Settore turistico, l’epidemia di coronavirus ci evidenzia i suoi problemi atavici

Settore turistico. L’epidemia di coronavirus ha posto il turismo italiano di fronte alla peggiore prova degli ultimi settant’anni. E’ un problema economico estremamente serio per l’Italia dove rappresenta circa il 12% del Pil, con un fatturato di 223 mld l’anno e 3,4 mln di occupati. Gli interventi contenuti nel decreto rilancio tentano di mettervi un tampone, consentendo di riavviare il settore, altrimenti al collasso, in condizioni di sicurezza anti Covid-19.

Gli operatori, tuttavia, lamentano che i 4 mld di euro stanziati sono assolutamente insufficienti per rilanciare un segmento che, secondo i calcoli, rischia di perderne almeno 12. Fanno l’esempio della Francia, che ha deciso di stanziarne 18. Comunque, temono che le misure possano perdersi in mille rivoli, moltiplicando la loro inefficacia. Infine, vedono come il fumo agli occhi l’attribuzione della responsabilità civile e penale dei contagi sul posto di lavoro, contenuta nel decreto stesso.

Si prevedono almeno due anni di crisi per il settore turistico

Tira un’aria di grande pessimismo tra gli operatori che, pure, hanno vissuto altre grandi crisi negli ultimi decenni. La guerra del Golfo bloccò le prenotazioni per tre mesi. La crisi dell’11 settembre per quattro e lo tsunami provocò l’annullamento di tutte quelle dell’Oceano Indiano per sei mesi. Si teme però che la presente crisi durerà almeno due anni, alla fine dei quali si raccoglieranno solo i cocci.

Per riaprire in tempo, i balneari hanno già adottato un protocollo in vista del decreto rilancio, in base alle regole suggerite dall’Oms. Si sono ampliate le distanze in spiaggia tra gli ombrelloni. Posti a sedere distanziati nei bar e per gli spettacoli di animazione, con al massimo due persone sul palco. Niente balli di gruppo. Alberghi e ristoranti sono tenuti a servire pranzi e cene ai tavoli, sopprimendo i servizi a buffet. L’inevitabile contrazione della clientela però – sostengono gli operatori – sarà dovuta ad altri fattori.

A ben poco, infatti, serviranno i voucher per sostenere le piccole agenzie e gli albergatori indipendenti, pressoché dimenticati dal decreto. Soprattutto, la clientela straniera sarà penalizzata dalle misure imposte al trasporto aereo. I voli charter convogliano normalmente il 90% dei turisti in termini di fatturato. Vengono noleggiati vuoti per pieni. Il decreto, però ha previsto che solo il 60% dei posti vengano occupati. Ciò determina una perdita secca del 40% per le agenzie, ancor prima dell’inizio della vacanza.

Una crisi strisciante che si trascina da decenni

La si rigiri comunque come si vuole, in Italia il settore turistico è investito da una crisi strisciante che si trascina da decenni. Da tempo si parla di proposte e di misure atte a renderlo un settore più moderno e più attrattivo per i turisti di tutto il mondo. Non è tutta colpa dei politici. Forse la responsabilità principale è proprio degli operatori.

Per troppo tempo si è dormito sugli allori, convinti che, essendo il paese più bello del mondo tutti prima o poi sarebbero arrivati in Italia. Ma le classifiche sono impietose. Se nel 1970 stavamo al 1° posto per numero di arrivi internazionali, nel 2018 siamo scesi al quinto, dopo Francia, USA, Spagna e Cina. Presto si prevede il sorpasso anche da parte della Germania.

Se qualcuno pensa che l’attuale crisi possa essere l’occasione per ripartire di slancio, una volta che l’emergenza sarà finita, si metta il cuore in pace. Non sarà così, soprattutto per la mancanza di un moderno concetto dell’hospitality dei nostri operatori. Sono loro i primi a difettare di una strategia comune e incisiva. Non è ad esempio il caso della Spagna, che nel 2018 è tornata il primo paese al mondo per arrivi internazionali dopo che negli ultimi venti anni era stata superata da Usa e Francia.

Turismo in Italia, un settore afflitto da antichi mali

Il turismo italiano è invece afflitto dall’antico male della stagionalità. D’estate si punta al “pieno” delle località balneari e nelle altre stagioni a chi è attratto dalle bellezze artistiche e dallo shopping nelle vie di Milano, Firenze o Roma. La stessa mentalità secondo cui “prima o poi tutti vengono in Italia”, è un invito a offrire servizi costosi e di qualità scadente. Questo è il vero motivo del lento declino del nostro turismo.

Occorre invece puntare su tutte quelle caratteristiche che rendono una località appetibile per tutto l’anno. Per tornare alla Spagna, basti pensare al golf, che è servito per rendere la Costa del Sol (che di campi di golf è piena) un paradiso del turismo tutto l’anno per ricchi inglesi, tedeschi o americani. Lo stesso ha fatto un’isoletta come Santo Domingo, che pure ha spiagge fruibili quasi tutto l’anno. Ma per fare questo occorrono investimenti privati (anche esteri) e non solo pubblici.

Infine, in Italia, gli operatori non hanno mai puntato al turismo di massa, perché meno remunerativo in proporzione agli investimenti da effettuare. Con il risultato che i giovani si dirigono sempre più verso altri lidi, dove una volta diventati grandi torneranno, lasciandoci a bocca asciutta. Si è privilegiato il turismo d’élite ma soprattutto quello orientato verso vacanze oggettivamente datate rispetto all’offerta che molti altri paesi stanno mettendo in campo. A partire da quelli arabi, oltre che dai soliti Stati Uniti.

Settore turistico e politica, un binomio inadeguato alle sfide moderne

Poi viene la politica che affida la promozione e il marketing a Comuni e alle Regioni. Enti carenti dal punto di vista organizzativo ed attuativo, che impiegano male e in ordine sparso i soldi a disposizione, senza nessuna precisa strategia mirata. A Roma si impedisce ai pullman turistici di accedere al centro, senza capire che il turista, se non riesce a giungere sotto ai monumenti, le bellezze artistiche se le va a vedere da un’altra parte.

Per non parlare poi della difficoltà di realizzare infrastrutture, per la miopia delle popolazioni e delle amministrazioni locali. Noi siamo quelli che si oppongono all’ampliamento dell’aeroporto di Fiumicino per poi applaudire al gigantismo di quello di Dubai. E’ questo un altro tallone di Achille per chi viene in Italia e trova difficile spostarsi.

Ma per resistere alla concorrenza occorre farsi trovare pronti verso nuovi modelli di business. Lanciando e rilanciando località e attrattive ancora tutte da scoprire. Adeguando i collegamenti. Non bisogna stracciarsi le vesti di fronte ad eventuali investimenti stranieri. Diversamente ci troveremmo soli ad affrontare sfide insormontabili. Farsi trovare ancora una volta impreparati potrebbe essere quello sì il colpo mortale.

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

Per inserire il commento devi rispondere a questa domanda: *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.