Se il torcicollo è britannico

01DC12DA-C99A-4881-B421-2C109067D070Ho il torcicollo. Sì, lo so, roba da poco e se fossi a casa mia, a Roma, non ci sarebbe molto da scrivere: prima avrei tentato con un analgesico per bocca poi, nel persistere del dolore, sarei andata dal mio medico di fiducia, alias mio padre. Chiunque mi avesse incontrato per strada, vedendomi camminare storta, mi avrebbe chiesto cos’è successo; qualche sconosciuto, incrociando il mio sguardo, avrebbe detto “Torcicollo, eh? Te capisco, me capita pure a me”; poi un’intramuscolo di antidolorifico e tornavo come nuova. Questo a Roma. Ma sono a Londra ed è tutta un’altra storia.

Il torcicollo arriva quatto quatto: inizia come un semplice fastidio dietro il collo al quale non si presta quasi attenzione. Il movimento fa sempre bene, mi dico, e, siccome è sabato e io ed Ammi (altro appellativo di mio marito) abbiamo tante cose da fare insieme, mi comporto come nulla fosse: passerà.

Quando, a metà pomeriggio, mi sono ritrovata a camminare per Londra con la stessa postura del Gobbo di Notre-Dame, ho capito che no, non passerà. In questi casi è bello stare a Londra: tanta è l’indifferenza di chi mi sta intorno, Ammi compreso, che, inizialmente, ho pensato di avere una errata percezione di me. Poi una vetrina mi ha rimandato un’immagine terribile: una donna con un braccio più lungo dell’altro e una spalla che svetta innaturalmente verso il cielo.

“O santo cielo!” ho esclamato alla mia immagine.

“Che c’è?” ha detto Ammi.

“Guarda!” ho detto io.

“Il vestito?” ha detto lui, guardando la vetrina.

“Ma no! Me!”

“Cos’hai?”

“Come cos’ho, ma non vedi? Sono tutta storta!”

“Ma no, amore, stai benissimo” il che mi ha fatto pensare a tutte le volte che gli ho chiesto come mi stesse un certo abbigliamento e lui mi ha risposto “stai benissimo, amore”; devo ricordarmi di fare un controllo accurato del mio guardaroba, appena mi rimetto.

“Ammi, sono storta, ho il torcicollo! E mi fa male!”

“Chiama subito tuo padre!”, ha esclamato, che è quello che dice tutte le volte che qualcuno sta male.

“Intanto torniamo a casa.” ho suggerito, e ci siamo avviati verso la metro, un uomo dritto ed elegante con, al braccio, un essere biondo sempre più deforme.

In tutto il tragitto, non uno che mi abbia rivolto uno sguardo di commiserazione o partecipazione e quando anche il nostro portiere, il britannicissimo Terence, ha alzato gli occhi solo per dire “Good evening” mi stava venendo una crisi depressiva: forse era quella la mia postura ordinaria? In realtà, io non ero altro che una gobba che aveva sempre pensato di essere dritta? Poi, per fortuna, davanti all’ascensore abbiamo incrociato Thi, la nostra vicina australo-vietnamita, che,  sgranando gli occhi, ha detto:

“O my God, Valentina what’s happened?”

“Stiff neck”, torcicollo, ho risposto, dolorante ma felice che qualcuno notasse una differenza tra ciò che ero e ciò che normalmente sono.

Thi, per aiutarmi, si è lanciata in una dotta dissertazione sul flusso energetico che si era bloccato e che mi aveva causato il torcicollo e su una serie di rimedi empirici che avrebbero affascinato la nostra Simona Mazza (e se leggete Inlibertà sapete bene che parlo della nostra redattrice vegana e meditativa) ma che, in quel momento, erano solo un ostacolo tra me ed il divano dove volevo sdraiarmi.

Finalmente a casa, ho video-chiamato mio padre, di recente laureato con lode in telemedicina grazie ai miliardi di consulti che, da quando sono a Londra, è costretto a fare on line.

Come previsto dal tele-medico, la cura per bocca non ha fatto miracoli e la mattina successiva, dopo una notte insonne, sognavo un’intramuscolo di antidolorifico.

Ma sai che c’è? mi sono detta, io provo a contattare il mio GP, il medico di base britannico, e vediamo che mi dice.

La prima domanda del formulario online da compilare è “cosa ti aspetti di ottenere da questo procedimento” e, in puro stile britannico, anzichè scrivere “indovina?”, ho precisato “intramuscolo antidolorifica e diagnosi sulle cause del mio torcicollo”.

Ho impiegato circa un quarto d’ora a rispondere a tutte le domande, ho dovuto anche sminuire alcuni sintomi perchè quando il sistema ha registrato “dolori al braccio sinistro” è apparso un avviso che, più o meno, diceva “potresti essere in punto di morte, chiama un’ambulanza”. Alla fine ho inviato il questionario ed atteso 24 ore perchè il medico mi rispondesse.

Puntualissimo, il dott. Shuaib mi ha telefonato la mattina dopo, quando il dolore era scemato e stavo recuperando una postura eretta; con il garbo e la fermezza britannica, mi ha detto quello che un italiano avrebbe espresso così:

“L’intramuscolo te la puoi scordare perchè per il torcicollo non è prevista.”

Oh, what a pity!” gli ho risposto, il cui senso era chiaramente “ma che sfiga!”ed ho continuato “My father is a doctor and…” ma il dott. Shuaib mi ha interrotto ed, impietoso, ha detto una cosa il cui senso era:

“La cura che stai seguendo adesso te l’ha prescritta un pazzo perchè è pericolosa per lo stomaco.”

“Ma prendo anche un gastro protettore!”

“È molto pericolosa per lo stomaco.” e non ammetteva repliche, “Se vuoi, ti dico cosa devi prendere”.

“Dimmi, dottore, che devo fare?” gli ho chiesto curiosa.

“Ibuprofene tre volte al giorno. E paracetamolo.”

E come ti sbagli? I britannici non possono fare a meno del paracetamolo!

“Per qualsiasi altra cosa, muovi il culo e vieni a farti visitare.” ha concluso.

Sarà pure pericolosa la cura del tele-medico, ma in due giorni mi ha rimesso al mondo.

E adesso sono pronta ad andare all’appuntamento con il dottor Shuaib: non vedo l’ora di sapere cosa mi dirà, ora che il torcicollo mi è passato grazie ai rimedi di un  tele-medico, italiano e pazzo.

2 Risposte

  1. Paolo

    Non comprendo il motivo per cui gli europei se la prendono così tanto a cuore per l’uscita nottetempo della Gran Bretagna dagli Stati Uniti d’Europa…. dopo il tuo esilarante racconto Valentina, sono sempre più dell’idea che gli inglesi e gli italiani siano distanti anni…ma che dico anni: decenni-luce gli uni dagli altri…. fattelo dire da me che ho comprato una MG…. Brava Vale. Ti stimo sorella.

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  2. Raffaella Bonsignori

    Vale, i tuoi articoli sono sempre di un’arguzia ed una simpatia ineguagliabile. Non riesci comunque a farmi passare la voglia di andare a vivere in Inghilterra, ma mi stai aiutando nel fare la lista di quello che non dovrà mancare nella valigia del trasloco: siringhe da 5 e tante fiale di voltaren, muscoril e toradol! Articolo strepitoso.

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