assad: l’opposizione democratica, l’ISIS, Al Qaeda, la Turchia, sauditi ed Emirati, gli Stati Uniti e l’Europa.

Analizziamo la posizione dell’America, che è sempre protagonista in tutte le crisi mondiali. Gli USA sono contro Assad perché rappresenta la longa manus di Teheran la quale, grazie a lui (e ai Curdi) ha costituito una sfera d’influenza sino agli hezbollah sciiti libanesi e il Mediterraneo. Inoltre, Washington non vede di buon occhio che, un domani, il filo sciita Assad possa controllare la rotta energetica alimentata dal gas arabico che, attraverso la Giordania e la Siria, raggiungerà l’Europa, con o senza il tramite della Turchia, oltre che quella longitudinale che già va dall’Iran alle sponde della stessa Siria.

Per questo – e non per la salvaguardia dei diritti umani – gli Stati Uniti hanno armato la cosiddetta opposizione democratica, che pur comprendeva al suo interno i terroristi di Al Qaeda e per questo gli ha fatto comodo Daesh (musulmani sunniti), la quale – tra l’altro – ha contribuito a bilanciare il potere che, in Iraq, si erano guadagnati gli Sciiti, filo iraniani.

Ma Assad era anche alleato della Russia, avendo questa, in Siria, la sua unica grande base militare del Mediterraneo. Di conseguenza, Putin non poteva (e non può) accettare la sconfitta di Assad. Così è intervenuto in forze nella regione, quando il suo alleato è sembrato in forte difficoltà, rimettendolo in sesto.

E l’Europa? Tanto colpita dal terrorismo fondamentalista dell’ISIS? Dopo alcuni raid dimostrativi, quasi alla cieca, effettuati dall’aeronautica militare francese, è rientrata nei ranghi, dimostrando di non avere alcun interesse a impegnarsi nella regione. Tanto, per l’approvvigionamento energetico, possono bastare le importazioni dalla Russia, distribuite dalla Germania (ma a Renzi la cosa non piace più di tanto).

Nel frattempo cosa è successo? Per controbilanciare la potenza economica sempre più arrogante dei suoi alleati sauditi e degli Emirati, Washington è stata costretta a chiudere il trentennale conflitto diplomatico con l’Iran. Ciò ha scombussolato le carte in tavola. Il secondo passo della diplomazia statunitense è stato quello di avviare colloqui segreti con Putin.

Gli esiti di questa azione diplomatica tra le due potenze si vedono osservando i suoi riflessi sul terreno: l’opposizione democratica è stata abbandonata dal governo americano (e dai suoi alleati europei) e costretta ad accettare un formale cessate il fuoco. L’unica contropartita che ha ottenuto è stato un blando impegno a premere su Europa e Turchia ad assorbire i profughi (in stragrande maggioranza siriani del fronte democratico anti Assad). Infatti, il presidente Barack Obama, nella sua visita in Germania, si è espresso molto chiaramente, affermando con disarmante sicurezza che, sull’emergenza migranti, la cancelliera Angela Merkel è «dalla parte giusta della storia» (cioè, in sintonia con i desideri di Washington).

Dall’altro lato del tavolo, ottenuta la sostanziale vittoria sugli oppositori già filo-occidentali, Putin ha cominciato a smobilitare, dichiarando che tutti gli obiettivi sono stati raggiunti. Ma non era la lotta al terrorismo?

Probabilmente la contropartita di Obama è stata quella di ottenere garanzie per il corridoio energetico (che consentirebbe all’Italia, tra l’altro, di non dipendere più di tanto dalla Germania per fruire degli approvvigionamenti di gas e petrolio russo). Anche alla Russia, infatti, conviene la rotta meridionale per far giungere sulle sponde del Mediterraneo il petrolio del Caspio.

A questo punto si attende che, con il tempo, Assad e i Curdi si sbarazzino anche di ISIS. Piano, però. Perché altrimenti la Turchia si priverebbe troppo presto dei suoi rifornimenti di petrolio a buon mercato di cui si rifornisce dallo Stato Islamico. Per il resto, anche questa terribile guerra, dopo cinque anni, può finire nel dimenticatoio.

di Federico Bardanzellu 

Fonte foto: Global Project

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