Simona Halep nuova regina del tennis mondiale

Tennis: Rogers CupFinalmente, dopo otto anni di professionismo, la venticinquenne rumena Simona Halep è riuscita a tagliare il traguardo che le era stato pronosticato dall’unanimità della critica sin dalla sua vittoria del torneo juniores del Roland Garros, nel lontano 2008: diventare la Top 1 del tennis femminile.

Un intento perseguito dalla tennista con determinazione e puntiglio, tanto che, subito dopo aver compiuto i diciotto anni, si è sottoposta a un intervento di riduzione del seno, ritenendo che le sue generose dimensioni la ostacolassero nei movimenti con la racchetta. Simona non è particolarmente alta per lo sport del tennis attuale, soltanto 1 metro e 68 cm; la stessa altezza della “divina” Chris Evert, ma è ben strutturata: 60 chili di muscoli.

Il gioco di Simona

Costanza e continuità sono i segreti del suo successo. Il suo gioco è apparentemente simile a quello della nostra Sara Errani (quattro cm più piccola per un uguale peso-forma): entrambe puntano allo scambio e a far sbagliare l’avversaria, mettendosi a fondo campo e contando su una capacità incredibile di saper riprendere le risposte. Con la differenza che, rispetto alla Errani, Simona Halep è molto più brava a indirizzare la palla nelle zone del campo dove le avversarie sono più in difficoltà. Inoltre, il suo servizio – pur non essendo trascendentale – è decisamente migliore di quello dell’atleta azzurra.

La “rincorsa” di Simona al primo posto del ranking è stata dura e faticosa: già nel 2014 aveva raggiunto la seconda posizione ma le è mancato sempre quel quid decisivo per il salto di qualità, anche perché la testa della classifica è stata quasi sempre occupata da quel “fenomeno” chiamato Serena Williams. Quest’anno, con il temporaneo ritiro della Williams, per maternità, il “sogno” di Simona si è concretizzato, ma non tanto facilmente.

Prima di sabato, infatti, la Halep si era trovata ben tre volte a un passo dal traguardo: a giugno, nel Roland Garros, ma fu sconfitta in finale dalla estone Ostapenko; il mese dopo a Wimbledon (sconfitta nei quarti di finale dalla britannica Konta) e ad agosto, a Cincinnati, quando fu sconfitta, ancora in finale, dalla spagnola Garbiñe Muguruza, che poi le ha fatto anche lo “scherzetto” di insediarcisi lei, sul trono del tennis mondiale.

Al China Open, finalmente, la conquista del Graal

Il regno dell’ispano-venezuelana, tuttavia, è durato soltanto quattro settimane. Al China Open, Simona Halep è stata semplicemente distruttiva, sconfiggendo avversarie di livello ad ogni incontro: al primo turno ha battuto l’americana Alison Riske, al secondo Magdalena Rybarikova e al terzo, per 6-2, 6-2 l’altra “divina” Maria Sharapova – che, con il suo 1.88 le rendeva ben 20 cm di statura – interrompendo una serie sette sconfitte consecutive.

Ai quarti di finale, Simona ha asfaltato per 6-2, 6-1, l’altra russa Daria Kasatkina e, finalmente, dopo essersi “vendicata” in semifinale della Ostapenko (6-2, 6-4) è riuscita nella sua personale “conquista del Graal”, diventando la 25a n. 1 della storia del tennis professionistico femminile. Poi, per non perdere il gusto, si è pure aggiudicata il torneo, battendo in finale la francese Caroline Garcia (lontana cugina dell’ex allenatore della Roma), dopo una partita un po’ più tirata delle altre.

Con questa vittoria, Simona Halep dovrebbe aver messo a tacere i critici, che l’hanno sinora sempre acccusata di aver “paura di vincere”. Quest’anno, infatti, prima d’ora, aveva vinto soltanto il torneo di Madrid, sia pure uno dei più importanti e, nel corso della sua carriera, non si è mai aggiudicata un torneo del Grand Slam. Ma, per come è strutturata, la classifica mondiale assegna punti “pesanti” anche ai primi turni dei tornei, premiando soprattutto chi gareggia di più, e i successi finali, nella costruzione del ranking non sono poi così determinanti. Simona Halep, questo, lo ha sempre saputo e si è comportata di conseguenza. Il resto, si dice a Roma, è tutta invidia.

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