San Valentino a Londra

Ariecco San Valentino.

Non mi fraintendete, a me piace San Valentino: tutto questo amore nell’aria, tutti  questi innamorati che si aggirano innamorati, che romanticismo! Pare, addirittura, che il 14 febbraio gli uomini ricordino l’esistenza dei fiori, pensa che miracolo l’amore!

Non so a casa vostra, amiche, ma a casa mia i fiori entrano solo perchè li compro io, spesso. Mi piacciono tanto, ho fatto 4 corsi di decorazioni floreali, qui vanno alla grande e, non per dire, ma se vi serve un’addobbatrice di fiori non sono niente male.

Ma il punto non era questo.

Il punto era che è San Valentino, di nuovo, e il mondo si colora di rosa a cuoricini, ed io lo trovo… bizzarro, ecco: che c’avete da festeggiare tutti insieme? Non lo capisco! 

Fatto sta che, per la serie “ogni scusa è buona per cazzeggiare”, motto che non sono la sola a seguire, anche i britannici si danno molto da fare per San Valentino. 

Anzi tutto, regalano tanti fiori: il 14 febbraio scordatevi di trovarne, tutti acquistati o prenotati dagli innamorati. In realtà, i britannici regalano fiori  anche durante l’anno ma non perchè siano generosi o romantici: è solo che i fiori, qui, costano pochissimo e si comprano ovunque, anche nei supermercati. Quindi è facile, i sudditi della Regina se li trovano davanti, a basso prezzo e li prendono, tutto qui.

La sera di San Valentino trovare posto in un ristorante è impossibile se non avrete prenotato; lo so che capita un po’ ovunque, ma immaginate in una città, come Londra, dove il posto a cena, senza prenotazione, non lo trovate neanche in giorni normali. A San Valentino o avrete il frigo pieno, o avrete prenotato (e con grande anticipo) o potrete morire di fame.

Anche gli alberghi sono pieni. No, non che gli innamorati d’oltremanica non abbiano una casa dove consumare il loro amore, è solo che a casa, dopo la cena, ci devi arrivare e buona parte dei romantici festeggiatori avrà quasi perso conoscenza a fine pasto: una cena come si deve è sempre, obbligatoriamente annaffiata da litri e litri (letteralmente) di vino, per solito di infima qualità. Ma qui non si bada a queste  sottigliezze, qui basta ubriacarsi. Così è quasi sicuro che, a fine cena, i piccioncini innamorati saranno così ubriachi che nemmeno con la metropolitana riusciranno a tornare a casa. Ed ecco, quindi, che gli alberghi nelle zone alla moda registrano il tutto esaurito per la notte tra il 14 ed il 15 febbraio. Immaginate la produttività di questo popoli il 15  febbraio. Ma a loro piace così: “no alcool, no party” e altro che festeggiare l’amore, sarà tanto se riusciranno a togliersi le scarpe prima di crollare addormentati sul letto.

Prima di tutto questo, però, prima dei fiori e del ristorante e del vino e dell’albergo, c’è una cosa che fanno tutti, soprattutto gli uomini: c’è un negozio che viene letteralmente saccheggiato dai britannici, capaci di restare decine di minuti in fila alla cassa per acquistare uno dei prodotti in vendita. Tu li vedi lì, in maggioranza uomini, in piedi, a scegliere con un’attenzione spasmodica, li vedi ridere, vedi le loro espressioni sognanti, forse già immaginano la reazione dell’innamorato, quando gli daranno ciò che stanno attentamente scegliendo: il biglietto di San Valentino. Ditemi dove, nel mondo, esistono negozi che vendono solo ed esclusivamente biglietti di auguri, qualche orsacchiotto e tazze per il tè. Qui è pieno e tra il 13 ed il 14 febbraio sono letteralmente presi d’assedio. Loro fanno così.

Io, però, sono italiana, ho un coniuge italiano, i fiori me li compro da sola, non bevo vino fino a svenire e non ho mai ricevuto un cavolo di biglietto per San Valentino. E me ne faccio una ragione.

Faccio presente a tutti, però, che, al di là dell’amore e dei cuoricini, dei biglietti e dei fiori, anche io meriterei di essere festeggiata: mi chiamo Valentina, accidenti, e non so se questo vi suggerisca qualcosa, ma almeno gli auguri per il mio onomastico riuscirete a farmeli? 

Io aspetto, fiduciosa.

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