Sessant’anni fa, a Roma, nasceva l’Unione Europea

trattati_di_Roma_(1957)Esattamente sessant’anni fa, nella Sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo Senatorio, in Campidoglio, furono sottoscritti i Trattati di Roma, cioè l’atto di nascita dell’Unione Europea. I trattati erano due: quello che istituiva la Comunità economica e quello dell’energia nucleare. Gli Stati fondatori, sei: Italia, Francia, Germania dell’ovest, Belgio, Olanda e Lussemburgo.

I due trattati, a dire il vero, avevano un predecessore: quello della Comunità economica del carbone e dell’acciaio (CECA), risalente al 1951, sottoscritto dagli stessi sei. Ma c’era anche il Consiglio d’Europa (1949), al quale aderivano anche Svezia, Norvegia, Danimarca, Gran Bretagna e Irlanda (la Germania sarebbe stata ammessa solo nel 1950) e l’OECE (oggi: OCSE), cui aderirono, nel 1948, 18 Stati europei più la Turchia. Nel 1967, con il Trattato di fusione, la Comunità economica europea ha assorbito anche la CECA e l’Euratom.

I “padri” dell’idea d’Europa

Un atto di nascita, quello di Roma 1957, quindi, che ha avuto anche una complessa gestazione. Erano gli anni di quelli che sono passati alla storia come i “padri” dell’idea d’Europa: gli italiani Altiero Spinelli, Alcide De Gasperi e Carlo Sforza, i francesi Robert Schuman e Jean Monnet, il tedesco Konrad Adenauer, il belga Paul-Henri Spaak e l’olandese Sicco Mansholt.

Il fatto che gran parte dei nomi citati fossero cattolici ha fatto paragonare la firma dei Trattati di Roma a un altro evento di più di mille anni prima, quando, sempre a Roma, nell’800 d.C., il Papa incoronò Carlo Magno imperatore di un vasto Stato i cui confini coincidevano, grosso modo, con quelli dell’Europa a sei. In realtà, l’Europa nata sessant’anni fa aveva e avrebbe avuto ben poco di “carolingio”.

L’idea d’Europa che prese corpo, infatti, fu quella di un altro grande italiano, Giuseppe Mazzini che, addirittura nel lontano 1834, aveva fondato, in esilio a Berna, la “Giovine Europa”. La visione mazziniana non era quella di un impero autocratico esteso sull’intero continente, con la benedizione del Papa, ma era quella di un consesso di libere Nazioni, ognuna costituita in repubblica laica e democratica.

Tra i “padri” sopra menzionati, il solo Sforza – che fu ministro degli esteri di De Gasperi, tra il 1947 e il 1952 – poteva considerarsi “mazziniano” e, per certi versi, in parte anche Spinelli. Ma, alla fine, ebbero ragione loro: l’Europa nacque democratica, laica, tendente al federalismo ma non clericale.

Primi ostacoli

La UE aveva appena pochi mesi che apparvero subito i fantasmi della sua dissoluzione, con la presa del potere, in Francia, del generale Charles De Gaulle. Il Presidente francese pose subito i puntini sulle i: l’Europa non dovrà mai comprendere anche la Gran Bretagna e non potrà mai avere un esercito unico, perché la Francia e la Francia sola si sarebbe dotata di un’autonoma arma nucleare.

Ma anche il generale passò e, nel 1973, il Regno Unito, insieme a Irlanda e Danimarca, entrò a far parte dell’Unione Europea. Per la cronaca, nel 1975, un referendum indetto tra i cittadini britannici sulla permanenza nella CEE, ottenne il 67% dei voti favorevoli. Con la caduta delle dittature, anche Grecia, Spagna e Portogallo, furono ammesse nell’Unione.

La UE sessant’anni dopo

Oggi l’Unione Europea è un organismo di 28 Stati (anche se, presto, con la Brexit, scenderanno a 27), esteso su una superficie di 4,3 mil.ni di kmq e popolato da oltre mezzo miliardo di abitanti. Ha un suo Parlamento eletto a suffragio universale e diretto, un governo delle innumerevoli materie delegate (la Commissione) e una Corte di Giustizia. Il diritto comunitario, in base ai trattati, prevale su quello nazionale.

19 dei 28 Stati hanno adottato una moneta unica (l’Euro) che, prendendo in considerazione anche quei paesi terzi che utilizzano divise legate all’euro, è utilizzata da oltre 480 milioni di persone. Miliardi di persone, in tutto il mondo, guardano all’Europa come il luogo dove condurre una vita felice, libera dalla schiavitù del bisogno e nella pienezza dei diritti.

Un continente che in poco più di trent’anni (1914-1945) aveva conosciuto regimi totalitari, i campi di sterminio e aveva scatenato due guerre mondiali e una terribile guerra civile (quella di Spagna) per complessivi 80 milioni di morti, da quel lontano 1957 conosce il più lungo periodo ininterrotto di pace che la storia ricordi. Oggi, mentre oltre oceano si ergono muri contro gli immigrati, si disdicono trattati economici e si annullano i visti d’ingresso sui passaporti dei rifugiati, mentre in oriente e in Nord Africa si impone alle donne il burka e l’infibulazione, la vera statua della libertà si erge in Europa.

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