Sarà presto Santo Paolo VI, il Papa dimenticato

Paolo_VI27 novembre 1970. Aeroporto di Manila, Filippine. Un uomo vestito di bianco è appena sceso dalla scaletta dell’aereo. E’ il capo della cristianità e l’arcivescovo locale si accinge ad abbracciarlo. All’improvviso, s’intromette tra i due un altro uomo vestito di scuro, probabilmente scambiato per un sacerdote, che si avventa sul papa con un kriss, il lungo coltello orientale a forma di serpente, descritto da Emilio Salgari nei suoi romanzi.

Le immagini televisive non chiariscono cosa sia veramente accaduto: si vede il papa che tenta di allontanare l’attentatore con il braccio e poi si riconosce un personaggio gigantesco che immobilizza quest’ultimo. All’epoca, i giornali italiani scrissero che la lama del kriss aveva solo strappato la tunica dell’arcivescovo e che a irrorare la manica del pontefice fosse stato il sangue del prelato orientale. Si diffuse il nome dell’attentatore, il pittore boliviano Benjamín Mendoza.

Anni dopo si seppe che il personaggio gigantesco che aveva immobilizzato l’attentatore si chiamava Paul Marcinkus, un monsignore americano che poi avrebbe fatto carriera. Quel papa così schivo da essere stato per anni quasi dimenticato dai fedeli, oggi, a quasi quarant’anni dalla sua scomparsa, sta per salire agli onori degli altari: Paolo VI sarà presto proclamato Santo.

Il sangue sulla maglietta del papa, conservata in un reliquiario.

Il pontefice, riservato come pochi, fece in modo che non fosse data troppa rilevanza all’accaduto. In realtà, a Manila, il papa fu violentemente ferito al costato. La maglietta insanguinata indossata al momento dell’attentato fu conservata in un reliquiario ed è stata esposta durante la cerimonia della sua beatificazione. Il sangue vi compare in modo esteso e forma grosse macchie.

La salute di Paolo VI, allora settantatreenne declinò rapidamente. Rinunciò ai viaggi all’estero, che pure aveva inaugurato e che, in seguito, furono ampiamente proseguiti dai suoi successori. Gli ultimi anni del suo pontificato furono una lunga attesa del trapasso, che sopraggiunse nel 1978 – probabilmente – per il dolore dovuto all’uccisione del suo grande amico Aldo Moro. La personalità di chi salì dopo di lui sul soglio di Pietro ne oscurarono il ricordo.

Entrambi i miracoli riconosciuti concernono la vita umana prenatale

Poi, nel 2014, gli fu riconosciuto il miracolo della guarigione, scientificamente inspiegabile, di un nascituro la cui madre, al quinto mese di gravidanza si trovava in condizioni critiche per la rottura della vescica fetale, con versamento completo di liquido dal sacco amniotico all’interno dell’addome. La diagnosi parlava di morte imminente del feto nel grembo materno o di gravissime malformazioni future, tanto da consigliare l’interruzione di gravidanza. La mamma, statunitense, si rivolse in preghiera all’intercessione di Papa Montini e la nascita avvenne con parto cesareo e con il neonato in buone condizioni generali. Paolo VI fu dichiarato beato in occasione di un sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia.

Per la canonizzazione, però, in base alle regole della Chiesa, occorre un secondo successivo miracolo. Ed è ciò che è stato appena riconosciuto pochi giorni fa. Ancora una volta, si tratta di una mamma in attesa, ma della provincia di Verona. Era a rischio di aborto per una patologia che avrebbe potuto compromettere la vita sia di lei stessa che del nascituro. Pochi giorni dopo la beatificazione del papa, nel 2014, si era recata al Santuario delle Grazie, al quale Paolo VI era particolarmente devoto, per pregarlo. Successivamente, nacque una bambina a tutt’oggi in buona salute. E’ sorprendente che entrambi i miracoli riguardino la vita umana prenatale, cui Paolo VI dedicò la sua enciclica forse più importante: l’Humanae Vitae.

Il papa più innovatore della Chiesa cattolica

Paolo VI è stato, al pari del suo predecessore Giovanni XXIII, il papa più innovatore della storia della chiesa cattolica. Nato a Concesio (BS), al secolo Giovanni Battista Montini, era figlio di un avvocato che fu per tre volte eletto deputato nelle file del Partito Popolare, la Democrazia Cristiana dell’epoca, cioè un antifascista.

Il futuro papa prese i voti nel 1920 e fece una rapidissima carriera nell’associazione degli universitari cattolici (tra i suoi discepoli ci sarà, come detto, Aldo Moro) e sia, soprattutto, a fianco dell’allora segretario di Stato Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII. Nel 1937 fu nominato sostituto segretario di Stato, carica che Pacelli gli confermò quando salì al soglio pontificio. Durante la guerra fu il collaboratore principale del papa e interlocutore sia degli antifascisti che, in segreto, anche degli alleati. Poi, alla fine degli anni ’40, la rottura.

Pio XII non perdonò a Montini, la sua contrarietà alla scomunica, voluta dal papa, a comunisti e socialisti. Per “rimuoverlo”, lo “promosse” arcivescovo di Milano e lo allontanò dal Vaticano. Inoltre, non volle mai nominarlo cardinale, perché non fosse eletto papa. Ma le vie del Signore sono infinite. Montini, infatti, fu il primo cardinale nominato dal successore di Pio XII, Giovanni XXIII, che non aveva mai fatto mistero della stima da lui riposta nell’arcivescovo di Milano. Papa Giovanni coinvolse Montini nella preparazione e nell’apertura del Concilio Ecumenico, tanto che, alla sua morte, tutti gli osservatori lo indicarono come il successore naturale.

Giovanni Battista Montini fu eletto papa il 21 giugno 1963. Assunse un nome – Paolo – che nessun papa aveva più scelto da oltre tre secoli e mezzo e che vuol dire “uomo da poco”, come segno di grande umiltà e modestia. Fu il grande regista delle ultime tre sessioni del Concilio Vaticano II, quelle che introdussero la celebrazione della messa nella lingua compresa dai fedeli, una nuova liturgia e la previsione di riunioni dei vescovi di tutto il mondo a scadenze programmate (i “sinodi”).

Oltre alla citata “Humane Vitae”, Paolo VI scrisse l’enciclica “Populorum Progressio”, per lo sviluppo e l’emancipazione dei popoli “che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie endemiche, dell’ignoranza; che cercano una partecipazione più larga ai frutti della civiltà, una più attiva valorizzazione delle loro qualità umane”. Nel 2018, sarà proclamato santo, alla presenza di entrambi i ragazzi “miracolati” grazie alla sua intercessione.

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